Premessa: questa cosa l’ho scritta esattamente due settimane fa, anche se ho deciso di postarla solo adesso. E si, lo so che scrivo troppo, ma che ve lo dico a fare. Ma dicevamo…
Mia nonna, che ve lo dico a fare, fa delle tagliatelle che sono una goduria, buonissime che me le mangerei tutte ogni volta che le fa. Mia nonna, a volte si sveglia il sabato mattina presto, prende gli ingredienti del caso, si arma di mattarello, e va al piano di sotto a farle, tipo come si faceva una volta insomma. Buone, buonissime. Ah, e poi fa anche un ragù che è la fine del mondo. Io le tagliatelle di mia nonna le mangio con il ragù, sempre suo, ed è risaputo che la pastasciutta la mangerei a pranzo, cena e colazione, insomma, la pastasciutta mi piace, e le tagliatelle di mia nonna con il ragù, anch’esso di mia nonna, sono il top della gamma, praticamente. I momenti in cui le mangio sono momenti veri, da assaporare fino in fondo, facendo “mmm che bbbuone” come se stessi girando lo spot della Mulino Bianco e in tavola ci fossero solo prodotti di suddetta marca, per intenderci. Ecco, se mentre mi vivo uno di questi momenti ricevo una telefonata da parte della Polizia Municipale, con la quale mi si dice tra l’altro che sono atteso in commissariato al più presto per motivi dei quali non è possibile parlare al telefono, capirete che il tutto si guasta un tantino, la pubblicità del mulino bianco va a farsi fottere, e le tagliatelle con il ragù le lascio lì e me le mangio scaldate il giorno dopo (oh, sono buone lo stesso eh, anche scaldate).
“Ma’, era la Polizia Municipale, dicono che devo andare là il prima possibile, non mi hanno spiegato perché”
“Tu? Cos’hai combinato?”
“Boh…che ne so…”
Nel mentre che andiamo al comando mi immagino la scena di me dietro alle sbarre per colpa di quel paio di volte che devo essere passato col rosso (bastarde siano le telecamere che tappezzano gli incroci del mio paese), che comunque lo so che non basta passare con il rosso per essere messo dietro alle sbarre, ma da lì al causare un incidente che costa la vita a tre o quattro persone senza che neanche te ne accorgi per via della musica alta, è un attimo. Ed ero sicuro, nel caso in cui l'essere passato con il rosso non c'entrasse niente, che fosse questione d'aver esagerato un attimino con il download pirata mediante mulo e BitTorrent, ipotesi plausibilissima a ben vedere. E in tutto questo c’è da dire che la scorsa settimana, siccome che qui nel mio paese si vota per le comunali, e siccome che per le comunali si vota oltre che per il sindaco, anche per, appunto, i consiglieri comunali, è passato un consigliere comunale di poco più grande di me, casa per casa, a lasciare queste lettere di buca delle lettere in buca delle lettere, per dire cos’è che s’è impegnato a fare negli ultimi cinque anni, e che insomma, sarebbe bello se venisse rieletto, e per farlo avrebbe bisogno anche del mio voto. E io la lettera me la sono letta, e poi, com’è come non è, dopo averla letta me la sono tenuta, mi sono stampato il suo nome in mente convinto che quel tizio con la barba incolta e gli occhiali rettangolari che vedo spesso in paese dev’essere pure simpatico, e che effettivamente due cose negli ultimi anni le ha fatte per davvero, quindi perchè non votarlo dico io. La busta all’interno della quale c’era la lettera è finita nel sacchetto della carta che c’è nel mio garage e che viene periodicamente svuotato nell’apposito cassonetto, che qui si fa la raccolta differenziata e si butta tutto quanto all’eco-isola che c’è ad una cinquantina di metri da casa mia, sia chiaro. Comunque. Vado al comando degli sbirri, entro, mi siedo, il capitano in persona mi chiede se per caso, di recente, in casa mia s’è acquistato, chessò, un mobile, o un mobiletto, o un comodino. E la risposta è stata, ovviamente, no. Non perché ami mentire alle autorità, ma più che altro perché l’ultimo mobile acquistato in casa nostra risale a tre anni fa. E “tre anni fa” non è sinonimo di “di recente”, a casa mia. La seconda domanda che il Capitano ci rivolge gentilmente stando seduto sulla sua comoda poltrona attorniata da schermi dai quali controlla, centimetro più centimetro meno, tutto il paese, è se a casa nostra si è soliti bere Vino Ronco (si, quello buono fino in fondo) (pubblicitari bastardi, avete degli slogan del cazzo, ma rimangono in mente per bene, non c’è che dire). Io e mia madre, seduti su un paio di sedie di plastica, presi male manco fossimo a Chi Vuol Essere Milionario e ci stessimo giocando la domanda finale, ci guardiamo un secondo mentre il Grissom della situazione sta evidentemente pensando “ve l’ho fatta bastardi, ditelo, ammettetelo che ve ne scolate in quantità industriali di Vino Ronco e siete stati voi a commettere il reato”, dove per reato non saprei cos’altro scrivere, in quanto continuavamo ad essere all’oscuro di tutto. Ora, a casa mia si beve solo vino buono, purtroppo per il Grissom della situazione, non vino dozzinale