venerdì, 08 dicembre 2006, ore 21:27

4 dicembre '06, MUSE live @ Datchforum, Assago


Muse live @ Datchforum, Assago, 4 dicembre 2006 #2



Muse live @ Datchforum, Assago, 4 dicembre 2006 #3
 
 

Sono circa le nove e mezza quando le luci si spengono. Imbottigliati in mezzo a 14.000 persone, stretti a più non posso, tra gente che salta, poga, impazzisce, cade…inizia la musica, le note di Take A Bow, il delirio…le luci, le mani di Matt Bellamy che passeggiano sui tasti del pianoforte riprese da una videocamera e trasmesse sul maxischermo alle sua spalle, in mezzo a migliaia di stelle. Cazzo le stelle, un cielo stellato che sembra vero. E poi le fiamme, che compaiono su quella specie di gigantesco cono pendente sulla testa del batterista. Una coreografia indescrivibile, migliaia di luci che cambiano in continuazione, immagini che scorrono una dopo l’altra, che sembrano fatte apposta, che sono fatte apposta, per lasciarci a bocca aperta. Matt le canta una dopo l’altra, una più bella dell’altra. “Questa canzone è per la mia ragazza”. E inizia Starlight. L’intero forum, migliaia di voci, che cantano in coro le stesse parole e battono le mani allo stesso tempo. Il pubblico è in delirio, è evidente, e Matt lo ammette. “Siete Incredibili”. Ma anche tu sei incredibili cazzo, con quella voce in falsetto che quando inizia Supermassive Black Hole ci fa impazzire.
E poi Time Is Running Out, Plug In Baby, Stockholm Syn
drome. Il pubblico canta, salta, ed è tutto così indescrivibilmente perfetto… E poi i palloni, questi enormi palloni pieni di coriandoli che spuntano dal nulla e si mettono a rimbalzare sul pubblico. Matthew è comodamente seduto sullo sgabello, appoggiato con il gomito al pianoforte, e se la ride. Aspetta che il pubblico li faccia scoppiare tutti, prima di ricominciare a cantare. “Per la prossima canzone tirate fuori tutti i telefonini”.  Ogni singola persona sfodera il proprio cellulare, il forum sembra un cielo stellato, e le parole di Invincible vengono cantate da tutti, ma proprio tutti, come quelle di Hysteria…lo ammetto, quando ho capito che stava per iniziare Hysteria ho gridato aiuto, perché “no, io un’altra canzone così non la reggo”…la tipa dietro a te Marti, s’è pure messa a ridere…ma anche lei pensava la stessa identica cosa, ne sono certo. Un’ora e mezza di concerto, che più bello non potrebbe essere stato.

E loro tre…non so neanche come definirli. Dominic Howard, che dalla sua batteria ogni tanto diceva GRAZIE, e non GRAZI, come tutti i membri delle rock band che si rispettino, Chris Wolstenholm, che oltre a suonare il basso e fare da seconda voce, non ha spiaccicato una parola in tutta la serata, ma mi ricordo perfettamente di averlo visto sorridere, felice per la piega che aveva preso il concerto, e Matt…con quella camicetta bianca e quella chitarra ha fatto sfracelli, con quella voce e con i suoi acuti ci ha fatto sognare. E poi New Born, Bliss, City of Delusion, feeling Good, Sunburn…fino a Knights Of Cydonia, con le sue parole che scorrono sul maxischermo, con la gente che stanca morta per lo sforzo fisico continua a cantare, tutti che cantano. E gli effetti speciali, il fumo sparato sul palco, il boato del pubblico…cazzo quel boato di stupore, dinnanzi a cotanta bellezza…e la chiusura col botto che più botto di quello non si poteva. E poi le luci si riaccendono. E’ finito…sui nostri volti campeggia un sorriso difficile da mandare via.

"Allora, ti è piaciuto?"
"Minchia...direi..."

