mercoledì, 30 gennaio 2008, ore 22:00

ThenumbersOra, come voi tutti ben saprete, domani notte comincia la quarta stagione di quel telefilm un po’ così, con quella storia un po’ così, e quei personaggi un po’ così. Quel telefilm che a The Voice farebbe dire il più classico dei ragazzi, da qui non si torna più in dietro. La suspance che m’è presa un anno e mezzo fà, quando la carrellata al termine dell’ultima puntata della prima serie, mostrava l’interno della botola, è molto simile a quella che mi prendeva quando Fox Mulder si ricordava di sua sorella Samantha che fluttuava in aria durante il suo rapimento, con le luci rosse e verdi delle astronavi che entravano dalle finestre. Come dire, quel telefilm là che guardavo alle scuole elementari con gli omini verdi, rimane sempre lassù in cima, e le prime cinque serie penso daranno merda a qualsiasi telefilm che JJ Abrams potrà mai inventare. Ma quest’isoletta in grado di far camminare tetraplegici, ingravidare ragazze giapponesi e precipitare aerei di linea a causa di un tasto non schiacciato all’interno di una botola, come dire, ne sa. La cosa che mi preme ora, non è il capire il perché degli orsi polari, del Progetto Dharma, dei numeri di Hurley e dei poteri di Walt che solo Locke è riuscito a intravedere. Ora mi tocca fare la scelta che potrebbe cambiare la mia vita prossima futura. Ovvero, aspetto che abbiano trasmesso l’intera serie negli Stati Uniti, per poi scaricarla e guardarla tutta d’un colpo, o scarico le canoniche due puntate settimanali e me le guardo a dosi di due ore a settimana? Che è seria, come decisione, voglio dire. Insomma, sputtano il mio tempo appresso a Lost, ma a piccole dosi e subito, o sputtano il mio tempo in dose massiccia più in là nel tempo, e quello che c’è adesso, di tempo, lo occupo con cose di altro conto, tipo, chessò io, doppia razione di NBA (all’interno della quale ci sarebbero quindi anche le partite trasmesse da SportItalia con commento di Niccolò Trigari, che, Dio mio, come direbbe l’avvocato, bene ma non benissimo)?

Nel frattempo, poi, ci sarebbe quest’altra cosa qui:


 

Ecco, se poi non sapete perché Cloverfield esce il 18.01.’08, se non sapete cosa sono i numeri di Lost riguardanti Hurley e l’equazione di Valenzetti, se non avete mai notato che il suono del mostro del suddetto film è pari pari a quello che si sente in suddetta serie TV, beh, insomma, bene, ma non benissimo. >:

BibbyMVP
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domenica, 27 gennaio 2008, ore 20:57

Di ritorno da un sabato sera con gli amici, entro in casa, faccio piano per non svegliare tutta la casa, e mi dico che sono solo le tre e mezza, che quasi quasi potrei guardare Houston Rocketts - Seattle Sonics, ultimo atto di un DVD sul quale ho registrato tutta la notte bianca NBA della scorsa settimana, che per motivi più o meno seri, non ho ancora fatto in tempo a vedere. E poi, però, metto su Rai2 quasi per sbaglio, e mi ritrovo a guardare Zorro. Si si, Zorro. Voglio dire, Don Diego De La Vega, mica cazzi! Tipo che sono tornato indietro nel tempo di qualcosa come dodici anni. Che sulla Rai davano Solletico, con Mauro Serio ed Elisabetta Ferracini, e io me lo guardavo tutti i pomeriggi per incazzarmi con quei deficienti che non capivano che Don Diego De La Vega e Zorro erano la stessa persona. Voglio dire, va bene una o due volte. Anche tre. Ma poi, cazzo, lo vedi che quando c’è uno non c’è l’altro, e viceversa. Lo vedi che in ‘sta Los Angeles ci saranno qualcosa come venticinque abitanti, e proprio quando c’è Zorro manca Don Diego De La Vega. Lo vedi che sono alti uguale e hanno gli stessi baffetti. E fai due più due, no? E c’era ‘sto Alcalde, che era lo sbirro bastardo della situazione, che ogni volta delegava al Sergente Mendoza il compito di prendere ‘sto Zorro, che puntualmente faceva due piroette, chiamava il cavallo nero del quale non ricordo il nome, e poi se ne andava tra gli applausi della folla, facendo l’occhiolino a Victoria, quella gran pezza di figa della locandiera. E poi Don Diego De La Vega spuntava fuori dal nulla e chiedeva a suo padre e a quel povero sfigato del suo aiutante sordomuto cosa fosse successo, perché l’Alcalde era incazzato nero e perché il Sergente Mendoza aveva la Z sul sedere. Guarda che veramente, quanti bei ricordi.

