sabato, 28 luglio 2007, ore 18:09

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No, non vado in trincea.


Vado in Toscana con i MIEI PIU' CARI MIEI-MIEI AMICI.

Insomma, au revoir. Ci vediamo quando ci vediamo.






BibbyMVP

mercoledì, 25 luglio 2007, ore 00:47

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Seduto in camera mia ad ascoltare i cari vecchi Blink-182, che si sono sciolti, hanno formato altri due gruppi, si sono praticamente bruciati, hanno ritentato di rilanciarsi riproponendosi sotto nuove forme e sotto nuovi nomi, ancora più cazzuti rispetto a “Blink-182”, vendendo biglietti dei loro punk-rock shows ai nuovi ragazzini che ora non sono più i liceali punk-rocker tutti skateboard e California, bensì una nuova specie che va a classificarsi sotto il nome di “emo”, che io non ho ancora capito cosa cazzo sia ‘sto “emo”, se sia figo, se sia cool, se sia idiota, se sia da dargli fuoco, a ‘sto “emo” . Dicevo, ascolto questo CD, tale Enema Of The State, ovvero “clistere di stato”, con la parola “enema” che va a sostituire “enemy”, cioè nemico (che figata quando l'ho scoperto, li ammiravo per questo...). Ebbene, questo CD dev’essere uno dei primi che ho comprato, insieme ad  Americana degli Offspring. Li ho comprati entrambi al “Continente”, in uno dei sabati pomeriggio passati a fare la spesa con i miei genitori, e ora quel posto non si chiama più “Continente”, bensì “Carrefour”. Da allora ho visto un bel po’ di concerti, ho ascoltato un bel po’ di musica, ho speso un bel po’ di soldi in articoli musicali e non, recanti la scritta “limp-Bizkit” e “KoRn” prima, e “Rage Against The Machine” e “Audioslave” poi. Sono passato dall’idolatrare i gruppi perché mi piaceva il cappellino rosso da baseball portato al contrario, all’apprezzare le parole, le schitarrate e tutto quello che c’è dietro a quelli che ora posso chiamare veramente artisti. Una volta ascoltavo i Blink-182 perché mi scassava che il chitarrista Tom DeLonge ruttasse tra una canzone e l’altra più forte di quanto potessi fare io dopo aver bevuto quel solito litro d’acqua che mi scolavo alla fine di ogni allenamento, ora ascolto Tom Morello o i Tool perché sposo le loro idee politiche e la psichedelia dei loro concerti. Una volta andavo appena potevo dal mio amico per farmi masterizzare i suoi CD, perché i masterizzatori erano fighissimi, masterizzare i CD originali era illegale e per scaricare una canzone ci voleva solo mezz’ora. Oppure vedevo un video del mio cantante preferito su Mtv, a Select, mi fiondavo su Kazaa, lo lasciavo acceso tutta la notte, e grazie alla connessione flat a 56k del mio amico, la mattina seguente il video di tre o quattro minuti massimo era nella cartella “incoming”. Adesso, io e il mio amico, abbiamo entrambi la flat, rispettivamente da 2 e 4 Mega, scarichiamo l’inverosimile dalla rete, e lasciamo acceso il PC per giorni interi, con il mulo che scarica un file dopo l’altro. Ora mi scarico i CD da internet prima che questi escano sul mercato, e una volta usciti, li compro direttamente da Internet. Una volta mi ero comprato il lettore CD portatile della Philips tutto trasparente con l’anti-shock! Ora ho un iPod nano da 4GigaByte che non è neanche del tutto pieno. Una volta mia mamma ascoltava la musica in ufficio e sul treno con “il mangianastri”, ora lei s’è comprata l’iPod più bello del mio. Com’è che diceva…? “The times they are a-changin’”…insomma, CHE AMAREZZA.

 