 




 Per la cronaca, questa è stata la scaletta:
Take a bow
Map Of The Problematique
Butterflies & Hurricanes
Supermassive Blackhole
New Born
City Of Delusion
Starlight
Forced In
Bliss
Feeling Good
Hoodoo
Invincible
Time Is Running Out
Plug In Baby
Sunburn
Hysteria
Stockholme Syndrome
Knights Of Cydonia
BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 21:25

Primi in classifica
Io e Ale stiamo aspettando alla palestra di Bibiana gli altri. Arrivano le macchine. Andrea ha già fumato, ha già pensato al discorsone della serata, e ha già deciso che da quel momento, dovremo camminare "alla vecchio", con le mani dietro la schiena, qualsiasi cosa ci sia da fare. Tempo mezz'ora e stiamo già giocando, contro una squadra che non sapeva evidentemente dell'esistenza dei fondamentali, e arbitrati da un balbuziente che definire scandaloso è poco. Miky e Genk sono in palla, grazie ai loro canestri, a una buona prova complessiva della squadra, e grazie ai nostri avversari, che di basket sanno poco (ma molto poco), portiamo a casa la vittoria.
Bibiana 31
Hesperia A 58
Scatta il post-partita, dobbiamo fare l'urlo ma Ale e Andrea sono già sotto le docce. Dov'è il problema? Li raggiungiamo sotto l'acqua, vestiti, e gridiamo "Hasta la victoria siempre", come di rito. Poi Cesco si mette a cantare "l'estate sta finendo" dei Righeira e mi contagia, non riesco a levarmela dalla testa ancora adesso. Docciati, asciutti, vestiti. Siamo pronti per andare.
Ok, ora però abbiamo fame. Dai raga, il tempo di andare a bere aggratis un rum e pera al bar da Strizzi, e poi ci andiamo, in pizzeria. Al bar troviamo dei volantini di ragazze in abiti succinti con sottostanti i relativi numeri di telefono. Ne appiccichiamo uno sulla schiena di Genk senza che lui se ne accorga, con attaccato a fianco un post-it recante la scritta ho tanta voglia. Bene. Ora possiamo andare in pizzeria. Usciamo, il posto non è lontano, lo raggiungiamo a piedi sfruttando la camminata "alla vecchio" che sta sera va di moda. Entriamo, chiediamo se alle undici e mezza servono ancora pizze, e quindi andiamo a sederci. Mentre ci rechiamo al tavolo il cameriere guarda Genk e gli dice "ho tanta voglia". FANTASTICO. Davanti ad una pizza alla fine però siamo tutti d'accordo. La squadra, che saremmo poi noi, quest'anno spacca il culo ai passeri.

Il resto è storia. Usciti all'aria aperta, in compagnia della solita strana sigaretta, scatta il discorsone della serata sopra citato: "Ma tu pagheresti 100 euro per scoparti Christina Aguilera?". "100? Io ne pagherei 500, anche 1.000!". "Ma non dire cazzate, io dopo non riuscirei a guardarmi allo specchio...". "Ma che cazzo dici, io andrei in giro con un cartello con sù scritto MI SONO SCOPATO CHRISTINA AGUILERA!. "E se prima di farti Christina Aguilera fossi obbligato a farti la Mondaini, ma senza pagare?" "Si va beh, allora facciamoci Giuliano Ferrara!" Poi sale in cattedra Marco, quello che và allo stadio con l'accappatorio della Juve: "Ma vuoi mettere con Sandra Bullock? Io pur di farmi Sandra Bullock mi farei scopare dal tipo russo che hanno avvelenato col polonio!". Questa è poesia, ragazzi...
"L'estate sta finendo e un anno se ne va,
sto diventando grande lo sai che non mi va.
In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più ...
nà nà nà nà nanà nà, nà nà nà nà nanà..."
BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 21:20

