Zucchero "Sugar" Fornaciari
G.S. Sangone 112
P.G.S. San Luigi 67
Mark Van Mioleen, voto 7. Domina a rimbalzo e come un grande chef serve la specialità della casa in più di un'occasione:
Alessandro Marrese voto 7,5. Assist, canestri, entrate a spezzare i raddoppi. Vera e propria anima della squadra.
Alberto Alessio, voto 7. Voce grossa in difesa, posseduto dallo spirito di Rodman, cattura rimbalzi in gran quantità. Ginocchio permettendo, offre sempre un gran contributo alla causa.
Giampiero D’Agostino voto 6,5. Causa larvaggite salta la settimana d’allenamento. A referto per lui cinque minuti di qualità e qualche rimbalzo preso ai nani del P.G.S.
Paolo Marino voto 7,5. E’ lui l'arma in più di questa stagione, il nostro Timoteo all'ennesima potenza, che dovendo sostituire Alessio Viaggiano (leggi anche “il carabiniere inutile”, Mark Van Mioleen dixit ndr) non sfigura per niente. Lui e Miola formano la coppia di lunghi meglio assortita della lega.
Michele Grimaldi voto 7. Il ragazzo dimostra un coraggio inaspettato. Incurante delle vesciche ai piedi (delle quali coach D’Agostino non sapeva nulla), entra in un momento delicato è spacca in due la partita.
Francesco Andreetto, voto 6,5. Grande difesa, detta i tempi delle manovre dalla cabina di regia, cerca il canestro con continuità, segna i punti del centello e arricchisce la sua prestazione con una tripla.
Enrico Cutri, voto 6,5. Minuti di qualità, artefice di un gioco ragionato e di un buon controllo della partita, cerca spesso i compagni.
Daniele Epifani, voto 6.5. Grande difesa, ottima pressione, serve un assist da Top10 di NBA Action a Marrese. Manca solo il canestro, ma la stagione è lunga.
Giancarlo Bertossi, voto 7. Solita classe in attacco, solita solidità in difesa, più una grinta continua nell'incitare i compagni alla difesa.
Luca Di Vita, voto 7. Punti, rimbalzi, minuti di grande qualità.
Tiziano Santomauro, voto 6. E’ il cuore della squadra, (il Giorgio Chiellini del G.S. Sangone, ndr). Dopo un anno di purgatorio dovuto agli infortuni, questa è la stagione della svolta.
Davide Armaroli, voto 6. Da una grande mano al suo allenatore autoinfliggendosi una dolce tribuna (quella numerata, fila 14 posto 13, del MazdaPalace ndr).
Rocco D’Agostino, 6 politico. E’ costretto sul 33-
P.G.S. San Luigi, voto 4. Perché, sono scesi in campo? Non pervenuti...
Arbitro, voto 7. Non sbaglia quasi nulla.
Oh, come tutti voi appassionati di basket saprete, è iniziata da un bel pezzo la stagione NBA. Visto un considerevole numero di partite, potrei azzardare qualche pronostico, ma non potendo dire l’esatto contrario di quel povero deficiente di Guido Bagatta ,che è stato sfrattato da American Superbasket (di solito era lì che scriveva le sue cazzate prestagionali), non sarei del tutto sicuro di azzeccarci. Detto questo, nonostante le 82 partite di regular season contino fino ad un certo punto, ho i miei punti fermi, e guai a chi me li tocca. Io, sostanzialmente, sono fermamente convinto che:
Mike Bibby se ne deve andare da Sacramento. Diciamocelo. Lì non serve a niente, alla corte di King James gli fanno il filo da parecchio tempo, se riuscissero a mettersi d’accordo, beh, sarebbe anche una buona cosa. Sei settimane di infortunio comprese, la sua stagione non avrà molto senso a Sacramento.