BibbyMVP

domenica, 20 gennaio 2008, ore 20:50

Riprende il campionato dei nostri beniamini, più emozionante e divertente che mai. Nella prima giornata di ritorno, l’armata di coach D'Agostino, viene battuta di venti punti dalla prima della classe, anche se, a dirla tutta, ci si aspettava un risultato differente da questo, anche e soprattutto per via della sconfitta di soli cinque punti della partita d’andata. Ma non disperiamo. Il campionato è ancora lungo, ci sono tante partite da disputare, può ancora succedere di tutto, non ci sono più le mezze stagioni, e si stava meglio quando si stava peggio.

G.S. Sangone 78
Carmagnola 98

Alessandro Marrese, voto 8: il prodotto della Coop da l’impressione di poter fare, con una pallone a spicchi tra le mani, ciò che vuole, come e quando vuole. Quando capisce che è ora di penetrare, segnare e regalare assist col goniometro, lo fa senza alcun problema. L’unico rammarico, è che abbia iniziato a farlo troppo tardi. Le sorti della squadra passano dalle sue mani. Risolutore.
Davide Armaroli, voto 7,5: confermato titolare dopo la sfortunata partita di Carignano, il pivello (grazie Mauro) è autore di una prova maiuscola, soprattutto ad inizio partita. Zero punti per lui, ma falli subiti, palle recuperate, assist in contropiede e non solo, fanno pensare che la mossa di D’Agostino sia stata più che azzeccata (ok, la smetto di tirarmela). Preso bene.
Mark Van Mioleen, voto 8: il ditone di Mutombo che dice di no quando gli avversari nel tentativo di tirare vengono irrimediabilmente stoppati, non è mai stato così tanto d’attualità. Che lo faccia o non lo faccia, con lui in campo è come con Ben Fallace: NO FLY ZONE. E poi la solita amministrazione fatta di punti e rimbalzi, ovviamente. Peccato che l’arbitro non distingua il cuoio della palla dalle mani degli avversari, mandandolo in panchina anzitempo per via del quinto fallo. Matitone, cancella col gommone.
Francesco Andreetto, voto 6,5: chiamato in causa poco da coach D’Agostino, da comunque il suo contributo alla causa. Mai polemico nei confronti dei compagni, si limita a fare il lavoro di nicchia per il quale viene chiamato in causa. Risorsa.
Paolo Marino, voto 7: il duncanesco Dan Marino ha vissuto serate migliori, ma il suo apporto alla causa è sempre di notevole importanza. Come l’impronta del suo sedere di fianco alla panchina, posto in cui ama sedersi per discorrere del più e del meno mentre non è in campo. Lascia il segno.
Luca Di Vita, voto 6: c’è stato un momento in cui il pubblico, nonostante i suoi beniamini fossero sotto di venti, è saltato in aria esultante. Quel momento è stato quando Di Vita ha messo la tripla di tabella, suo marchio di fabbrica  per la quale esulta con il più classico dei Ganja Power. Stupefacente.
Giancarlo Bertossi, voto 7: grinta e sostanza sono all’ordine del giorno per il prodotto del Don Bosco. Reduce da dieci giorni passati in quel di Nuova York, sembra che l’aria della grande mela non gli abbia fatto affatto male. Ma una brutta prestazione di Bertossi non si vede da tempo immemore, solita (ottima) amministrazione.