Terza di campionato:
Hesperia A 64
Giaveno Basket 52

Pensavo che non posso non scrivere della serata di venerdì scorso.
Il punto è che non so cosa scrivere. Raccontare della partita mi sa di noiosa routine...con Genk e il Carabiniere che, se esistesse, si contenderebbero il premio di MVP. Con Claudio e Ale che da bordocampo filmano e gridano. Con Giampo che dalla panchina tira giù tutte le Madonne che ci sono in cielo ad ogni singola azione non andata a buon fine. Con Andrea, Ale e il sottoscritto che pensano a trovare le somiglianze degli avversari. E così non parlo della partita. OK guys, ci sono: Parlo del post-partita. Perchè diciamocelo, il bello arriva da quando si chiude la porta dello spogliatorio. Da quando Marco si mette l'accappatoio della Juve, dirigendosi verso le docce. "Oh Marco, ma tu quando vai allo stadio vai in accappatoio per far vedere che è della Juve?". "Oh Simo, ma che cazzo c'hanno i tuoi capelli? Sono idrorepellenti? Li usano nelle cucine per sgrassare i piatti?". "Si va beh, doveva far vedere che conosceva la parola idrorepellenti...ma che cazzo vuol dire idrorepellenti??". A chiunque basterebbe un quarto d'ora per lavarsi, asciugarsi, vestirsi, e uscire. Noi di quarti d'ora, ce ne mettiamo tre, per lo meno. Ma il clou, si dico, il clou della serata, arriva dopo: IL BARETTO. Neanche siamo entrati che il nostro compagno di squadra Stefano (che al baretto ci lavora, mentre noi giochiamo le partite) ci fa segno che ci sta già preparando da bere. Ecco, da bere. Sarà l'alcohol (e tutto quello che c'era attorno), ma dopo Martini, assenzio, uno strano bicchiere contenente un qualcosa di (altamente) alcolico tutt'ora da identificare, birra, e qualche tiro di una strana sigaretta dal sapore strano, beh, dicevo, sarà l'alcohol...ma mi sono divertito. Si, mi sono divertito. Mi stupisco di me stesso, cazzo.
E così è venuto fuori che anche a Rocco e Giampo piacevano i Kings del '02: Mike Bibby, Doug Christie, Predrag Stojakovic, Chris Webber, Vlade "Dade" Divac, con Scott Pollard, Bobby Jackson e Gerald Wallace dalla panchina. O che la battuta "ho chiesto a tua mamma perchè prendeva a calci un barattolo, e lei mi ha risposto che stava traslocando" tratta da Chi Non Salta Bianco E' ci ha fatti piegare in due dalle risate tutti quanti. E poi, lui. Il grande quesito della serata: Detlef Schrempf giocava a Indiana o a Seattle? Io punto su Indiana, ma il tedesco giocava a Seattle. Aveva ragione Andre, cazzo.
E così esco sconfitto da questa serata. MJ diceva "I can accept failure, but I can't accept not trying". Io c'ho provato, e dopo una serata così non potevo chiedere di più. Di cose da dire ce ne sarebbero ancora tante, ma con gli elementi che ho in squadra, le occasioni per raccontarle non mancheranno. Una cosa soltanto: Meno male che al ritorno (come sempre), la macchina la guidava Ale.
BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 21:12

Questo, era D'Imperio:

Ci sono state due settimane. Dico, ben due. Durante le quali ho pensato, dopo quattordici anni di agonia, "la scuola è bella". E questo grazie al mio nuovo idolo. Si, lo so Marti, sarai lì a dire "ma come, un'altro?". LUI. Venticinque anni, capelli rasati corti, sempre vestito elegante, in giacca e cravatta, due cellulari, un Motorola RAZR V3 e un Sony Ericksson della Madonna (nel senso che è un bel cellulare, non che appartiene alla Madonna), e fottutamente simpatico. Il Proffessor D'Imperio. Lezione di diritto: "Mettiamo, Davide, che io e te siamo una coppia di ricchionazzi che amano fare comparsate in TV a Buona Domenica. E mettiamo che un giorno ci svegliamo e vogliamo lanciare il nostro marchio di cellulari. Prendiamo le iniziali dei nostri nomi e lo chiamiamo D&V. Lo possiamo fare? Si? No? E se si, in che modo, e facendo attenzione a quali norme? Non dirmelo. Secondo te Massa? Come ti chiami già...Maurizio? Bene Maurizio Massa...Felipe Massa... massa corporea...illuminaci!". La sera guardavo il diario, leggevo "due ore di diritto" e pensavo "boh, domani vado a scuola in orario". Le quattro di pomeriggio, gli chiedo di spiegarmi un paio di concetti che non riuscivano ad entrarmi in testa, e lui vede il mio iPod sbucare dalla tasca della felpa: "Ah bello, cosa ascolti?" Lo prende, lo accende, ed esclama "Franz Ferdinand! Grandissimo!". Ma poi un giorno entra in classe, ci guarda negli occhi uno ad uno e dice: "Ragazzi vi devo dare una brutta notizia. So che molti di voi tenteranno il suicidio, in particolare tu Davide, tenterai di lanciarti da quel balcone. Ho accettato una proposta di lavoro offertami da una famosa casa che produce automobili con sede a Torino. No, non chiedetemi qual'è, non ve lo posso dire, è top secret." L'ultima volta l'ho visto due ore dopo alla macchinetta del caffè. Stavo chiedendo ad una compagna se avesse da scambiare gli spiccioli, e lui mi ha detto "vieni Arma-seven nation army-armageddon, te lo offro io il caffè". In quel momento anche il mio cognome, Armaroli, mi piacque. Ma come tutte le storie, anche questa ha avuto la sua fine. Come direbbe il cane della famiglia Griffin: "E' un peccato. Mondo Gatto!".

BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 21:01

TOOL live @ Mazdapalace
12 novembre 2006, Torino

Cazzo i Tool...sono pazzi. Maynard James Keenan è pazzo. O almeno, non è aposto. Sale sul palco, canta durante tutto il concerto muovendosi in modo strano, con addosso un paio di jeans e una maschera anti-gas che non si toglierà per tutta la durata del concerto, alla quale a volte attacca il microfono, per quando vuole cantare libero di fare i suoi gesti strani con le mani. Gesti così non glieli avevo visti fare neanche a Piero Pelù. Dietro di lui, che al contrario di tutti gli altri cantanti delle altre band, canta su un palco rialzato di fianco alla batteria, ci sono quattro maxi-schermi che trasmettono per tutta la durata del concerto video con figure astratte e non, frutto del genio di Adam Jones, il chitarrista. Lui sta all'estrema sinistra del palco, il bassista all'estrema destra. Dietro agli enormi maxi-schermi un'enorme immagine simile alla copertina di 10.000 Days, che cambia colore e tonalità di continuo. Sopra alla band decine di luci e di fari. E poi tre laser dietro al palco, e altri due dietro alla platea, vanno a disegnare stranissime forme in aria e sul soffitto del Mazdapalace.
La gente a tratti lascia perdere il concerto per godersi lo straordinario gioco di luci che mai gli era capitato di vedere, una cosa senza senso, un concerto che và oltre la parte musicale, e che anzi dà moltissima importanza alla parte visiva. Parte che è venuta benissimo direi. E poi la musica. Le prime tre canzoni le ho fatte pogando a pochi metri dal palco, poi c'ho rinunciato perchè ogni volta che provavo a scattare una foto i buttafuori ci inondavano d'acqua. Ho visto chiaramente che mi indicavano, e allora ho preferito cambiare aria. Ma il concerto me lo sono goduto lo stesso. Dopo un'ora di musica, i quattro, invece di fare come tutte le band che si ritirano per qualche minuti per poi tornare a sorpresa per il bis, si sono seduti uno di fianco all'altro per terra sul palco. Hanno bevuto chi un po' d'acqua, chi un po' di birra come se niente fosse, e poi due di loro hanno preso due accendini, li hanno accesi, e alzati al cielo. In quel preciso istante tutte le persone con un accendino in tasca hanno fatto lo stesso, e spente le luci, l'intero Mazdapalace si è illuminato con la luce delle fiammelle. E poi sui maxi-schermi sono comparse quattro grandi fiamme, l'atmosfera è tornata incandescente, e giù di gran finale. Ho letto su Rolling Stone che ogni concerto dei Tool è visto come un evento, e in effetti, almeno per i fan presenti ieri sera a Torino, lo è stato.

 
 
La frase della serata è di Andrea "Gazza", l'amico di Ale, che è venuto al concerto con noi due:
"Cazzo, quando tutti hanno acceso gli accendini volevo farlo anch'io, ma poi c'ho pensato e mi sono detto "vaffanculo, consumo il gas!"
BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 20:46