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BibbyMVP

mercoledì, 18 luglio 2007, ore 16:21

16.7.'07 - MUSE live @ Arena di Verona

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Tipo che in un giorno imprecisato di febbraio ero venuto a sapere che i Muse sarebbero tornati in Italia, per un concerto all’ Arena di Verona. “Mamma domani vado alla Fnac a prendere i biglietti per i Muse all’ Arena di Verona, massì, mica interferirà con la maturità, massì, non costano tanto, massì, poi vedo come arrivarci…per ora prendo i biglietti…ok?”. Tempo ventiquattr’ore e i biglietti per la platea numerata erano già miei, e da allora è iniziato il count-down. Ieri giravo per le strade di Verona e dicevo “Oh, checchhrisi, io non ce la faccio. Tra due ore saremo davanti a Matthew Bellamy, te ne rendi conto? TE NE RENDI CONTO!!!???”. Perché a me l’attesa per un simile evento da alla testa, tipo che non ragiono più, parlo solo di quello e se non ne parlo si vede che ci penso. Ma tanto. Com’è, come non è, girare per Verona tutto il pomeriggio con quaranta gradi centigradi all’ombra è anche stato bello, scolarsi RedBull granite e bevande varie è stato altrettanto bello, ma è stato ancora più bello girare per le vie di Verona incrociando ad ogni angolo gente con la maglietta uguale identica alla mia. Per una volta mi sentivo quasi circondato da gente normale (ammesso che io lo sia), piuttosto che da truzzetti/emo/skin che affollano Torino a qualunque ora del giorno e della notte. Poi aprono i cancelli, e arriva il momento di entrare all’interno di questa struttura che a giudicare dall’aspetto deve essere vecchiotta anziche no, tipo che sarebbe da radere al suolo e costruirci sopra un bel palazzetto e/o stadio stile Wembley, una bella colata di cemento e non se ne parla più. Ma, tant’è, proprio schifo non fa, quindi vado a sedermi sulla mia poltroncina numerata alla quale alla fine della serata mancherà misteriosamente lo schienale vellutato rosso che ricomparirà misteriosamente a distanza di un giorno sulla sedia di camera mia, e attendo. L’attesa è A) una rottura di coglioni, perché i concerti devono iniziare ad una certa ora, e puntualmente iniziano con un’ora di ritardo di troppo, e B) straziante, perché chissà dove sono Bellamy e compagnia bella mentre noi siamo seduti a chiacchierare con un ex collega di mia mamma che non vedevo da tipo cinque anni, e che il caso vuole avesse il posto affianco al mio. Fattostà che questo ex collega di mia mamma canterà tutte le canzoni insieme a noi, a me e alla bestia per intenderci, e non esiterà neanche un secondo ad alzarsi in piedi, a saltare e a levarsi la maglietta stramarcia di sudore come Dio comanda. Il Bellamy di cui sopra dev’essere rimasto spiazzato. Abituato alle settantamila persone tutte poganti e Rock’n’Rolleggianti com’è, dinnanzi ad una platea di persone tutte sedute buone buone sotto l’occhio vigile della sorveglianza, mangia la foglia e fa la super-mandrakata. Dice qualcosa tipo “cazzo ve ne frega della sorveglianza, alzatevi e spaccate tutto” (vabbè non proprio in questi termini, però il senso doveva essere quello diciamo), e la gente esplode. Il resto, che ve lo dico a fare, è storia vecchia. Che ‘sti Muse facciano paura dal vivo lo si sapeva già, che rimanere senza voce dalla terza canzone in poi fosse normale, si sapeva già anche questo, che per all’incirca le prossime due settimane saranno la mia band preferita e che ogni volta che li vedrò, li ascolterò, o ne sentirò parlare mi verrà la malinconia portami via, anche quello si sapeva già. Tutto il resto è superfluo. Tanto tessere le lodi di un concerto senza senso ma proprio senza senso per bellezza, intensità, cornice, e via dicendo, è praticamente inutile, perché non riuscirei mai a descrivere nella maniera corretta quello che ho vissuto ieri sera. Perché Bellamy è un mostro, come tiene lui il pubblico l’ho visto fare soltanto ad un’altra persona, la scenografia mi spiace dirlo ma è la più bella ch’io abbia mai visto, e il…no, basta, mi fermo qui, tanto è inutile. E’ solo che ora dimenticarmi di ‘sto concerto penso sarà un minimo impossibile…

Per la cronaca, questa è stata la scaletta:
Knights of Cydonia
Map Of The Problematique
Hysteria
Supermassive Black Hole
Butterflies & Hurricanes
Hoodoo
Apocalypse Please
Feeling Good
Sunburn
Invincible
Starlight
Man Of Mystery
Time Is Running Out
Bliss
Soldiers Poem
Unintended
New Born
Plug In Baby
Stockholm Syndrome
Take A Bow





"Io non so, tutti 'sti tipi che dicono che il Rock'n'Roll è morto...
non è un cazzo vero.

