domenica, 28 giugno 2009, ore 11:53

Che si, lo so che San Bart non è la Sardegna, e neanche L.A. a ben vedere, ma che vi devo dire, questo passa il convento, e studiare accarezzati dalla brezza marina ligure è sempre meglio che studiare immersi fino al collo nell’afa della Pianura Padana, con l’aggravante della puzza di letame dalle sei di sera in poi. La sesta de I Soprano c’è, la quarta di Prison Break anche, quindi nel caso di notti insonni siamo attrezzati. Idem per tutto il resto, vedi palla a spicchi, letture interessanti (Palahniuk e Ammaniti lo sono, no?), musica per il viaggio in macchina (CDs vari), musica per tutto il resto (iPod), cose di poco conto (testi universitari e dispense da studiare), indumenti indispensabili (costumi, canotte, canotte, e ancora canotte da basket), e soprattutto tanta tanta tanta pazienza, che dieci giorni da passare in così pochi metri quadrati a stretto contatto con mia madre e mia nonna, ragazzi, di pazienza ce ne vuole eccome. Qualcuno direbbe che loro pure di pazienza ne devono avere tanta con me, ma quel qualcuno si sbaglia, mi pare ovvio.
Non è un addio, è solo un arrivederci (si, lo so, sono poetico con queste affermazioni), e come post a dire il vero non è neanche granché, lo ammetto, ma sparire dieci giorni senza preavviso non mi sembra il caso, e questo è quanto. Tra dieci giorni ne mancheranno altri dieci al concerto di Roma, tra dieci giorni avrò un’abbronzatura che levati, e tra dieci giorni sarò di nuovo qui davanti a questo PC, a scrivere di quanto mi sono rotto a stare in quel paese che ormai conosco come le mie tasche, e che però nonotante sia una rottura, diciamocelo, studiare accarezzati dalla brezza marina ligure è sempre meglio che farlo immersi nell’afa della Pianura Padana con l’aggravante della puzza di letame. Insomma, come direbbe qualcuno, ci vediamo quando ci vediamo.
BibbyMVP
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lunedì, 22 giugno 2009, ore 18:22

Premessa: questa cosa l’ho scritta esattamente due settimane fa, anche se ho deciso di postarla solo adesso. E si, lo so che scrivo troppo, ma che ve lo dico a fare. Ma dicevamo…