Steve Nash si deve sbrigare a vincere. Perchè dai, il Canadese bionico è bionico fino ad un certo punto. Marion fa i capricci e Stoudamire al rientro da un infortunio mostra i suoi limiti in fatto di tecnica laddove di solito usava i suoi –fantascientifici- mezzi atletici. Io sono del partito di chi dice che questo è l’ultimo giro di giostra. Se non va, si rifonda la squadra.
Stesso discorso per Wunder Dirk e compagni. Ultimo giro di giostra, ultima chiamata per l’anello. Se anche quest’anno il tedesco cala nei playoffs, beh, la vedo dura. Uno squadrone ben assemblato, ma non mi sono molto simpatici.
Boston è forte, ma è anche facile essere forti a Est. Tutti esaltati per le magie del trio Paul “The Truth” Pierce-Ray “He Got Game” Allen-Kevin “The Big Tickett” Garnett. Si. E devo dire che è difficile fare la voce grossa nella Atlantic Divisione eh, Toronto, Philly, New York e i Nets privi di Carter devono dare un filo da torcere che veramente guarda io c’ho provato ma niente. Vorrei vederli nella Southwest al posto di, chessò, Memphis. Ecco, allora si che non sarebbero tutti esaltati.
Kobe dovrebbe anche decidersi, magari. Da una parte non vuole andare perché non gli piace la città, da un’altra parte non vuole andare perché allora tanto vale stare dov’è. Di vederlo a Detroit pare non se ne faccia niente. Di vederlo a Chicago si, ma lui vuole giocare con Deng, che nel caso di scambio dovrebbe invece vestire la casacca giallo-viola. Come se ne esce. Non lo so. Di sicuro rimanere a LosAngelese con la situazione creatasi attorno a lui non è il massimo. Però le scarpe che gli fornisce
San Antonio nei playoffs fa spavento. Cioè, fa spavento anche nella regular season eh. Ma se mi trovate una squadra che sia in grado di batterli in primavera senza una buona dose di culo (quella che hanno avuto loro l’anno scorso con Phoenix), beh, ditemelo. Tony ha bisogno di vincere, se no, poverino, come pagherà il college a quel poveraccio che avrà come madre Eva Longoria? The Big
Fundamental non ha bisogno di descrizione, è immenso. E el Gran Contusion pare abbia lavorato sulla mano destra…e sugli arbitri. Un fenomeno lo era già, ora gli arbitri sembra anche che gli fischino a favore. Non parlo del supporting-cast per rispetto nei confronti delle altre squadre. Come dice l’avvocato, Finley, Barry, Oberto e Bowen come supporting-cast sarebbero illegali in 47 stati, nel Texas evidentemente no.
L’ “Italian Day” è stato una gran fregatura. Fotografi ad immortalare Bargnani e Belinelli che si stringono la mano prima della partita, migliaia di bubble-head del Mago regalate nel prepartita, canotte speciali con il tricolore come nella tournè italiana estiva per i Canadesi. E poi 54 secondi in campo contemporaneamente per i nostri connazionali, e nient’altro. Zero punti per Beli, 12 per Bargnani, che nonostante si stia rialzando dopo qualche partita sotto tono, non è ancora ai livelli delle ultime partite dell’anno scorso. Speriamo bene, anche se per Marco la vedo critica, visto e considerato che gli basta sbagliare il primo tiro della partita per essere tolto dal campo da coach Nelson.
Penso che Lamarcus Aldridge, Rudy Gay e Delonte West abbiano dei nomi orrendi. Questa non ha bisogno di commento, solo, se mi fossi chiamato io “Gay”, da piccolo non sarei andato a scuola. Voi si?