del supermarket, e mi spiace se qualcuno di voi è fan di Tavernello e affini su Facebook, ma noi (più che noi, mia madre), qui in None City, siamo soliti ordinare ingenti quantità di vino un paio di volte l’anno, travasarle in pintoni belli capienti, e fa che t’nabi (leggi anche: fattelo bastare, è Piemontese) per mesi. La mia risposta riguardo al Vino Ronco buono fino in fondo, comunque, è stata no, che ve lo dico a fare. Ora, il mio terrore di finire dietro alle sbarre non si affievoliva, ma il Capitano rimandava al mittente le domande mie e della mia genitrice, con frasi del tipo “adesso chiariamo tutto”, e “le verrà spiegata ogni cosa, non si preoccupi”, e nel mentre non riuscivo a capacitarmi di quanto i poliziotti della scientifica che vediamo in tivvù siano di gran lunga meglio di quel tizio che mi stava davanti in quel momento, con quei capelli rossi di media lunghezza, quell’espressione ebete che vuol dire tutto e niente, e quell’accento di Napoli che poco si addice al Capitano della Polizia Municipale di un paesino come il nostro. Poi il colpo di scena. In CSI avrebbero tirato fuori quella mezza dozzina di impronte digitali o peggio ancora campioni di saliva/DNA/sangue/sperma/terriccio depositato sotto alle unghie della vittima, ma questa non è CSI, None non è né Las Vegas né tantomeno, ahimè, Miami, e a ben vedere in questo intrigantissimo caso non c'è neanche una vittima dalle cui unghie si possono trarre conclusioni tipo "sono spezzate, e quindi ha cercato di difendersi dall'aggressore", o "non ha unghie perchè gli sono state amputate le mani, l'assassino dev'essere un pazzo scatenato" (quest'ultima eventualità a dire il vero non l'ho mai vista in CSI, però dai, ci stava) (ok, non ci stava proprio). Il Capo degli sbirri che sta di fronte a me si limita a tirare fuori dal cassetto della scrivania mezza busta bianca, con su scritto il mio cognome e il mio indirizzo, tutta stropicciata che pare presa da per terra, o peggio ancora dalla spazzatura, ed era la stessa busta che il giovine concorrente al consiglio comunale aveva imbucato nella mia buca delle lettere, che io avevo buttato, nel sacchetto della raccolta differenziata, poi svuotato all’interno del cassonetto che c’è all’interno dell’eco-isola, dove per eco-isola si intende quel gruppetto di bidoni della spazzatura a cinquanta metri da casa mia. Insieme ad essa mi vengono mostrate delle foto appena stampate su foglio A4 con uno dei duecento PC di quell’ufficio all'interno del quale ci troviamo, foto che dovevano presumibilmente incastrarmi, o cose così insomma. In queste foto vi è raffigurata l’eco-isola-dei-miei-coglioni di cui sopra, all'interno della quale siamo obbligati, come tutti quelli del vicinato, a buttare la nostra spazzatura suddivisa per bene in vari sacchetti. La foto mostra i cassonetti dell’immondizia. Davanti ai cassonetti, vari pezzi di cartone, di quelli usati per imballare mobiletti, o armadietti, o quelle robe lì. Sopra di essi, cartocci di vino. Vino Ronco, per l’appunto. Insieme ad esse, mezza busta bianca, con su scritto il mio numero e il mio indirizzo. E allora io mi chiedo: ma mia nonna quando va a buttare la carta nei raccoglitori non potrebbe fare attenzione a buttarla TUTTA, nei raccoglitori, facendo attenzione che mezze buste bianche recanti il mio nome non finiscano sopra alle confezioni di Vino Ronco che qualcuno ha gettato per terra fregandosene della legge? Evidentemente, miei cari, la risposta è NO.
“Questa busta e vostra?”
“Si, è mia”
“E questi pezzi di cartone?”
“No, mai visti”
“E com’è che c’era questa busta insieme ai pezzi di cartone?”
“Eh, è caduta e c’è finita sopra evidentemente, sono a dieci centimetri dal cassonetto della carta”
“Ah…”
Poi batte al computer il verbale in uno stile più da Commissario Winchester che da Agente Grissom, ce lo fa firmare, e ci lascia liberi d’andare, stringendoci la mano e ringraziandoci per la collaborazione, con mia madre che non la smette di vantarsi di quanto ci tenga all'ecosistema, alla raccolta differenziata che facciamo da anni, e che si ripromette a voce alta che se mai dovesse vedere qualcuno che non rispetta la legge, è poco ma sicuro, la fotograferà con il cellulare.
Esco dal commissariato, penso che è giornata di elezioni provinciali, comunali ed europee, che i seggi sono nella scuola media a due passi da dove mi trovo in quel momento, e faccio che andare a votare prima di tornare a casa a guardare Per Qualche Dollaro In Più per la duecentesima volta.
Morale della favola: queste sono esperienze che prima o poi devi vivere nella vita se vuoi dire d'aver vissuto, ma che ti possono rovinare un piatto di tagliatelle della nonna.
Update di qualche giorno fa: per la cronaca, quel tizio con la barba incolta e gli occhiali rettangolari che vedo spesso in paese, lo stesso che ha scritto il mio nome su quella mezza busta ch’era finita sugli scartocci del Vino Ronco, anche grazie al mio voto ora è vice-sindaco.