Mia nonna, che ve lo dico a fare, fa delle tagliatelle che sono una goduria, buonissime che me le mangerei tutte ogni volta che le fa. Mia nonna, a volte si sveglia il sabato mattina presto, prende gli ingredienti del caso, si arma di mattarello, e va al piano di sotto a farle, tipo come si faceva una volta insomma. Buone, buonissime. Ah, e poi fa anche un ragù che è la fine del mondo. Io le tagliatelle di mia nonna le mangio con il ragù, sempre suo, ed è risaputo che la pastasciutta la mangerei a pranzo, cena e colazione, insomma, la pastasciutta mi piace, e le tagliatelle di mia nonna con il ragù, anch’esso di mia nonna, sono il top della gamma, praticamente. I momenti in cui le mangio sono momenti veri, da assaporare fino in fondo, facendo “mmm che bbbuone” come se stessi girando lo spot della Mulino Bianco e in tavola ci fossero solo prodotti di suddetta marca, per intenderci. Ecco, se mentre mi vivo uno di questi momenti ricevo una telefonata da parte della Polizia Municipale, con la quale mi si dice tra l’altro che sono atteso in commissariato al più presto per motivi dei quali non è possibile parlare al telefono, capirete che il tutto si guasta un tantino, la pubblicità del mulino bianco va a farsi fottere, e le tagliatelle con il ragù le lascio lì e me le mangio scaldate il giorno dopo (oh, sono buone lo stesso eh, anche scaldate).
“Ma’, era la Polizia Municipale, dicono che devo andare là il prima possibile, non mi hanno spiegato perché”
“Tu? Cos’hai combinato?”
“Boh…che ne so…”
Nel mentre che andiamo al comando mi immagino la scena di me dietro alle sbarre per colpa di quel paio di volte che devo essere passato col rosso (bastarde siano le telecamere che tappezzano gli incroci del mio paese), che comunque lo so che non basta passare con il rosso per essere messo dietro alle sbarre, ma da lì al causare un incidente che costa la vita a tre o quattro persone senza che neanche te ne accorgi per via della musica alta, è un attimo. Ed ero sicuro, nel caso in cui l'essere passato con il rosso non c'entrasse niente, che  fosse questione d'aver esagerato un attimino con il download pirata mediante mulo e BitTorrent, ipotesi plausibilissima a ben vedere. E in tutto questo c’è da dire che la scorsa settimana, siccome che qui nel mio paese si vota per le comunali, e siccome che per le comunali si vota oltre che per il sindaco, anche per, appunto, i consiglieri comunali, è passato un consigliere comunale di poco più grande di me, casa per casa, a lasciare queste lettere di buca delle lettere in buca delle lettere, per dire cos’è che s’è impegnato a fare negli ultimi cinque anni, e che insomma, sarebbe bello se venisse rieletto, e per farlo avrebbe bisogno anche del mio voto. E io la lettera me la sono letta, e poi, com’è come non è, dopo averla letta me la sono tenuta, mi sono stampato il suo nome in mente convinto che quel tizio con la barba incolta e gli occhiali rettangolari che vedo spesso in paese dev’essere pure simpatico, e che effettivamente due cose negli ultimi anni le ha fatte per davvero, quindi perchè non votarlo dico io. La busta all’interno della quale c’era la lettera è finita nel sacchetto della carta che c’è nel mio garage e che viene periodicamente svuotato nell’apposito cassonetto, che qui si fa la raccolta differenziata e si butta tutto quanto all’eco-isola che c’è ad una cinquantina di metri da casa mia, sia chiaro. Comunque. Vado al comando degli sbirri, entro, mi siedo, il capitano in persona mi chiede se per caso, di recente, in casa mia s’è acquistato, chessò, un mobile, o un mobiletto, o un comodino. E la risposta è stata, ovviamente, no. Non perché ami mentire alle autorità, ma più che altro perché l’ultimo mobile acquistato in casa nostra risale a tre anni fa. E “tre anni fa” non è sinonimo di “di recente”, a casa mia. La seconda domanda che il Capitano ci rivolge gentilmente stando seduto sulla sua comoda poltrona attorniata da schermi dai quali controlla, centimetro più centimetro meno, tutto il paese, è se a casa nostra si è soliti bere Vino Ronco (si, quello buono fino in fondo) (pubblicitari bastardi, avete degli slogan del cazzo, ma rimangono in mente per bene, non c’è che dire). Io e mia madre, seduti su un paio di sedie di plastica, presi male manco fossimo a Chi Vuol Essere Milionario e ci stessimo giocando la domanda finale, ci guardiamo un secondo mentre il Grissom della situazione sta evidentemente pensando “ve l’ho fatta bastardi, ditelo, ammettetelo che ve ne scolate in quantità industriali di Vino Ronco e siete stati voi a commettere il reato”, dove per reato non saprei cos’altro scrivere, in quanto continuavamo ad essere all’oscuro di tutto. Ora, a casa mia si beve solo vino buono, purtroppo per il Grissom della situazione, non vino dozzinale del supermarket, e mi spiace se qualcuno di voi è fan di Tavernello e affini su Facebook, ma noi (più che noi, mia madre), qui in None City, siamo soliti ordinare ingenti quantità di vino un paio di volte l’anno, travasarle in pintoni belli capienti, e fa che t’nabi (leggi anche: fattelo bastare, è Piemontese) per mesi. La mia risposta riguardo al Vino Ronco buono fino in fondo, comunque, è stata no, che ve lo dico a fare. Ora, il mio terrore di finire dietro alle sbarre non si affievoliva, ma il Capitano rimandava al mittente le domande mie e della mia genitrice, con frasi del tipo “adesso chiariamo tutto”, e “le verrà spiegata ogni cosa, non si preoccupi”, e nel mentre non riuscivo a capacitarmi di quanto i poliziotti della scientifica che vediamo in tivvù siano di gran lunga meglio di quel tizio che mi stava davanti in quel momento, con quei capelli rossi di media lunghezza, quell’espressione ebete che vuol dire tutto e niente, e quell’accento di Napoli che poco si addice al Capitano della Polizia Municipale di un paesino come il nostro. Poi il colpo di scena. In CSI avrebbero tirato fuori quella mezza dozzina di impronte digitali o peggio ancora campioni di saliva/DNA/sangue/sperma/terriccio depositato sotto alle unghie della vittima, ma questa non è CSI, None non è né Las Vegas né tantomeno, ahimè, Miami, e a ben vedere in questo intrigantissimo caso non c'è neanche una vittima dalle cui unghie si possono trarre conclusioni tipo "sono spezzate, e quindi ha cercato di difendersi dall'aggressore", o "non ha unghie perchè gli sono state amputate le mani, l'assassino dev'essere un pazzo scatenato" (quest'ultima eventualità a dire il vero non l'ho mai vista in CSI, però dai, ci stava) (ok, non ci stava proprio). Il Capo degli sbirri che sta di fronte a me si limita a tirare fuori dal cassetto della scrivania mezza busta bianca, con su scritto il mio cognome e il mio indirizzo, tutta stropicciata che pare presa da per terra, o peggio ancora dalla spazzatura, ed era la stessa busta che il giovine concorrente al consiglio comunale aveva imbucato nella mia buca delle lettere, che io avevo buttato, nel sacchetto della raccolta differenziata, poi svuotato all’interno del cassonetto che c’è all’interno dell’eco-isola, dove per eco-isola si intende quel gruppetto di bidoni della spazzatura a cinquanta metri da casa mia. Insieme ad essa mi vengono mostrate delle foto appena stampate su foglio A4 con uno dei duecento PC di quell’ufficio all'interno del quale ci troviamo, foto che dovevano presumibilmente incastrarmi, o cose così insomma. In queste foto vi è raffigurata l’eco-isola-dei-miei-coglioni di cui sopra, all'interno della quale siamo obbligati, come tutti quelli del vicinato, a buttare la nostra spazzatura suddivisa per bene in vari sacchetti. La foto mostra i cassonetti dell’immondizia. Davanti ai cassonetti, vari pezzi di cartone, di quelli usati per imballare mobiletti, o armadietti, o quelle robe lì. Sopra di essi, cartocci di vino. Vino Ronco, per l’appunto. Insieme ad esse, mezza busta bianca, con su scritto il mio numero e il mio indirizzo. E allora  io mi chiedo: ma mia nonna quando va a buttare la carta nei raccoglitori non potrebbe fare attenzione a buttarla TUTTA, nei raccoglitori, facendo attenzione che mezze buste bianche recanti il mio nome non finiscano sopra alle confezioni di Vino Ronco che qualcuno ha gettato per terra fregandosene della legge? Evidentemente, miei cari, la risposta è NO.
“Questa busta e vostra?”
“Si, è mia”
“E questi pezzi di cartone?”
“No, mai visti”
“E com’è che c’era questa busta insieme ai pezzi di cartone?”
“Eh, è caduta e c’è finita sopra evidentemente, sono a dieci centimetri dal cassonetto della carta”
“Ah…”
Poi batte al computer il verbale in uno stile più da Commissario Winchester che da Agente Grissom, ce lo fa firmare, e ci lascia liberi d’andare, stringendoci la mano e ringraziandoci per la collaborazione, con mia madre che non la smette di vantarsi di quanto ci tenga all'ecosistema, alla raccolta differenziata che facciamo da anni, e che si ripromette a voce alta che se mai dovesse vedere qualcuno che non rispetta la legge, è poco ma sicuro, la fotograferà con il cellulare.
Esco dal commissariato, penso che è giornata di elezioni provinciali, comunali ed europee, che i seggi sono nella scuola media a due passi da dove mi trovo in quel momento, e faccio che andare a votare prima di tornare a casa a guardare Per Qualche Dollaro In Più per la duecentesima volta.
Morale della favola: queste sono esperienze che prima o poi devi vivere nella vita  se vuoi  dire d'aver vissuto, ma che ti possono rovinare un piatto di tagliatelle della nonna.