Prima di campionato
11 novembre '06 - Aloha Basket @ Nichelino Hesperia


E' iniziato bene il campionato della mia squadra, l' Hesperia "A", che ha vinto la prima partita di campionato (in realta sarebbe la seconda, ma la prima sarà recuperata alla fine della stagione) in extremis, in rimonta, e come solo le grandi squadre sanno fare. A dire il vero, la serata non era iniziata nel migliore dei modi, ma se penso a come è finita.... Siamo andati subito sotto nel punteggio, chiudendo il primo quarto sotto di poco più di dieci punti, ma questo ci può stare. 'Sti "Aloha Basket" erano, fondamentalmente, tutti grossi, vecchi, e avevano un tipo conosciuto da tutti noi come "quello che aveva giocato in serie B". Noi in difesa facevamo abbastanza acqua da tutte le parti, e in attacco eravamo imprecisi, poco incisivi, e soprattutto, fermi. Abbiamo perso anche il secondo quarto, andando sotto di sedici punti. Ci siamo chiusi nello spogliatoio e tra un cristone di Giampo, e una tirata d'orecchie generale, siamo tornati in campo convinti dei nostri mezzi e del fatto che avremmo potuto capovolgere l'esito della partita. E così abbiamo vinto, anche se di un solo punto, il terzo quarto, ma avremmo potuto vincerlo di quattro se "quello che giocava in B" non avesse messo una tripla sulla sirena alla fine del quarto (e,tra parentesi, in faccia a me). E poi è arrivato il quarto quarto. Una cosa incredibile. Loro non riuscivano a segnare come nei precedenti tre periodi, e noi così recuperavamo una palla dopo l'altra, giocando in contropiede e avvicinandosi sempre di più al loro punteggio. Talvolta anche venendo graziati dalla fortuna. Come quando io, da vero coglione, dopo un fallo inesistente assegnato dall'arbitro (che tra l'altro era uguale a Giorgio Faletti) a loro favore, incazzato, ho tirato un calcio alla panchina. Questa, che era già "traballante" di suo, ha fatto un casino della Madonna, grazie al quale mi sono beccato un fallo tecnico, e grazie al quale ho regalato due tiri liberi al vecchietto della serie B. Il tutto mentre eravamo in piena rimonta, sotto di cinque punti, e a circa tre minuti dalla fine. Alchè è accaduto il miracolo. Il "15", lo chiamavamo così, dopo averci bombardati per tutta la sera dalla linea dei tre punti, sbaglia entrambi i tiri liberi. E da lì in poi è leggenda. Tre errori loro, due canestri di fila nostri. Ultimo possesso nelle nostre mani. Noi in panchina che non sapevamo a che cosa aggrapparci, e il cronometro dei secondi che và avanti. Dieci secondi alla fine. Simone passa la palla a Genk (Giancarlo Bertossi n.d.r.). Otto secondi alla fine. Genk dalla media distanza si alza in un jump-shot, tutta la palestra trattiene il fiato, la palla entra pulita nel canestro accarezzando morbida morbida la retina. La nostra panchina esplode. I nostri avversari rimettono il pallone in gioco ma non c'è tempo per costruire un buon tiro, lanciano in aria un pallone che sà tanto di preghiera, che sbatte contro il tabellone  e che spegne così le loro velleità di vittoria. La partita è finita. Noi in cerchio che saltiamo e gridiamo come dei pazzi, Genk che viene sballottato da tutti noi, che lo abbracciamo come fosse Michael Jordan nella finale del '98 tra Bulls e Jazz. THE SHOT. Bertossi MVP della partita, prima vittoria e primi due punti della stagione. Il tempo di farsi una doccia, sparare due cazzate nello spogliatoio come da rito, e poi tutti dal kebabbaro prima, e al bar dopo, dove Rocco, il nostro Capitano, ci offre birre, Martini, e non contento anche un giro di vodka per tutti. Grandissimo Rocco. Per la cronaca, tornato a casa io mi sono buttato sul letto a guardare Miami Heat-New Jersey Nets...Dwyane Wade, Shaquille O'Neall, Jason Kidd, Vince Carter...bravi eh...ma Bertossi è un'altra cosa.
BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 20:38

Bruce Springsteen with The Seeger Session Band
live @ Palaolimpico Isozaki - 2 ottobre 2006, Torino