A cosa servono squadre come Seattle e Charlotte? Non ditemi “eh, a Seattle c’è Kevin Durant che è troppo forte” perché si, avete ragione a dire che il ragazzo ne sa, ma voglio vedere come cresce un fenomeno in una squadra che da un momento all’altro deve cambiare città, con dei compagni che nell’NBA ci giocano solo perché David Stern ha alzato il numero delle squadre, abituandosi partita dopo partita a perdere e a difendere peggio di…no, peggio di nessuno, mi sa che loro sono il peggio. E Charlotte…che devo dire di Charlotte? Se Okafor se ne andrà veramente, forse abbiamo la prova che MJ come presidente non ci sa proprio fare.
Vi prego cacciate Isiah Thomas. Non sto qui ad elencare le cazzate che ha fatto da quand’è arrivato nella grande mela. Ci tengo alla salute dei (pochi) blogger che leggeranno questo post. Solo, in merito alla questione, la penso come riguardo al commentatore dell’NBA di Sport Italia di cui non ricordo il nome, che ogni tanto mi capita di ascoltare, e al quale preferirei una bella partita senza commento con il rumore delle scarpe sul parquet. Se facessi io il suo lavoro, lo saprei fare meglio. Non è presunzione, è che ci vorrebbe proprio poco.
Secondo me dovrebbero dare immediatamente l’MVP a Gilberto. Perchè è un personaggio paragonabile
a the Big Aristoteles sua maestà del post basso Shaq. Cioè, è un fenomeno eh, ma è anche vero che ce ne sono di più bravi. Ma mi sta simpatico, quindi tengo per lui, anche se a giudicare dalle prime partite, Garnett sembra lanciatissimo per il bis di Most Valuable Player. E poi ci sarebbe sempre KB24, che se si ritirerà un giorno senza il premio in questione, beh, dico solo che questo premio non avrà senso.
-La tripla di tabella di Luca, e Marino che gli dice “io ti stimo perché hai messo una tripla di tabella”.
-Un giocatore della squadra avversaria uguale a Lewis Hamilton, o, se preferite, Andrew Howe Besozzi
-L’ora e mezza di riscaldamento aspettando l’arbitro, che era in ritardo. Aspetti per un’ora e mezza e poi ti vedi arrivare quell’albanese dislessico di Mirian. Che però m’è piaciuto, quando ho preso lo sfondamento per il quale ho ancora adesso male al culo per via della culata che ho sbattuto cadendo per terra (preciso l’andamento degli eventi perché il 90% di voi che legge sfondamento e male al culo nella stessa frase avrà pensato a tutt’altro fuorché al basket), beh, quando sono volato per terra m’ha detto “bravo”. E boh, non ha neanche arbitrato malissimo rispetto agli standard ai quali ci aveva abituati. Mirian one of us.
-Marino che a due secondi dalla fine della partita lotta sotto canestro, prende rimbalzo, segna, pareggia e rimanda il tutto ai supplementari.
Detto questo,
sparate le due cazzate che dovevo sparare, rimango senza parole. Sta volta niente pagelle. E tutti voi lettori starete esultando a mo’ di Pippo Inzaghi, lo so. Che alla fine quando perdi c’hai poca voglia di fare pagelle. Se perdi dopo un tempo supplementare ne hai ancora meno. E se conti che a quel supplementare ci sei arrivato con un canestro ad un secondo dalla fine del quarto quarto, beh, le palle iniziano a girarti ad una velocità non indifferente. Aggiungici che all’inizio del già citato quarto quarto tu e la tua squadra eravate sotto di dodici punti, e che la rimonta messa a punto era degna del Gigi Buffon che è andato sotto la curva Juventina a dire “noi c’abbiamo due coglioni così”. Detto questo, dispiace da fare schifo. Dispiace perché la faccia di Van Miolen al rientro negli spogliatoi era quasi in stile Juve-Milan finale di Champions del 2003, nonostante ci fosse chi provava a tirare su il morale dei compagni, nonostante alla fine non è che abbiamo giocato poi così male, e nonostante ora il record sia di una vittoria e due sconfitte. Che se ci pensi bene, non ci sarebbe voluto poi molto a far si che fossero tre vittorie e zero.