Il Rock non è morto per due motivi: I White Stripes, e il succo di frutta ai frutti di bosco della Zueg. Ricordatelo sempre"
BibbyMVP

sabato, 07 luglio 2007, ore 18:03

Sammertaim

Tipo che mia madre me l’ha imposto. Domenica andiamo al mare. E ci stiamo fino al sabato successivo, pure. Ergo, niente campetto la domenica pomeriggio, niente braciolata con gli amici, niente concerto di Lou Reed, e niente concerto di Roy Paci. Niente, dobbiamo andare al mare. “Si perché ci vuole un attimo di pausa, per riprendersi dagli esami, per staccare un attimo la spina, per cambiare un po’ aria, siamo sempre a casa, andiamo un po’ al mare così ci svaghiamo un po’”. Per la serata di ieri sera prevedevo una litigata, e per la serata di ieri sera litigata è stata. Questa volta il nocciolo della questione era la montagna di robe che mi devo portare in vacanza, che alla fin fine che te lo dico a fare è sempre la stessa tutti gli anni. “Perché non puoi fare a meno del lettore DVD, perché tutti ‘sti libri che è solo una settimana, perché tutti ‘sti CD se tanto hai l’iPod, perché tutte ‘ste magliette chiare, ne hai poche scure, perché al posto di quella di Bruce Springsteen non ti porti quella che t’ho comprato a Roma che è tanto bella? Non ti piace? Quindi non ti piace? Guarda che poi là la roba né te la lavo, né te la stiro, arrangiati.” Improponibile una cosa tipo “Dai, ma non potete andare tu e la nonna, io rimango a casa, tanto è una settimana soltanto…”. “Certo, e voglio vedere chi ti fa da mangiare e come vivi! Non se ne parla, io non ti lascio a casa da solo, non mi fido. Cosa? Tuo padre? Si, voglio proprio vedere come farai con tuo padre!”. Una macchinetta, quando parte non si ferma, è inutile. Così, mentre lei passeggerà per le strade, avanti e indietro sempre a guardare le solite vetrine griffate Armani Jeans o Calvin Klein, con il suo iPod, le sue Prada, la sua borsa della Eastpak che se avesse aspettato si sarebbe comprata quella della MBC che è più bella, mentre lei starà sdraiata al sole dieci ore al giorno per poi tornare in ufficio la settimana successiva e sentirsi dire tutta contenta “mamma mia come sei nera, ma sei andata al mare? Ooooohhhhh!!!!!”, io mi chiuderò, senza computer, senza connessione a Internet, passando le serate a guardare tutti i film di Martin Scorsese che eMule è riuscito a procurarmi non appena giuntami la notizia della settimana al mare, e che abilmente e astutamente mi sarò portato dietro, contro la sua volontà, nella vana speranza che da qualche parte abbiano rimesso a nuovo un campetto che frequentavo negli anni scorsi, vana speranza sulla quale non scommetterei minimamente ma che te lo dico a fare la speranza è l’ultima a morire. Peccato che il portarmi dietro il pallone da basket mi sia costato una mezz’ora buona della già citata litigata di ieri sera: "Ah, pure il pallone da basket?! E la nonna dove si siede con tutta 'sta roba? Dobbiamo fare anche lo spazio per le valige! Non se ne parla, se ti porti il pallone devi rinunciare a qualcos'altro!". Dio mio...


Inoltre, posto quì di seguito una cosa che avrei voluto postare tra due giorni, ma tra due giorni manco per il cazzo che potrò. Giusto per ricordare cosa succedeva tra due giorni un'estate fà...