No, non è possibile. Non me ne capacito. Ok che i miei idoli sono gli Audioslave, ok che come Tom Morello non c'è nessuno, ok che dico sempre che quando avrò visto un loro concerto avrò visto tutto...poi però mi capita di andare a vedere dal vivo Bruce Springsteen e non ci posso credere. Non è possibile che un concerto di un 57enne che arriva dal New Jersey, come ce ne sono tanti, mi colpisca e mi piaccia così tanto. Non è possibile che "The Boss", che tanto per essere chiari è una leggenda della musica, riesca a farmi pensare "cavolo Davide, questo concerto rischia di essere addirittura meglio di quello dei KoRn del 2002..."! Arrivato davanti al Palaisozaki verso le 19:00 scherzavo con mio padre e gli dicevo "Va bene, hai visto i Rolling Stones, i Beatles, i Genesis, Frank Zappa, Joe Cocker, De Andrè…puoi aver visto chi vuoi, ma non sei più tagliato per questo genere di cose, i concerti sono cose da giovani…”. Poi vedo una fila di gente che dal futuristico impianto progettato per le gare di Hockey su ghiaccio di Torino 2006, si dirige fino in corso Agnelli, e dopo aver realizzato che quelle centinaia di persone erano in coda fuori dai cancelli, e che i cancelli erano distanti centinaia di metri, mi rendo conto che forse anche io non sono tagliato per questo genere di cose…insomma, una rottura di palle lì fuori, e se c’è una cosa che io non sopporto, è aspettare…per fortuna mi sono portato da mangiare e da bere. Tiro fuori un paio di panini quando la coda inizia a muoversi…da lì a un quarto d’ora varchiamo i cancelli, facciamo una decina di metri e finalmente entriamo in sto benedetto Palaisozaki. La struttura è enorme, tutto molto bello, luci che ti abbagliano e tipi con la scritta “security” ovunque. Dunque, i nostri biglietti sono per il secondo anello, in pratica i peggiori…cinque minuti a cercare i due posti a noi più congeniali, e dopo aver cambiato un paio di volte idee, siamo seduti. Parecchio in alto, parecchio stretti, e parecchio lontani dal palco, che è esattamente di fronte a noi, dall’altro lato del palazzetto. Nell’ora e mezza che segue faccio in tempo a comprare una maglietta del Boss, parlare con mio padre delle avventure di Vittorio Sgarbi a “La pupa e Il secchione” e così via, tra discorsi seri e meno seri, “ole” improvvisate da noi spettatori sugli spalti e battiti di mani in stile stadio che influenzano tutte le migliaia di fans in attesa, come noi, che il concerto abbia inizio. Sono le 21:25 quando una ad una le luci dal soffitto iniziano a spegnersi. Cala il buio, un boato si alza dal pubblico, che non vede l’ora di acclamare il proprio begnamino. Tutto d’un colpo si illumina il palco, circondato ai lati da enormi tende viola, e sul quale pendono cinque lampadari in pieno stile “saloon del vecchio west”. Poi su di esso salgono i 17 membri (se ho contato bene) della “Seeger Session Band”, fiati, chitarre varie, percussioni e coriste. Il pubblico applaude, prima di esplodere definitivamente, quando il Boss appare davanti ad una folla in delirio già prima che il concerto abbia inizio. Alle spalle dei musicisti c’è raffigurato un tramonto dalle forti tonalità rossastre che ben si intonano col resto della coreografia. Sembra che quello scenario sia stato rubato ad uno di quei film dei cow boy che passano ogni tanto in TV, e io non ci posso ancora credere. Certo, io esagero un po’ con queste cose, ma avevo davanti ai miei occhi Bruce Springsteen e non ci potevo credere. Il tempo di dire qualche frase in italiano, elencare le altre tappe del tour, ed ecco che attacca con una delle mie canzoni preferite, “Jesse James”. Tre ore fa la stavo ascoltando in macchina dicendo a mio padre “questa è bella”, e ora ero lì che la ascoltavo dal vivo. Dopo di essa altre due o tre canzoni dell’ultimo CD che mi fanno andare completamente fuori di testa. Mio padre ride perché la tipa di fianco a me mi guarda strano mentre grido e canto preso dalle note folk delle canzoni di Pete Seeger, e io, incastrato tra le persone sedute intorno a me, maledico mentalmente la gente che in quel momento è in piedi sul parterre davanti al palco, che salta e batte le mani libera di fare tutto il casino che vuole (ma io, 97 euro per quei posti, non ce li avevo).

 