Update di qualche giorno fa: per la cronaca, quel tizio con la barba incolta e gli occhiali rettangolari che vedo spesso in paese, lo stesso che ha scritto il mio nome su quella mezza busta ch’era finita sugli scartocci del Vino Ronco, anche grazie al mio voto ora è vice-sindaco.
BibbyMVP

venerdì, 19 giugno 2009, ore 15:45

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Due minuti fa a casa mia è suonato il telefono. Siccome che mia nonna non risponderà mai al telefono per il semplice fatto che, sostanzialmente, non ha un cazzo voglia, io ho fatto l'enorme sacrificio d'alzarmi dalla sedia sulla quale era seduto, scollarmi dal PC, e rispondere a 'sto benedetto telefono. E chi c'era dall'altra parte del filo? Lui. Silvio. Altresì conosciuto come Papi.
La sua voce, rassicurante anziché no, come solo lui al mondo ce l'ha, che mi dice "caro amico, cara amica, anche grazie al tuo ai...", e qui s'interrompe la telefonata di cui sopra, perché riattacco la cornetta un secondo dopo aver capito di cosa si trattava. Ora,  però, col senno di poi, mi viene in mente che potevo farlo parlare ancora un po', il Papi. Ora che ci penso potevo stare lì ancora qualche secondo a sentire cos'aveva da dirmi, che insomma, uno si sbatte a telefonare uno per uno a tutti i suoi potenziali sostenitori (mi piace pensare che sia così, che fosse veramente lui e non una telefonata registrata, quindi lasciatemelo credere per favore), e io che faccio? Gli attacco il telefono in faccia? Non si fa, dai. Spero comunque che non se la sia presa, e che dall’alto della sua infinita saggezza e magnanimità abbia valutato il mio gesto come un errore di gioventù dettato più dall’emozione dell’avere un interlocutore del genere all’altro capo del filo, che non dal reale desiderio di mandarlo a cagare. Ma soprattutto continuo a chiedermi, man mano che il tempo passa, cosa mi avrebbe detto se la telefonata fosse andata avanti, se la mia maleducazione insomma non avesse avuto il sopravvento. A voi, cari amici, care amiche, Silvio vi ha telefonato? E se si, cosa vi ha detto? Fatemelo sapere, vi prego. Ne ho bisogno.