BibbyMVP

venerdì, 06 luglio 2007, ore 00:23

Giorno #4

Succede che mi alzo dal letto fresco come una rosa che saranno tipo le sei di mattina. Fresco fresco perché questa volta le ore di sonno sono state ben due. Per l’esattezza dalle dieci e mezza a mezzanotte e mezza della sera precedente, poi zero. Dopo essermi girato e rigirato nel letto per fate voi il calcolo delle ore che tanto non è difficile, mi mangio il solito pacchetto di Togo al cioccolato fondente, mi bevo il solito caffè d’orzo, e via dicendo, tutte le cose che faccio di solito, compreso comprare al bar questa volta ben due Red-Bull, perché è il giorno dell’orale, e io sono in coma. Fattostà che sono davanti alla porta, dall’altra parte del muro c’è la commissione d’esame , e io faccio ad Alvarez e Samu “pochi cazzi raga, lo so che ci siete prima voi di me, ma non è un problema se passo io e me la levo subito, vero?” Loro stentano a crederci e quasi s’inchinano, dunque entro, saluto, mi siedo, e terrorizzato mi sento dire qualcosa tipo “Ah, questa è la sua tesina…si…ma non è che gioca troppo alla Playstation lei?”. Il titolo è la Sony e la società dei mass-media, è una cazzo di tesina, parla del marchio della Sony e della tutela del marchio nel nostro ordinamento giuridico, parla del ciclo di vita di alcuni tra i più importanti supporti per la riproduzione musicale della Sony, parla della società di massa, di Guy Debord e de la société du spectacle, degli apocalittici e degli integrati, di Pasolini e delle lezioni americane di Calvino, della globalizzazione e delle multinazionali, e questo mi viene a dire che io gioco troppo alla Playstation…"No, guardi, se vogliamo trovare un nesso tra le mie passioni e la scelta della Sony direi piuttosto che alcuni dei miei artisti preferiti come ad esempio Dylan e Springsteen sono prodotti da...”, “va beh, ma mi parli piuttosto di Storia, mi sa parlare di qualche grande dittatura del Novecento?”. E già avevo capito come sarebbe andata a finire. La prossima volta che mi dicono di preparare una tesina, io non la preparerò, perché tanto alla fin fine che te lo dico a fare te ne fanno dire un terzo se è tanto. Com’è, come non è, passa un’ora e mezza. Una cazzo d’ora e mezza, tra la professoressa di Matematica che mi chiede il perché delle mie domande riguardo allo svolgimento di un esercizio, visto che è lei la professoressa, e io l’alunno. Tra la professoressa di Inglese che mi chiede i tipi di trasporti, i relativi costi e le relative spese aggiuntive vedi imballaggio, vedi casse, vedi sacchi, vedi un po’ cosa cazzo ti pare. Finisce l’ora e mezza, mi alzo, prima di uscire scopro che del tema e della lettera commerciale di Inglese ho preso rispettivamente quattordici e tredici e che quindi è dopo, che è iniziato il massacro. Saluto tutti, compresa la professoressa esterna di Diritto che è la fotocopia del mostro del film “I Goonies”, sorridente, esco, e la mia estate è iniziata. E nonostante sia andata fondamentalmente di merda, lascio lì Alvarez e Samuel a farsela sotto, salgo in macchina ascoltando Born to run, e me ne vado felice come un coglione. Perché sia che a settembre debba ripetere quinta, sia che a settembre debba trovarmi qualcos’altro da fare per occupare il tempo, ora ho due mesi per leggere tutto quello che non ho potuto leggere, guardare tutti i film e i telefilm che non ho potuto vedere, e finire un’intera stagione a NBA live con i Phoenix Suns di Steve Nash. E vaffanculo, cazzo.

BibbyMVP

domenica, 01 luglio 2007, ore 03:26

No, non farti condizionare dal titolo del post. E' sì un post per intenditori, ma lo puoi leggere anche tu comune mortale che non vivi solo ed esclusivamente per il basket. Dai. Sù. Leggilo. Che ti costa? Un po' di cultura generale. Torna sempre utile, no? Insomma, quello che sostanzialmente voglio dire io, è che, comunque sia, Marco Belinelli spacca. Come al solito, fregherà un cazzo a nessuno di basket. Ma io insisto e persisto, ostinato, e dico che se c'è un giocatore che spacca il culo ai passeri, questo è Marco Belinelli. E non lo dico da quando è stato scelto col numero 18 al draft NBA l'altra notte, io la sua canotta comprata al Paladozza di Bologna con lo scudetto appiccicato sul petto cel'ho da anni due, quindi non iniziamo a pensare fesserie, eccheddiamine. Ora, da apripista ha fatto Il Mago Bargnani, che in un club europeizzato come Toronto s'è trovato da Dio, e dico che bene farà anche Marco. Tra un Don Nelson che ha sempre creduto negli europei (vedi un certo Nowitzki), un sistema di gioco che definire basato sul contropiede sarebbe un eufemismo (perchè più contropiedisti dei Warriors esistono solo i Phoenix Suns, detto questo detto tutto), con gli spazi che un tiratore come lui saprà crearsi, e  con una città come quella della Bay Arena, San Francisco, con un'arena (perchè dall'altra parte dell'oceano ci sono le arene, non i palazzetti dello sport) nella quale l'emittente televisiva per dimostrare al pubblico a casa quanto baccano facessero effettivamente i sostenitori della squadra in questione, ha dovuto inquadrare ripetutamente il contatore di decibel fisso a bordo campo che sfiorava altezze inimmaginabili, con ventimila persone che grideranno il suo nome, tutti con la maglietta d'ordinanza mostrata nei recenti play-offs recante la scritta "we believe", ecco, con queste premesse spero che il ventunenne bolognese possa veramente far capire al pubblico stelle&striscie che tra le nazioni europee ci sarebbe anche l'Italia. Perchè non mi sembra che l'abbiano capito tanto bene, per ora, che  noi quaggiù non siamo tutti pizza, mafia & mandolini...


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Quì sopra potete ammirare una foto di Belinelli che stringe la mano a David Stern, commissioner NBA, ebreo, che due conti in tasca visto il sorriso che si ritrova, deve esserseli fatti, se si tiene conto del paio di dollarucci che il mercato Italiano porterà alla sua azienda...
Il tutto aspettando il Gallo (l'immenso Danilo Gallinari, di diciannove anni d'età...), e con un pizzico di speranza per il Mancio (Mancinelli), che sembrava già una star, e che invece s'è un po' perso...

BibbyMVP
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