Una canzone dopo l’altra passano tre quarti d’ora, e io, come un deficiente, devo andare in bagno. Colgo l’occasione, c’è una canzone che mi piace un po’ meno delle altre, faccio i salti mortali tra la gente seduta sui gradini (che ha pure il coraggio di lamentarsi se la urto) e vado a fare quello che devo fare. Tornando al mio posto mi accorgo che i tipi della security si fanno tranquilli tranquilli i fatti loro, così, anche senza biglietto, faccio una capatina al primo anello senza che nessuno mi dica niente. Alchè mi viene l’ideona: vado a chiamare mio padre e con lui torno al primo anello indisturbato, facendo le scale per la terza volta in una manciata di minuti, con la gente che mi maledice. Bello il primo anello, molto più vicino al palco, e poi sto concerto mi prende sempre di più, una canzone dopo l’altra, una più bella dell’altra. I musicisti sono dei veri fenomeni e Bruce in un paio di occasioni si deve arrendere al pubblico che non gli permette letteralmente di cambiare canzone come nel caso di “Old Dan Tucker”. Lui aveva finito di cantarla e si stava apprestando a dire il solito “Grazie” (anzi, GRAZI), quando la gente invece non ne aveva abbastanza e continuava a cantarne il ritornello…e lui che fa, si lascia scappare l’occasione? No, lui prima fa gesti a mò di direttore d’orchestra, e poi si rimette a cantarla , con la band che non smette di suonare per un momento. Poi la svolta, dico a mio padre “oh, proviamo ad andare sul parterre, al massimo non ci fanno passare”, e così facciamo. Indisturbati finiamo in mezzo alla gente che salta pazza di gioia, e facendoci largo tra la folla, arriviamo a non più di quindici metri dal palco. Che spettacolo. Il Boss si mette a cantare “The River” e il concerto raggiunge livelli inimmaginabili. Dopo due canzoni più lente, tornano le ballate da vecchio west, e io do di testa. E’ la volta di “Pay Me My Money Down”, lui canta le strofe, noi cantiamo il ritornello, lui fa segno di fare più rumore, e noi lo assecondiamo sgolandoci, noncuranti del mal di gola post-concerto. Poi il momento secondo me più bello. Si abbassano le luci, l’atmosfera si fa più intima, le luci dei riflettori sono tutte su di lui. Bastano due note di chitarra per capire che è la volta di “My City Of Ruins”, canzone post 11 settembre dall’album “The Rising”. Io la so tutta ma lascio cantare lui che quasi sotto voce intona la prima strofa. Poi entra la band, le coriste hanno una voce fuori dal normale. Quando dice “with these hands” tutti alzano le mani cantando quasi sottovoce, e quando il ritornello dice “c’mon rise up!” il pubblico esplode, le luci illuminano il palco, con alle spalle dei musicisti una triste tenda grigia raffigurante pioggia cadente. Il Boss cantando questa canzone è serio, la sua memoria torna inevitabilmente ai fatti del World Trade Center, è evidente. E il pubblico sembra capirlo, tanto che l’applauso che ne scaturisce ha un nonsochè di malinconico, nessuno che grida o che fischia per incitare la band, solo un lungo applauso al quale segue un classico “thank you” rivolto alla folla. Il tempo passa, io mi guardo attorno e mi rendo conto di quanto il Palaisozaki sia stracolmo di gente. Le gradinate sono affollate all’inverosimile fino negli angoli da cui vedere il palco è a dire poco un’ impresa, e io non ci posso credere di essere così vicino ad un mostro sacro del rock. Alla mia sinistra c’è mio padre che cerca di cantare le canzoni, inventandosi parole in una lingua che tutto è tranne che l’inglese. Ogni tanto mi dice “Madonna che roba ragazzi” e io gli rispondo “Non ce n’è, sono dei grandi” oppure “Ma ti rendi conto?!”. Davanti, ho una ragazza poco più bassa di me, piccolo particolare che mi permettere di assistere allo show senza alcun problema, che salta e sbraita impazzita, e che non smette un attimo di sorridere, strafelice del momento che sta vivendo. E alla mia destra invece c’è un tipo sulla trentina, preso anch’egli dal concerto, che sa tutte le canzoni a memoria, e del quale mi accorgo quando iniziamo entrambi a battere le mani nello stesso momento e allo stesso ritmo. La gente ci asseconda e in un attimo tutto il pubblico batte le mani con Springsteen che sorride e fa gesti come per dire “più forte…”.
Ma a stare in piedi, ahimè, ci si stanca. Per me non è un problema, tanto lo zaino è praticamente vuoto perché i panini me li sono mangiati, rimangono solo un paio di felpe e un paio di succhi di frutta. Ma mio padre, che è coetaneo del signore per il quale abbiamo pagato il biglietto, ad un certo punto è costretto ad alzare bandiera bianca, e allora mi vedo obbligato ad accompagnarlo a sedersi in prima fila nel primo anello,, comunque non lontano dal palco, dove assistiamo a due canzoni. Dopo un minuto però io sono già lì che gli dico “Oh, riprenditi che dobbiamo di nuovo andare là, a vedere la fine del concerto!”. E così, dopo meno di dieci minuti siamo di nuovo in pista, più o meno nello stesso posto di prima, pronti per il gran finale. Si sa, di solito per l’ultima canzone gli artisti danno il meglio di se stessi,sarà per lasciare un bel ricordo, fattostà che il pubblico si aspetta sempre la chiusura col botto. Il punto è che la band suonava con una tale intensità, e il Boss cantava con una tale voglia di cantare, che durante l’ultima mezz’ora del concerto noi pensavamo che ogni canzone che stavano suonando fosse l’ultima della serata. Insomma, l’ultima mezz’ora è stata stratosferica, con le parti strumentali a farla da padrona, finchè non è arrivata l’ora di American Land, canzone inedita che verrà inserita nella nuova edizione di “We Shall Overcome The Seeger Session”. Questa è stata la cosiddetta chiusura col botto, una chiusura che migliore non ci si poteva immaginare. L’hanno tirata avanti per le lunghe, giocando con gli strumenti, ridendo e scherzando, prima di posare chitarre, violini e via dicendo, per fare l’inchino tutti abbracciati davanti ad un pubblico di quasi 13.000 persone in delirio, che quando si riaccendono le luci del Palaisozaki, dispiaciuto, si rende conto che il Boss se n’è andato, e che il concerto è finito. Mi faccio fare una foto con alle mie spalle gli spalti che vanno via via svuotandosi, e poi ci accodiamo alla folla che si dirige verso le uscite. Mi metto la felpa perché sono sudato marcio, usciamo e un tipo grida “Poster di Bruce Springsteen a tre euro!” ma nessuno lo caga, tutti preferiscono fiondarsi sulle decine di bancarelle che vendono le magliette “tarocche”. Due passi e siamo in macchina, mio padre accende l’autoradio e io metto il CD del Boss. Mentre torniamo a casa guardo e riguardo le foto (venute malissimo) del concerto…è stata una serata impossibile da descrivere, anche se è fin’ora che provo a farlo…per farla breve, basta dire che Springsteen nella mia classifica personale è lì lì al primo posto con Tom Morello…detto questo, detto tutto.