BibbyMVP

giovedì, 18 giugno 2009, ore 01:18

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Beh diciamo che se fosse un esame universitario, mi presenterei al professore fiducioso di poter aspirare al trenta, ma uno di quei trenta che lui sarebbe contento di poter dare, non uno di quelli che gli farebbe pensare “questo mi sta sulle palle, ma non ha sbagliato una virgola, e mi vedo purtroppo costretto a dargli il massimo”. Il docente in questione sarebbe uno di quelli buoni, di quelli che ti fanno iniziare con l’argomento a scelta (il docente di un corso di questo tipo, non potrebbe che essere buono, dai), che per i primi dieci minuti te la cavi al tuo meglio, e appunto, se fosse un esame universitario, dico, se le dispense da studiare fossero il Vanity Fair di questo mese, e se l’argomento del corso fosse Bruce, insomma, io il trenta ce la farei a prenderlo. Non sarei entusiasta della copertina, il fatto che la Sua faccia compaia sulla copertina di un giornale come questo, voglio dire, insomma, bene ma non benissimo. Per lui, non per il giornale, ovvio. Sarei abbastanza scettico riguardo al “siete il pubblico migliore del mondo: chi dimentica quei 60.000 pazzi?”, che è bello da leggere per un italiano, certo, ma mi pare falso come lo svenimento di Maurizia Paradiso in quel del Chiambretti Night. Non che non lo pensi per davvero, anzi, me lo auguro, ma quelle parole il giornalista non se l’è sentite dire, per come la vedo io, o almeno, non in questi termini, essù dai. Buona la scelta di mandare Colombati a fare l’intervista, che è colui che ha scritto “come un killer sotto al sole” (Lying out there like a killer in the sun, hey I know it's late we can make it if we run, dal Vangelo secondo Bruce), l’unico libro di oltre 600 pagine che mi sia mai degnato di leggere, carine le foto di lui con camicia di flanella in stile Fogerty e acustica tra le braccia nel pre-concerto, intento a scrivere una di quelle set-lists che poi finiranno irrimediabilmente tra le pagine del suo sito. Buoni gli argomenti, dall’America d’oggidì ai temi del nuovo album, dalla sua dimensione live al suo rapporto con l’Italia. Come? Eh, si, lo so che sono scontati, ma è Vanity Fair, che vi devo dire. Il punto più alto dell’intervista lo raggiungiamo quando il giornalista gli chiede se sarebbe possibile, la sera del concerto dell’Olimpico di Roma, salire sul palco accompagnati dalle note di C’era una volta il West, per omaggiare Leone a vent’anni dalla sua scomparsa. Insomma, non male, ammettiamolo. È il fatto che il tutto venga incastonato tra la pubblicità di Calvin Klein Watches e quella di Mimì – Oro, perle, diamanti e pietre preziose, che mi lascia un po’ così.
In ogni caso, ci scapperebbe la lode, fidatevi.
BibbyMVP
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martedì, 16 giugno 2009, ore 14:52