Tiziano Santomauro, voto 7: il talento partenopeo non deve aver mangiato troppa pizza nelle vacanze di Natale in quel di Napoli. Motivato e concentrato come al solito, il suo apporto è fondamentale, anche se limitato dai punti che porta ancora sulla fronte, a causa di uno scontro avvenuto in allenamento la settimana scorsa. Real fighter.
Daniele Epifani, voto 6,5: buona prestazione dell’uomo con il trolley. Pochi minuti giocati, ma tutt’altro che da buttare l’apporto che ha dato alla squadra. Buoni i passaggi con cui trova il centro in post, poca la fretta che di solito ha nel gestire le situazioni. Anch’egli con l’handicap dei punti in fronte, Confortante.
Enrico Cutri, voto 6: pessimo esempio di giocatore. Batte il record mondiale di blocchi irregolari nell’arco di una partita nel giro di cinque minuti d’orologio. E ci credo, con la sua mole che lo porta a pesare trenta chili quando è bagnato, i suoi blocchi granitici devono essere quanto di più scorretto e irregolare si possa trovare in un giocatore di basket. Le sirene dell’NBA gli hanno dato alla testa. Azzecatissima fu la frase di Andreetto: “da te tutto mi sarei aspettato, ma non un blocco irregolare. Mi hai deluso, veramente”. Delusione.
Michele Grimaldi, voto 5,5: definire confortante la sua serata sarebbe un fine eufemismo. Viene mandato a quel paese a ripetizione da mezza squadra. Frettoloso in attacco, dove eccede con LA VIRATA®, ghandiano in difesa, dove non mette la giusta determinazione e perde costantemente di vista il suo uomo. A coronamento di una “sfortunata prestazione”, porta a casa un fallo tecnico, e rischia di prenderne un secondo, per via della sua sinistra inclinazione di andare a dire all’arbitro quel paio di paroline che non si trovano sulla Bibbia.  Michael Titor.
Coach Rocco D’Agostino, voto 7: tornato in panchina, anche se in stampelle, dopo l’assenza forzata della partita precedente, la sua presenza da una motivazione in più ai giocatori, che era evidentemente mancata, appunto, contro il Carignano. Contro il Carmagnola nessuno poteva fare miracoli. Il suo solito sorriso, in questa partita, sembra quello di Napoleone a Sant'Elena. Col tempo che passa, dopo il buon inizio, si eclissa . Rocco - il ritorno.
Bottoni, Alessio e Giampo D’Agostino, voto 8
: chi dal tavolo del referto con le stampelle, e chi dalla tribuna con piedi e mani malconci, danno anch’essi il loro contributo dimostrando di tenere alla squadra, durante e dopo la partita.
Arbitri
: *dimetto i panni del giornalista racconta-cazzate e indosso quelli del giocatore* - l’hoompaloompa è un arbitro rompipalle ma ci sta dentro. Voglio dire, a parte il fatto che non si possa esultare ai canestri della propria squadra, né protestare per decisioni assurde mai viste da nessuna parte se non nella partita di ieri sera, né prendere a calci la panchina in segno di protesta, è passabile. Ok, forse sulla panchina ha anche ragione. Ok, sulla panchina ha ragione punto e basta. In ogni caso, il secondo fischietto, lui no che non è passabile. Non è guardabile. Non è tollerabile. Ed è pure brutto. C’è chi ipotizza che sia solito andare al mare col pezzo unico da donna, al posto del normale costume. Ed è anche giusto, viste le tette che si ritrova. E non solo quelle. E il fischietto. Qualcuno gli dovrebbe dire che quello che aveva in bocca era un fischietto, e non un ciuccio. Bergonzi.