Bruce Apringstee with The Seeger Session Band live @ Palaolimpicoisozaki 4 ottobre '06 #3

BibbyMVP

venerdì, 08 dicembre 2006, ore 20:01


15.1.'06 - Giuliano Palma & the Bluebeaters
live @ Hiroshima Mon Amour

 

39 - 15.1.'06 - Giuliano Palma and the bluebeaters live @ Hiroshima Mon Amour

 
Tra le mie tante passioni, si sa, spicca quella dell'andare ai concerti, e domenica sera è toccato a Giuliano Palma e ai suoi  fantastici Bluebeaters essere omaggiati della mia presenza all'ultimo live del loro tour...che dire, il Giuliano è simpatico e anche stiloso con quei vestiti e occhiali che fanno tanto anni '60...balla, suda e scherza tutta la sera, nonostante la sua voce non sia al top, e regala al pubblico (regala più o meno, è costato 12 euro) una divertente ora e mezza, nella quale propone splendide cover di canzoni degli anni che furono, come Messico e Nuvole, Sweet Revenge, Wonderful Life e via dicendo. A fare da contorno a questo (a mio parere) bellissimo concerto, c'è stata l'ora e mezza di attesa davanti alle transenne, passata a difendere la prima fila e a sparare cazzate...e così, com'era prevedibile, Il Mamelaccio ha dato il suo meglio con la sua "posso dirtelo adesso" che ha rallegrato l'umore di tutti noi. Poi, dopo un'ora e mezza, finalmente si spengono le luci e salgono sul palco primo e secondo chitarrista, tastierista, batterista, bassista e trombettista. Dopo un breve pezzo strumentale, il primo dei sopracitati introduce "The King", il cui ingresso sul palco viene accompagnato da grida ed euforismo generale. Poi parte il concerto e partono anche le cose da raccontare...come quando il tastierista mi ha guardato e io gli ho fatto un occhiolino seguito da un cenno della mano come per dire "bella bro", e Manu, inevitabilmente, si è messa a ridere...come quando Il Giuliano preso dalla foga del concerto, commette l'errore di farsi scappare dalle mani l'asta del microfono che rovina inevitabilmente sulla testa di una ragazza in prima fila, alla quale poi, The King chiederà scusa con il suo fare simpatico e anticonvenzionale...come quando Mamelaccio si è messo a gridare le sue celebri frasi "dateci l'acqua porca puttana" o "vogliamo l'acqua che quì fa un caldo della Madonna" (poi, tanto per essere precisi, Giuliano l'ha data a me l'acqua...)...o come quando io gli ho gridato "bella Giuliano!" e lui, rivolto a me, si batte il pugno sul petto in stile Allen Iverson all' All Star Game, con Manu che mi grida "Davide ti ha fatto così! Lo diceva a te!"...insomma, un gran bel concerto. Certo, ne ho visti di migliori, ma sto Giuliano mi piace, così come mi piaceva l'atmosfera festaiola che si respirava mentre il gruppo proponeva improbabili passi di danza che io e i miei amici abbiamo già iniziato a ripetere nei momenti di scemenza generale (vero Marti e Manu)...come direbbe "the big Aristotele of the Aristoteles (Shaq)...E' TUTTO MOLTO BELLO
BibbyMVP