Allora: la cosa è semplice semplice, e anche abbastanza scontata. Che tu se vuoi andare a lezione, ci vai. Se non ci vuoi andare, non ci vai,e ti fai passare gli appunti. Sarà per questo che io sto andando a lezione dalle otto alle dieci di mattina con una frequenza imbarazzante, ma proprio imbarazzantissima. Mi va bene che c’è chi scansiona gli appunti e me li manda via mail, ma non so se l’esame poi lo potrò dare tramite posta elettronica. Potrei sempre proporre alla professoressa l’ipotesi messenger. No eh? Ok, no.
Prima che il professore di didattica delle lingue moderne cambiasse gli orari del suo corso perché due terzi degli studenti, causa sovraffollamento aule, erano puntualmente seduti per terra intenti a mandare sms, giocare a tris, fare Sudoku, mangiare barrette kellog’s, fare conversazione come se nulla fosse, leggere manga, ratman, Rolling Stone e libri vari che nulla avevano a che fare con il corso, ascoltare musica, disegnare, ripassare la lezione di Cinese con la compagna assente la volta scorsa, capitava che dovessi prendere il treno delle 8:45. Voi direte, embè? E io vi dirò, che quel treno, anche quello, è sempre sovraffollato, come la classe di cui sopra, come il treno che passa mezz’ora prima, e come il treno prima ancora. L’esatto contrario del treno dopo, e di quello dopo ancora. Questi ultimi due, OVVIAMENTE, Trenitalia ha deciso che devono essere lunghi il doppio di quelli precedenti. Comunque sia, mi capita spesso e volentieri di vedere questa ragazza, che dire non saprei. Che la prenderei di peso, e la butterei suoi binari tre secondi prima dell’arrivo del treno. C’ha la sua frangetta d’ordinanza mai fuori posto perché, diamine Barbie, sarebbe un peccato mortale avere la frangetta fuori posto, si trucca come se l’attesa del treno fosse una sfilata della settimana di moda milanese, e, ovviamente, crede di essere la più figa del pianeta. Che io dico, vabbè, c’hai gli occhi azzurri e i capelli biondi, il tutto accompagnato da un fisico da non buttare, puoi anche pensare di essere una bella ragazza. Hai le tue Nike Silver che alterni con i tuoi BELLISSIMI stivaletti in pelle di coniglio del valore commerciale imprecisato, hai la tua giacca della Kappa da quattrocento euri che hanno tutti i tuoi simili, che va tanto di moda, e che ti fa credere di essere un gradino sopra gli altri, hai i tuoi jeans attillati da truzzetta da due soldi quale in realtà sei che ti fanno entrare appieno all’interno di quella fascia di persone che sono contente quando i truzzetti come te e i tuoi simili il sabato pomeriggio per torino tra una vasca e l’altra ti guardano il culo. E poi, cristodiddio, cammina con il mento in alto, che mi ricorda tanto i cani da sfilata, non so perché. Però dire che se la tiri, è un eufemismo, e a me questa ragazza sta tanto sulle palle, talmente tanto da farmi stare sulle palle tutti gli atteggiamenti sopra citati che in tante altre ragazze non mi urterebbo neanche poi molto, talmente tanto sulle palle che ci ho voluto scrivere un post a riguardo. E ogni volta che rileggerò questo post, mi salirà il nervoso, esattamente come ogni volta che la vedo atteggiarsi passandomi davanti e facendo finta di non vedermi. Dico, ma si può?
Amiche e amici sportivi, NO. Non dite cheppalle. Non dite questo ci rifila di nuovo le sue pagelle delle quali non ce ne frega un beneamato, basta lamentarsi. Eccheddiamine. Quindi, benvenuti anche questa settimana all’appuntamento con il basket di qualità al quale voi tutti siete appassionati. Si fa sempre più emozionante il cammino dello strepitoso G.S. Sangone, che riesce a scacciare i fantasmi della crisi con una prova maiuscola che rimarrà a lungo nei nostri occhi di semplici ma sinceri appassionati.