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Io e Obama (mica cazzi!) avevamo ragione, anche se, lo ammetto, abbiamo sbagliato il punteggio. Avevamo pronosticato 4-2, e invece è andata 4-1, ma ci sono stati due supplementari che potevano andare in maniera differente, se i Lakers non avessero avuto Kobe e Fisher. Che è un po’ come dire che i Jazz di Stockton e Malone avrebbero potuto vincere l’anello se dall’altra parte non ci fosse stato Michael, me ne rendo conto, ma portate pazienza.
Oh, sono stati playoffs belli, tutto sommato si lasciavano guardare. I fondamentali di Gasol, che sono una cosa commovente per come fa viaggiare quella palla e per come usa quel piede perno, bene anziché no. Il movimento alla Doctor J di Lamarvellous, linea di fondo e rovesciata, poetry in motion. Il primo titolo di Kobe e basta, senza colui che a Phoenix chiamano the Big Cactus. Quanto l'ha desiderato? Ariza che piazza bombe e recupera palloni uno dopo l’altro, ma Trevorone mio, dov’eri l’anno scorso quando Radmanovic partiva in quintetto? Derek Fisher, che sa tanto di Big Shot Rob quando è ora di vincere l’argenteria. E poi il turco, che pare chiuda qui con i Magic, con una gara5 da dimenticare. E se con lui se ne andasse l’opportunità di giocarsi di nuovo l’anello, in un ipotetico futuro? Courtney Lee, poi, che la notte dovrà fare i conti con l’incubo del 24 che gli tira in faccia segnando come se al posto del canestro ci fosse una vasca da bagno. Howard, devastante, buono a fare 11 rimbalzi, si ma non in una partita, nel solo primo quarto, che però un po’ immaturo lo è ancora. Tra tre anni, nel palazzetto nuovo di Orlando, questo sposterà parecchio, ancora più di quanto non faccia già adesso. Skip 2 My Lou, da leggenda dei playground a pazzo scatenato che ti vince una gara di finale, e Nelson che torna per il gran finale scarabocchiando qua e là senza concludere molto. Ah, quasi dimenticavo, last but not least Coach Zen, batte Van Gundy e stacca Auerbach, salendo a quota DIECI titoli. Servono commenti?
Oh, a me ‘sti playoffs sono piaciuti, resta da decidere come impiegare il tempo libero d'ora in poi, datosi che per almeno quattro-mesi-quattro di NBA manco a parlarne. Penso mi butterò sulla quarta di Prison Break e su quel che mi resta de I Soprano, ma non c'è ancora nulla di ufficiale.
Un ringraziamento doveroso, però, a David Stern e soci lo manderei più che volentieri, perché se non ci fossero loro non ci sarebbero Mamoli, l’Avvocato e The Voice. E se non ci fossero Mamoli, l'Avvocato e the Voice (leggi anche: Alessandro Mamoli, Federico Buffa e Flavio Tranquillo) non ci sarebbero le loro più belle frasi dei playoffs 2009:

FB: “quando Novak andò a Houston, Tracy McGrady gli disse ‘io non ho mai visto un tiratore come te.’ E se te lo dice McGrady, è un po’ come se Einstein ti dicesse che sei bravo in matematica”

Flavio: “38 che diventano 39! Non è la temperatura corporea, sono i punti di Anthony…”

Commentando una schiacciata di Howard
Flavio: “questo gioca in zone aeree per cui dovrebbe prima chiedere autorizzazione alla torre di controllo”

Parlando del premio di miglior difensore dell’anno vinto da Howard, secondo molti immeritato
Flavio: “Howard è diventato il giocatore più giovane di sempre ad aver vinto il titolo di miglior difensore dell’anno. Secondo me in giuria c’erano unni, visigoti, ostrogoti, Pippo, Pluto e Paperino, con rispetto per Howard”

Dopo un fallaccio subito da LeBron James:
Mamoli: “e poi guardate la faccia di LeBron, come a dire non mi hai fatto niente faccia di serpente”

Canestro all’ultimo secondo di LeBron da distanza siderale:
Mamoli: “grazie LeBron, GRAZIE!”
FB: “…”
Mamoli: “……”
FB: “…vuoi un commento?”
Mamoli: “eh, sei pagato per quello…”
FB: “ok, li ridò indietro, niente da aggiungere”

Commentando una tripla a pochi decimi dalla fine che dà la vittoria ai Cavs contro Orlando:
FB: “l’onnipotenza logora chi non ce l’ha” (cit.)

Commentando una stoppata di Howard
Mamoli: “bisognerebbe mettere i cartelli, sai, 'attraversamento cervi', 'attraversamento pedonale', e poi 'Howard”

Sull’Inglese perfetto con cui Pau Gasol (catalano) risponde alle domande dei giornalisti
Flavio: “impressionante inglese di Gasol”
FB: “MA! MA! Ma mi sorprende più del suo piede perno!”

Parlando di Pau Gasol e dell’effetto che ha avuto sui Lakers da quando è arrivato
FB: “oh poi c’è il caso di questo, il suo effetto mi sembra quello che ha John Frusciante sui Red Hot Chili Peppers: prima di lui bene, dopo però benissimo!"