Next stop,
Martedì 22 febbraio
Aloha Basket – G.S. Sangone Nichelino

Where amazing happens


Questo intervento è dedicato a quella buon’anima di Mirian, l’arbitro albano-dislessico da sempre distintosi per la condotta di gara più imparziale e di polso dell’intera lega. La scorsa settimana, durante una partita da lui arbitrata (e a noi sconosciuta), uno screanzato genitore di uno dei giocatori in campo, ha osato scavalcare le transenne piombando in campo con l’intento di malmenare il nostro povero amico. Queste sono cose che fanno male allo sport, e non saranno le cinquanta euro di ammenda alla società a cancellare ciò che di malsano c’è in questo cattivo cattivissimo mondo. Vieni da noi, Mirian, torna ad arbitrarci, che stavamo così bene assieme. E soprattutto, da noi, nessuno ha mai cercato di torcerti un capello in campo. Infatti, se ti ricordi, ti è sempre stato detto “ci vediamo fuori".

BibbyMVP

giovedì, 17 gennaio 2008, ore 20:42

Raga, ma che catena è, quella delle cadute? Cioè, voglio dire, lo so che sto facendo di nuovo il guastafeste che sta sulle palle a mezza blogosfera, lo so, ma cioè, voglio dire, insomma. Dai, la scrivo pure piccola la lamentela, ma tanto mi odierete lo stesso. Lo so. Mi lamento sempre. (Ma ho ragione).

Comunque. La V. (anche conosciuta come Vale, PinkEgoBox e "quella che cel'ha col mondo"), mi ha invitato a partecipare a questa catena nella quale bisogna raccontare le cadute clamorose avvenute durante il nostro ciclo vitale al seguito delle quali, aggiungo io, si sono riscontrati bernoccoli, lividi, gravi ematomi, e, nel peggiore dei casi, mi pare di aver capito, amputazione di uno o più arti.
Io non me ne ricordo tante di cadute nella mia vita. Giusto un paio:
La prima che vi propongo, direi che è epocale, in ogni caso. Ero piccolo, facevo le elementari, anche se non mi ricordo quale classe. Vi posso dire però, che era dopo la terza elementare, perché indossavo la canotta di Sua Ariosità MJ, che era stato il regalo per la promozione di suddetta classe. E stavo giocando nel giardino di casa mia con il già precedentemente citato pagURO (o cangURO che dir si voglia). Avevo un canestro, di quelli che di solito si avvitano al muro di casa o al balcone. Solo che il mio era eretto da un asse di legno piantato nel terreno. E ci passavamo i pomeriggi, all’epoca, giocando dei colossali one-on-one d’altri tempi. Roba che neanche al Rucker Park. E un bel giorno, quel giorno lì, ci venne la splendida idea di prendere una scaletta, alta quanto possono essere alti quattro scalini, e usarla PER SCHIACCIARE. Cioè, non so se rendo l’idea. SCHIACCIARE.  E A DUE MANI, PURE (ora, lo so che qualcuno starà pensando a battute sul doppio senso del termine schiacciare, ancora di più dopo l’aver letto a due mani, ma tant’è). In ogni caso, ad un certo punto, dopo aver preso la rincorsa, ero già lì che esultavo per l’ennesima schiacciata vincente che nella mia testa doveva decidere una gara a caso delle finali tra i Bulls di Michael e i Jazz di Stocktohn e Malone. Solo che mi sono inciampato in uno scalino, non so esattamente quale, e sono finito, come direbbe l'avvocato, per le terre. Sbattendo prima contro l’asse di legno, e poi contro il terreno. Non dimenticandomi di rimanere incastrato con la caviglia nella scaletta, che tra l’altro continuo a vedere tutte le volte che entro in cantina, appoggiata al il muro. E tutte le volte mi ricordo di questa fantastica scena. Che poi me la sono cavata con bernoccolo, lividi vari, camminata zoppicante per qualche giorno. Niente di che. Ma ne è valsa la pena.
La seconda caduta è una caduta che mi è valsa un bernoccolo. Ma non uno normale. Il gran visir dei bernoccoli. Alle elementari, sempre di quel periodo si tratta, nella mia classe si era fighi in relazione al tipo di dondolata che si aveva sulla sedia durante la lezione. Io riuscivo a dondolarmi sulla sedia stando su una gamba sola. E un bel giorno peccai di presunzione, presi il pericolo sottogamba (se l'avete capita, battuta drammatica, lo so) e caddi. Solo che ero in ultima fila, e dietro di me c’era il muro. E quindi battei contro il muro, e poi per terra. Lì ne è valsa un po’ meno la pena, perché c’era comunque gente che riusciva a fare quel tipo di dondolata senza spaccarsi la testa.

