"Vedi Dylan e poi muori"
La cronaca della serata è pressapoco questa quà: Arrivo al Palaisozaki presto direi, tipo mezz’ora prima dell’apertura dei cancelli. Perché i miei biglietti sono, comunque sia, non numerati, tipo che il primo che arriva si becca i posti davanti al palco, e gli altri dietro. E così è stato. Poche persone tra me e le transenne, direi tre metri tra me e il palco. A farmi compagnia mio padre, e quattro panini (rispettivamente prosciutto crudo-burro, prosciutto cotto-burro, bresaola-robiola alle erbe, nutella). La gente intorno a me si divide in due categorie: i giovani, categoria rappresentata da hippie con le varie magliette di Dylan, i vari ciondoli della pace, e le varie scarpe distrutte, strappate, slacciate. E la categoria di quelli in là con l’età. Che mentre aspettano l’inizio del concerto non si siedono per terra perché si sporcano i pantaloni, quasi sempre in coppie di marito e moglie, che guardano ‘sti giovani come a dire che loro erano quelli che ascoltavano veramente Bob Dylan, noi siamo arrivati dopo, e proprio non si spiega come possiamo spendere i soldi per vedere uno della loro età.
Com’è, come non è, le due ore d’attesa passano. Le luci si spengono. Una voce annuncia: «Ladies and Gentlemen, the Columbia recording artist Bob Dylan!». Mio padre grida “E’ lui! E’ lui! E Bob Dylan!”. Classica reazione di mio padre, che a Springsteen, Genesis, Zappa, Beatles, Rolling Stones e De Andrè, aggiunge anche il menestrello.
L’idea che il menestrello dà, è quella di un allegro anziano signore intorno ai 120 anni che suona simil-allegramente la chitarra. Le canzoni invece sono sia quelle storiche (completamente stravolte), sia quelle dell’ultimo CD, e le canta con la sua voce che voce più non è, alla Guccini, in modo che la gente non ci possa cantare sopra. Ma intorno a lui c’è qualcosa che io descrivere non saprei. Tipo che emanava luce, gli mancava solo l’aureola, e poi il gioco era fatto. Voglio dire, Bob Dylan è sempre, comunque sia, Bob Dylan. Che tu lo possa classificare come una persona che comunque sia è una persona normale come tutti noi, o che tu lo possa classificare come un mostro sacro che dà merda a tanta gente che ha fatto, fa e farà musica. Sto tizio che emana blues ad ogni singola nota, che canzoni a parte pronuncia tre parole in tutta la sera, a cui scappa giusto un sorrisetto dopo che il pubblico batte per mezz’ora le mani, accompagnato da una band che spacca, comunque sia, il culo. Beh, sto tizio, con il suo completo elegante, il suo cappello e i suoi baffetti, la prima volta che ha suonato l’armonica c’ha fatto viaggiare. Vedere Bob Dylan che suona l’armonica per me è da classificare nella categoria “vedi Napoli e poi muori”. Come se fai vedere ad un appassionato di basket Michael Jordan che schiaccia a due mani, o ad uno di calcio Maradona che pennella una punizione. Dicevo ad un futuro Nobel con il quale amo intrattenere interessanti discussioni quasi quotidianamente, che l’aver visto Dylan dal vivo (e non Brandon, non Steve, non David, proprio Dylan), “ti rimane dentro. Tipo un tatuaggio indelebile. E’ un’esperienza, una cazzo d’esperienza”. E io quest’esperienza, ne vado fiero, l’ho vissuta.
Tipo che siamo andati all'Evita. Per l'occasione, il sottoscritto sfoggiava camicia bianca-jeans normali-scarpe nike-cabinotte, ovvero, cose dell'altro mondo. Tipo che abbiamo ballato da mezzanotte alle 4:00, col picco di "Heeeeeyyy baby I want know (UH!-AH!) if you be my girl". Bel posto, bella gente, belli i marruchi che si facevano le piste nel bagno. Fattostà che arrivano le 4:00, e noi usciamo, saliamo in macchina, e facciamo per tornare a casa. Passano dieci minuti, tra cazzate e la voglia di trovare un fornetto, che una macchina proveniente dal senso opposto ci fa i fari. Trenta secondi e un'altra macchina ci fa i fari. Il Mamelaccio scatta con la solita frase "solo! Tua sorella e tua madre quella zoccola, cazzo c'hanno da fare i fari questi???".
Un minuto dopo, proprio mentre il mamelaccio diceva "raga, sono pieno come un uovo, ho bevuto da far schifo", il carabiniere si apprestava a dire "patente e libretto prego".