Amen fratelli, AMEN!
BibbyMVP

venerdì, 05 giugno 2009, ore 01:16

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Ovvero la mia band preferita tra quelle composte da comuni mortali (E Street e Rage, mi pare ovvio, non fanno parte della categoria) che torna, annunciando nuovo album e nuovo tour europeo. Con ultimissima tappa
il 4 dicembre a mezz'ora di macchina (traffico permettendo) da casa mia, e un'altra a Bologna un paio di settimane prima.
Che comunque non si può andare in sbattimento tutte le volte che una band annuncia un tour, porcabbastarda. Non si può proprio, e io lo faccio di continuo (e questa è una di quelle volte lì).
BibbyMVP
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giovedì, 04 giugno 2009, ore 00:46

L'avete sentita anche voi quella dell' Airbus Air France scomparso oggi mentre sorvolava l'Oceano Atlantico, vero?
E' decollato domenica alle 22 da Rio de Janeiro,  all'1:33 è avvenuto l'ultimo contatto radio, subito dopo aver sorvolato le famosissime (chi non le conosce) isole Fernando de Noronha. E poi? E poi zero. Doveva atterrare a Parigi alle 9:10, ma quelli della torre di controllo si devono essere fatti due calcoli, e alle 9:35 hanno dato l'aereo per disperso. Da lì ad impallare Studio Aperto è un attimo, ne converrete.
Hanno parlato di cedimento strutturale.
Di scoppio della cabina di pilotaggio.
Di esplosione violenta.
E poi di una bomba, di un attentato terroristico, di un missile, e pure di un fulmine, come se un fulmine fosse in grado di abbattere un aereo.
Ora, prendetemi per scemo, ma dopo una serata al pub io e i miei amici abbiamo svelato l'arcano. Quelli sono finiti  sull'isola di Lost, mi pare ovvio.

The problem is not where they are, but when they are...

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BibbyMVP
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lunedì, 01 giugno 2009, ore 14:06

Io penso che, comunque sia, gli Stati Uniti d’America siano un grandissimo Paese, per davvero eh, non sto scherzando né sto facendo del sarcasmo. E penso anche che tutti noi saremo loro debitori per, più o meno, minuto più minuto meno, l’intera eternità. Ora, i maligni, quelli che la fanno breve e non guardano le cose nel loro insieme, diranno che gli Stati Uniti d’America sono un paese di bigotti, di gente pacchiana, patria del consumismo e del capitalismo, dove se ti gira storta vai a comprarti un’arma come fosse il giornale, dichiari una strage su YouTube e poi fai fuori metà Virginia Tech. Ok. Avete ragione. Ma guardate le cose nel loro insieme, se non ci fossero gli Stati Uniti, non avremmo né Craig Sager, né tantomeno Phil Jackson, e ahimé, non avremmo mai assistito a scene come quella di un paio di settimane fa.
Ora, per i poco informati, Sager è un giornalista sportivo, poco sportivo e pure poco giornalista, diciamo che fa l’uomo Sky della situazione, l’inviato dal campo, il suo compito è quello di fare una domanda in apertura di tempo al coach o al giocatore di turno, accontentarsi poi di una risposta che tale non è, che puntualmente vuol dire tutto e niente (più niente che tutto, che ve lo dico a fare), e restituire poi la linea ai commentatori della partita, che si fanno una risata commentando la poca voglia di parlare del coach di turno, il quale ovviamente sta lì per fare l’allenatore e non l’analista sportivo. Piccolo particolare: Sager si veste in modo osceno. E ovviamente, che ve lo dico a fare, lo fa apposta. S’è creato questo personaggio un po’ così, del tipo “vediamo un po’ com’è vestito oggi Craig Sager”, che alza lo share e fa fare quattro risate all’americano medio che rutta sul divano bevendo birra e mangiando hot-dogs a volontà. Qui di seguito potete ammirare alcuni dei suoi ultimi "gioielli":

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Phil Jackson, invece, è un coach. Anzi, è IL coach. Ce ne sono tanti, a me piace un sacco Sloan di Utah, e mi piace anche Popovich di San Antonio, ma c’è solo un coach che ha vinto sei titoli con i Bulls di Jordan e tre con i Lakers di Kobe & Shaq. Lui. Soprannominato “Coach Zen”, diciamo che non gli è mai interessato granché quello che pensano gli altri. Autentico genio della pallacanestro, e non solo di quella, chi riesce a capirci qualcosa è un mago. Se c’era un coach in grado di presentarsi alla partita con la stanghetta degli occhiali da vista rotta, ragazzi, quello era lui. E se c’era uno che se l’aggiustava con mezzi di fortuna andando in diretta nazionale con lo scotch bianco al posto delle viti, beh, era sempre lui. Scrittore di libri di culto per gli amanti del genere, motivatore come ce ne sono pochi, invece che fare la ramanzina ai giocatori consiglia loro la visione di film da lui scelti, che siano Le Ali della Libertà o American History X non importa, basta che ci sia una ragione di fondo che obblighi il giocatore a pensare. Dimenticatevi il coach casinaro alla Mazzone, lui sta seduto tranquillo fino a quando non è l’ora di sbracciarsi, ma l’ora di sbracciarsi non si sa quando arriverà né se sia mai arrivata. Se la sua squadra subisce un parziale di 15 punti consecutivi, l’ultima cosa che fa è quella di chiamare time-out per fermare l’emorragia. La soddisfazione non gliela dà, che se la sbrighino da soli, quelli che sono in campo. Un uomo che aspetta con ansia la fine della stagione per mollare letteralmente tutto, anche la figlia del capo (è fidanzato con la figlia del presidente dei Lakers, Jennie Buss, splendida quarantenne ex coniglietta di Playboy), per andare a pescare nella sua tenuta tra i monti e i laghi in the middle of nowhere, quella si che è vita, altro che La La Land (il nomignolo di L.A., ndr).
Ed era da anni, lo giuro, da troppi anni, che mi dicevo che prima o poi sarebbe dovuto accadere. C’era andato vicino Kevin Garnett con questa mandrakata qua ma fatte le giuste proporzioni, c’è da dire che una scenetta combinata il giorno dell’All Star Game dove se non fai il cazzaro non ti accettano, mi spiace, ma non ha la stessa valenza. E qui viene in soccorso Phil Jackson: semifinali di conferenze, diretta nazionale con i suoi Lakers che stanno perdendo, in casa, all’inizio del quarto quarto, contro gli Houston Rocketts.