Voto 10 ai vincitori, che dopo la partita, ammassati gli uni sugli altri, si mettono a saltare e a gridare come dei pazzi. Bello. La prima vittoria della stagione vuol dire questo e altro.
Voto 9 alle somiglianze degli avversari: ogni anno aspettiamo questa partita perché sappiamo di giocare contro un All-Star Team, almeno a giudicare dalle somiglianze. Questa volta mancavano il Dottor McNamara di Nip/Tuck, e Michael J. Fox, ma in compenso abbiamo potuto rivedere dal vivo Bruce Springsteen, Mr. Crocodyle Dundee e Dario Del Monte de
Voto 8 alle perle di Mark Van Miolen, tra le quali possiamo ricordare “in confronto a questo, Bergonzi è il miglior arbitro del mondo”, “se quello era fallo, io sono un cattolico praticante” e “ma questo ce l’ha col mondo, evidentemente la sua tipa la dà a tutti, e allora si deve sfogare con noi”.
Voto 7 alle tre triple di Paolo “Dan” Marino: immenso, apre la partita con una tripla e non contento si ripete due volte, oltre, ovviamente, a fare quello che fa sempre, dominare sotto canestro. Shaq dice di essere l’ultimo vero centro al mondo. Si sbaglia.
Voto 6 alla passione di Daniele per gli alcolici: saremo sempre grati al suo liquore al cioccolato, ai suoi bicchierini di cialda, al suo tentativo di leccare il liquore da per terra quando questo è sparso sul pavimento in mezzo ai pezzi di vetro della bottiglia andata in pezzi.
Voto 5 ai tre quarti d’ora passati nel parcheggio dopo aver sbrigato le varie faccende post-partita, in piedi con la temperatura a sei gradi sotto lo zero, parlando di basket, di basket, di basket, e…di basket.
Voto 4 al presidente Casile che entra negli spogliatoi con salatini, Coca-Cola e acqua frizzante, e ci trova a brindare con gli alcolici.
Voto 3 all’arbitro: Già che ti chiami Mirian e sei albanese, lo devi mettere in conto un tre in pagella. Poi quando inizi a fischiare senza senso e ti difendi balbettando, te lo meriti in pieno. Il tutto senza contare il secondo arbitro, anche lì…ma puoi arbitrare con i mocassini scamosciati? Cioè, no, ditemelo voi, perché io ci rinuncio ad un certo punto.
Voto 2 alla mossa maldestra di Enrico. L’aver fatto cadere il già citato liquore al cioccolato dalla panchina per farlo finire metà sulla borsa di Michele, metà per terra, è stato grave. Ma vabbè, quattro o cinque suicidi solo per lui al prossimo allenamento, e tutto si sistemerà.
Voto 1 alla doccia ghiacciata che ci siamo fatti dopo la partita. Ringraziamo chi di dovere per la mancanza di un boiler funzionante, e abbiniamo il tutto alla temperatura della palestra. Giocare all’aria aperta sarebbe stato più salutare.
Voto 0 al numero quattro degli avversari che strizza i capezzoli ai miei compagni di squadra durante la partita per non si sa quale motivo. Forse perché pensa di intimidirli, forse perché si eccita punto ebbasta. Sante furono le parole di Gianpo: “e tu mettici un dito in culo!”
Amiche e amici sportivi, benvenuti alla consueta rubrica dedicata alla squadra che noi tutti amiamo dal profondo del nostro sempre palpitante cuoricino. Prima partita di campionato per i nostri eroi che hanno sì perso, ma senza demeritare. Sentiamo dunque le impressioni di uno dei protagonisti, e poi analizziamo insieme i singoli giocatori con le tanto attese (ma da chi???) pagelle.