Davide: "Boh, siamo fottuti"
Andrea: "raga, quale cazzo è il libretto?"
Manu: "-parolacce e cristoni vari-"
Marti: "Beh, raga, la multa la dividiamo tra di noi...no?"
Attorno a noi, gente disperata in procinto di fare il test del palloncino. Uniti nel dolore e nello sconforto, gente che neanche si conosceva, si lanciava occhiate di disperazione da una macchina all'altra, e intanto il carabiniere chiede: "Fatto uso di sostanze alcoliche?"
Andrea: "Io no, assolutamente (Marti dammi un cicles, qualsiasi cosa, cazzo)"
Tutti in coda, dietro a sta benedetta macchina del palloncino, i vari autisti delle varie auto fermate, aspettano l'ora X, l'ora della verità, l'ora del "dì ciao ai tuoi primi punti che se ne vanno dalla patente". Noi appoggiati alla macchina diamo il Mamelaccio per spacciato. Si, ha bevuto-si ma cazzo tutti bevono-si ma guarda che 'sti test ti fregano- si ma guarda che anche se hai bevuto una semplice birra-eh si, è passato troppo poco tempo-e poi ha bevuto il vodka e redbull-si ma...il carabiniere gli fa: "lei ha bevuto?"
Andrea: "Io? No, assolutamente, sono astemio dalla nascita"
Carabiniere: "Ok, allora può andare".
"Sto stronzo, lui e sua madre quella gran vacca...m'ha guardato la patente, m'ha detto "ah, lei si chiama Mameli, non è che per caso conosce Goffredo...? Che se la vadano a prendere nel culo tutti quanti sti...(continua)"
SINTESI DI UN'ORDINARIO LUNEDI' DI PASQUETTA


Mamelaccio sentenzia: "Raga, non me ne frega un cazzo, alle nove meno cinque tutti in piazza, chi c'è c'è, chi non c'è s'attacca". Bene. Sono le dieci meno un quarto, e stiamo partendo (...). Del tipo che evidentemente tutto il mondo ha deciso di passare Pasquetta a Villar Perosa, del tipo che New York City nell'ora di punta non è niente in confronto a 'sto ammasso di vacanzieri del lunedì di Pasquetta. Piemontesi presenti: uno (io). Meridionali presenti: tanti, tutti gli altri. Si gioca a pallavolo. Si mangiano due panini e una torta salata. Si improvvisa una tedesca. Che scasso. Ci si becca gli insulti dei vicini ai quali abbiamo distrutto piatti e tavoli. Che scasso. Si beve perchè fa caldo, si torna a giocare "oh raga però si gioca bene cazzo...no, occhio! Il pallone! Scusi signora, non sono stato io...è stato il mio amico". "Pallaaaa...ehy tu, palla, grazie". "Signoraaaa la palla, grazie mille, gentilissima". Si fotografa la gente. "Certo che c'è certa gente in giro...". "oh, ma gli unici coglioni che si divertono a fotografare la gente strana siamo noi eh...". Un gelato, due cazzate in riva al lago, ma il tempo vola, il tempo stringe, il tempo è denaro, e il tempo scarseggia. Ergo, si torna a casa, che sono le cinque.
Doccia, mi vesto, tutti da Marti, la pizza Bismark è servita. "Oh, ma come cazzo fai a mangiare una pizza con un uovo in mezzo, poi me lo spieghi...". Due Juve-Fiorentina a Pro Evolution Soccer 6, e poi sul divano a guardare la tele. Mettersi d'accordo sui film, tra una notte al museo e alla ricerca della felicità, è impossibile. Si preferisce mangiare un tiramisù. Andrea non può, Manu gli si è addormentata addosso e lui col cazzo che la sveglia, fa il contorsionista con noi che non sappiamo a che santo votarci per la scena a dir poco (a loro insaputa) esilerante/tragicomica. Idolatriamo Gianfranco Funari che manda a cagare la moglie, accettando di mettersi un pannolone regalatogli da Enrico Lucci delle Iene. Rendiamo grazie ad Alessandro Sortino per il servizio su Don Vito Corleone/Clemente Mastella. Manu si sveglia ma ha sonno, deve andare a casa, e via i primi due. Cosmo rimane un'oretta, ci fa compagnia il David Letterman Show che intervista John Travolta, e poi anche lui ci abbandona. Il resto è storia: Starsky & Hutch, El Chula e Nicola Savino, Gene Gnocchi, e un film su una flotta di squali nucleari alle tre di notte, conditi da amaro montenegro, liquore al mandarino, succo di frutta ACE, e biscotti al cioccolato. FANTASTICO.