Sager: "In the 4th quarter of the four meetings, you outscored them 127-80. What do you have to do to keep that trend going tonight?"
L’immenso Phil Jackson: "Try to get you away from my bench with that Bozo the Clown suit you've got on there instead of scaring my people. Look at this thing!"
Grazie Coach Zen, te ne saremo per sempre debitori.
BibbyMVP
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domenica, 24 maggio 2009, ore 21:17

Gente di splinder, carissimi lettori, scrivo questo post per scusarmi con voi e con il mondo intero di un fatto gravissimo avvenuto qualche giorno fa, del quale mi ricorderò per sempre, per tutta la vita, giuro, che porterò dentro di me con il rimorso di chi poteva rendere il mondo un posto migliore, e non ha sfruttato l’occasione, da grande imbecille (che imbelle) quale è. Vengo al dunque. Tutti quanti sopportiamo e mal sopportiamo un sacco di persone nel corso della nostra vita, e molte altre, invece, proprio non riusciamo a mandarle giù, com’è normale che sia. Ci sono quelle persone, parlo ovviamente a titolo personale, alle quali io, se potessi, procurerei innanzitutto del male fisico, così su due piedi senza pensarci troppo, e poi, eventualmente, se proprio è il caso (e in molti casi lo è), toglierei volentieri la vita, conscio del fatto che senza di esse il mondo sarebbe un posto migliore. Insomma, quel tipo di persone da “se avessi cinque colpi di pistola sparerei a…”, la pick your five che su facebook ultimamente spopola abbestia. Ora, io non so chi ci mettereste voi nella vostra pick your five, ma nella mia gli ultimi due posti se la giocherebbero al ballottaggio un sacco di persone, una delle quali è, con mio sommo piacere, Marino Bartoletti. Io Marino Bartoletti lo conosco da quando stazionava ogni domenica pomeriggio su una delle poltrone dedicate agli ospiti fissi di Quelli che…il calcio, ma non quello della Ventura, no, quello di Fabio Fazio. Cioè, l’accoppiata Fazio + Bartoletti era veramente da spararsi, oltre che da sparare a loro due, non so se mi spiego. Marino Bartoletti, giornalista (lo so, è difficile da crede che lo sia) che sopporto tanto quanto la sabbia nel letto, puntuale com’è con quella battutina pronta che capisce solo lui, ma non quella che ti fa sbellicare dalle risate, no, quella che ti fa dire “ma questo è un coglione”, alla Rupert Sciamenna.  Odioso, ma tanto, è inspiegabile come riesca a stare lì a beccarsi lo stipendio da dipendente Rai, e soprattutto non riesco a capire il perché della sua triste e inutile esistenza. Diciamo che qualche anno fa era direttore di una rivista chiamata (da chi non si sa) Calcio2000, che non so se esista ancora, non so se sia mai esistita, e sinceramente non so se qualcuno l’abbia mai letta, questa fantomatica rivista che, è palese, se tanto mi dà tanto veniva comprata solo e unicamente dai familiari dell’inutile Marino. Comunque, com’è come non è, la  scorsa estate mi stavo vivendo la mia vita da tranquillo cittadino che occasionalmente guarda le trasmissioni sportive, quando lui, dopo anni di silenzio, è tornato alla ribalta come opinionista (risate registrate prego). Dio maledica gli europei di calcio e le trasmissioni sportive che di essi trattano, se in queste, come opinionista –tra l’altro accreditatissimo, da chi, anche qui, non si sa- c’è Marino Bartoletti. A lui dobbiamo (e ringrazio nonciclopedia che mi viene in soccorso) frasi quali:

“negare che questo sia rigore è come dire che Cristo sia morto di AIDS”
(in riferimento ad un rigore negato alla svizzera)

Visto che dai diamanti non nasce niente... magari dal letame nasceranno i fior”
(
Citazione di De Andrè, riferita alla nazionale italiana)

“Una salamoia di rogerrabbittiana memoria”
(riferendosi alla tattica della Romania contro l’Italia)


(E mi fermerei qua con gli esempi, che è meglio)
Tornando a noi, poi, in quest’ultimo periodo la svolta per le due ruote, che sta alla sua carriera come la svolta elettrica sta a quella di Dylan. Si, proprio. In Rai danno lavoro a Vespa, danno lavoro a Giurato, e diamo lavoro anche a Bartoletti, si saranno detti, che sta facendo la muffa da quando Di Natale ha fatto imprecare mezza Italia con quel rigore contro la Spagna. E lo piazzano come opinionista, simil-commentatore, esperto della situazione, simpatico di turno con le sue frasette della minchia, e ora arrivo al punto, state tranquilli. Tre giorni fa il Giro d’Italia arriva a Pinerolo, a due passi da casa mia, e io, tutto contento di rivedere il circo rosa dal vivo per l’ennesima volta, ottimista, a Pinerolo ci vado. Vi farei la ramanzina sul perché e il per come della mia passione per il ciclismo, ma sarebbe troppo lunga, quindi mi limiterò a dirvi che sono cresciuto con un padre ciclista, punto.
Passeggiavamo nelle retrovie dell’arrivo, dietro al palco dal quale sarà poi andata in onda la diretta del Processo alla Tappa, dove ci sono tutte le transenne, i caravan della Rai, i camioncini degli sponsor, le tipe fighe vestite a mo’ di bicchieri dell’estathé e le distributrici di bandierine con su il logo di Radio 105, insomma un via vai di gente non indifferente, tutti con il porta-pass  rosa, che fa sempre e comunque figo della situa. E mentre parlo del più e del meno, mi fermo, perché lui è lì ad un metro da me.
“Nooo…ma pensa te!”
“Marti, è la volta buona per levarcelo dalle palle, ora o mai più”.
Sta lì a parlottare con due tizi, di cosa discuteranno non si sa, probabilmente di come frantumare i coglioni ai telespettatori durante la trasmissione del pomeriggio, fatto sta che è lì ad un metro da me, ed io, penso ve lo possiate immaginare (i giornali ne avrebbero parlato in caso di omicidio volontario), non ho fatto un cazzo. Accoltellarlo zero, non avevo neanche un coltellino svizzero nello zaino. Attaccarlo alla giugulare con una penna come Joe Pesci in Casino idem, per gli autografi avevo solo l’indelebile con la punta arrotondata. Assalirlo a calci e pugni non era il caso, la security li avrebbe dati a me, calci e pugni. Stava tra l’altro entrando in un area chiusa al pubblico, mi è persino stato suggerito di strozzarlo serrandogli la testa tra il lato del cancello e il resto della recinzione, ma io, purtroppo per l’umanità tutta, non ho fatto niente. Niente di niente. Certo, almeno un “Marino vai a cagare”, o meglio ancora un “fai ridere buffone”, direte voi, non avrebbero fatto schifo. E invece niente, muto come un pesce, nonostante imprechi tutte le sante colte in cui mi capita di vederlo in tivvù. L'ho guardato parlottare e poi ho tirato dritto, in cerca di Gigi Sgarbozza (mito assoluto). Che tristezza.
Quindi non vi biasimo nel caso in cui non vorrete più leggere il mio blog, non ce l’avrò con voi se non mi rivolgerete più la parola né mi commenterete più lo stato su facebook, capisco il vostro rammarico e la vostra delusione nei miei confronti, datemi del parla parla, del pagliaccio, che lo so perfettamente che dico e dico, e poi non metto in pratica ciò che penso. Se Bartoletti martella sulle palle di tutti gli italiano tutti i santi giorni, se dovrete sorbirvelo tutte le sante volte che “mamma Rai” deciderà di metterlo come “opinionista” in qualche trasmissione, se mai vi capiterà in vita vostra di ridire per l’ennesima volta “ma perché non t’ammazzi” guardandolo in tivvù, insomma, è anche e soprattutto colpa mia. Scusate.

Ah, last but not least, qui di seguito un chiaro esempio di come sia facile farsi prendere la mano dal Giro d'Italia. Scusatemi anche per questo.

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BibbyMVP

mercoledì, 20 maggio 2009, ore 11:16

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Da catalogare alla voce "cose che, obiettivamente, possono succedere solo in Italia".
BibbyMVP