Giornalista: "Allora, Armaroli. Un nuovo campionato è iniziato, prime impressioni a caldo di quello che secondo lei potrà succedere, e su quello che secondo lei non è andato in questa prima partita. Si può parlare di una crisi-Sangone?"
Davide Armaroli: "Che dire. Quando inizi un campionato e perdi alla prima partita, c’è poco da festeggiare. Però abbiamo giocato bene. Non abbiamo mollato neanche un secondo e per poco non completavamo la rimonta. Da fastidio che per amministrare un tecnico gli avversari mandino in lunetta il loro peggior tiratore, quasi a prenderti per il culo. Da migliorare c’è la difesa a zona, che fa parecchia acqua. E poi l’arbitro di turno concorre per vincere il titolo per il maggior numero di infrazioni di passi inesistenti segnalate, c’è poco da fare. Le cose che fanno incazzare sono tre: che le infrazioni di passi venissero fischiate solo a noi, che di tutte quelle fischiate, solo due erano giuste, e soprattutto, che l’arbitro somigliasse a Mario Giordano, l’ex direttore di Studio Aperto. E comunque certo, siamo indubbiamente in crisi, la squadra ha bisogno di un cambio di registro, bisogna cambiare spirito perchè di questo passo potremo puntare solo alla retrocessione".
Carmagnola - 63
Sangone - 58
Luca Di Vita, voto 6: Altra prestazione tutto sommato positiva per l’ex rocker cresciuto a pane e Guns’n’Roses. Spavaldo e per nulla intimorito, il suo fallo sistematico sulla rimessa avversaria è stato giustamente applaudito da folla e panchina come uno dei più belli mai visti. Ganja Power (da accompagnare con l’apposito gesto delle mani).
Francesco Andreetto, voto 5: Troppa foga a volte guasta, così succede che buttato nella mischia a partita in corso, il playmaker non riesca ad incidere, se non per tre palle perse dettate da fretta nello sbarazzarsi della patata bollente, nonché da una sbagliata assistenza dei compagni di squadra, che invece di aiutarlo nelle transizioni, lo lasciano solo contro la press a uomo degli avversari. In panchina è dispiaciuto anche più del dovuto, e si vede. Sfortunato.
Alessandro Marrese, voto 7,5: Non c’è verso che il play titolare del killer cross-over più temuto di Nichelino sbagli una partita. Pur senza strafare, e acclamato a gran voce da genitori e ragazze in delirio sugli spalti che gli gridavano il punteggio di Juve-Inter in tempo reale, gioca la sua partita in maniera autoritaria e convincente. Peccato per una tripla tentata e sbagliata a due minuti dalla fine, che avrebbe potuto cambiare l’intera partita. Go to guy.
Davide Armaroli, voto 6,5: Anche lui buttato nella mischia a partita in corso, dopo un canestro clamorosamente mancato, è autore di un paio di penetrazioni che danno morale ai compagni e falli di squadra agli avversari. Con lui in campo ha inizio la rimonta del Sangone, che purtroppo non andrà a buon fine. Costretto a chiedere il cambio per problemi fisici, è comunque in netto miglioramento. FantASMAgorico.
Rocco D’Agostino: Decide di non entrare in campo e di agire dalla panchina. Cambi ben valutati e buona gestione delle risorse di squadra. Ha sempre la risposta tattica adeguata alla situazione. Stratega.
Giampiero D’Agostino, voto 6: Giampo (o Jump-o che dir si voglia) gioca come al solito una partita solida, anche se viene chiamato in causa poco dall’allenatore, che evidentemente decide di affidarsi ad altri, anche a causa dei pochi allenamenti disputati ultimamente dal giocatore. In panchina le somiglianze che lui, Armaroli e DiVita trovano negli avversari, non le trova nessun’altro, e quando vede un compagno giù di morale è sempre il primo a confortarlo. Motivatore.
Alberto Alessio, voto 7: Acclamato a gran voce da famigliari e fans sugli spalti, gioca una buona partita, confermando il buon inizio di stagione già evidenziato nelle amichevoli di pre-season. Di lui si apprezzano soprattutto l’elevazione, l’impegno, e la continua ricerca, soprattutto negli spogliatoi, di uno specchio. Quando protesta giustamente per l'ennesimo torto arbitrale si becca un tecnico. E quando i compagni gli dicono di stare zitto, lui risponde con un "ma cazzo,almeno impara ad arbitrare!". L'Alberto Furioso.
Michele Grimaldi, voto 7,5: Grande partita per il numero sette. Motivato e a posto fisicamente, è autore di diciassette punti che fanno rimanere in partita la sua squadra lungo tutti i quattro quarti. Sperando che la sua condizione psicofisica duri fino ad aprile, certezza.
Tiziano Santomauro, voto 7,5: Un’altra grande prestazione dell’ala/centro napoletana. Scontento per i suoi soli sette punti, non deve farsi trarre in inganno dai numeri. Partita di tutta sostanza, prende posizione a centro area, si muove, finta, corre, porta addirittura palla. Peccato per i cinque errori dalla lunetta. Tuttofare.
Paolo Marino, voto 7: Il gigante continua a stupire. Ad inizio stagione sosteneva di non poter reggere il ritmo partita, ora allaga il campo grazie alla sua sudorazione esagerata, corre da un’area all’altra e incita i compagni dal campo e non, consapevole di dover dare una grossa mano alla squadra causa l’assenza di Miola. Punti e rimbalzi continuano ad essere il suo forte. The Big Fundamental.
Daniele Epifani, voto 5,5: Anche questa volta prestazione non esaltante del numero undici. C’è però da dire, che stando in campo così pochi minuti è difficile esprimere le proprie qualità e potenzialità al meglio. Sicuri che arriveranno tempi migliori, Aspettando Epifani Parte II.
Giancarlo Bertossi, voto 7: Il Big Man, oltre che allenare egregiamente giovani fenomeni, è anche in gradi di sfoderare prestazioni di alto livello. Per nulla intimorito dal clima partita, ci mette grinta e voglia di vincere in abbondanza, non facendo perdere le speranze ai suoi compagni neanche per un secondo. I suoi “e tira cazzo” valgono come fossero schiacciate in quanto a determinazione e incoraggiamento. I suoi consigli tecnico-tattici sono fondamentali per il proseguo del campionato. Da il massimo e pretende il massimo dai compagni. Vincente.
Marco Miola, NON PERVENUTO: Mentre noi giocavamo la prima di campionato, il bastardo era al Comunale in Curva Sud a gridare “ora tutta quanta la curva griderà per te Zlatan sei uno zingaro! Zlatan Sei uno Zingaro!”. Se ci fosse stato, probabilmente gli avversari non avrebbero fatto la voce tanto grossa sotto canestro. Ma quando
Il panino del porcaro nel post-partita, voto 8,5: Pane perfettamente scaldato, salsiccia e wurstel all’altezza della situazione, maionese e ketchup in dose adeguata. Degno di “Gino il Panino”. .Necessario.
Ad animare le mie giornate di mediocre se non pessimo studente universitario fancazzista che già dopo un mese di lezioni non sa più dove sbattere la testa, ci volevano nientepocodimenoche QUELLI DELLA COCA-COLA. E voi vi chiederete, chi sono QUELLI DELLA COCA-COLA? Succede che da una settimana di tempo a questa parte e forse anche qualcosetta ma non molto di più, a Porta Nuova campeggino IL PICK-UP DELLA COCA-COLA, IL FURGONE DELLA COCA-COLA, e, in generale, vari stand della suddetta marca della quale non posso più fare il nome entro le prossime tre righe, perché sennò le faccio troppa pubblicità (e la cosa non mi và, perché a me