Ora, dopo aver adempito alla mansione di buon blogger che non disdegna mai una catena che sia una pur di entrare nelle grazie di colui/lei che gliel’ha mandata, chiudo qui il post, senza nominare/condannare altri blogger, che come me dovrebbe subire lo stesso trattamento, che io però non gli riserverò. Spero di essere stato diligente nello svolgimento del compito. Se no, mettetemi la nota.

BibbyMVP

domenica, 13 gennaio 2008, ore 19:33

Che belli gli anni dell’adolescenza durante i quali non pensavi a niente ma proprio a niente, se non a fare lo scemo con gli amici lamentandoti della scuola che andava male, non sapendo che alla fin fine quello che stavi passando, inteso come i compiti in classe e le interrogazioni, non erano poi tanta roba, in confronto a quello che ti sarebbe toccato più in là nel tempo. Alla voce fare lo scemo con gli amici, io metterei il passatempo per eccellenza, il gran visir dei passatempi. Voglio dire, chi di voi non ha mai passato ore e ore a cercare parole che finissero in “URO”? Si perché da noi, qui in questo bel paesino chiamato None (già il nome è tutto un programma), c’è un nostro amico, o conoscente che dir si voglia, che si chiama Puro di cognome. E poi c’è quest’altro tipo, amico, o conoscente che dir si voglia, che avrebbe si un nome ed un cognome (quest’ultimo, Carretta) come tutti, ma che tutti amano chiamare Mikku. E questo Mikku, che un giorno sarà sindaco di None grazie alla popolarità che riscuote tra le genti di tutte le età di questo angolo di paradiso piemontese che è None, aveva, e ha tutt’ora, oltre all’innato dono di riuscire a riprodurre con le proprie corde vocali la mitica Trombetta di Mikku® (verso che riesce a fare solo lui e che in pochi hanno avuto la fortuna di udire almeno una volta nella vita), anche la simpatica abitudine di storpiare i nomi di tutti quelli che conosce. E cioè tutti. Così Armaroli è diventato Zamaroli e Armageddon, Violi è diventato Pioli, Muscia è diventato Mucca, Zanni è diventato Panni, e il nostro amico (o conoscente che dir si voglia) romeno che di nome faceva Ionut (che si leggerebbe Iònuz), per colpa di Mikku è chiamato da tutti Mariuz e Sboduz. E poi c’era il caso a parte, l’eccezione. Ovvero Puro. Nel suo caso non lo si chiamava storpiandone il nome, bensì adottando parole a caso che finissero in “uro”:

oscuro, cianuro, canguro, duro, trascuro, siluro, catturo, ioduro, pasturo, idrocarburo, cloruro, enduro, spergiuro, giuro, sicuro, solfuro, Arturo, cromuro, bromuro, otturo, fatturo, tamburo, curo, muro, solfuro, assicuro, sturo, scuro, fluoruro, figuro, perduro, maturo, depuro, venturo, paguro, futuro, nascituro, torturo.

Ovviamente, questo Puro (o cianuro, Arturo, canguro…chiamatelo come volete) non lo sapeva una volta, e non lo sa tutt’ora. Come direbbe The Big Aristotele (ovvero Shaquille O’Neal), era tutto molto bello. Essere scemi al punto di passare ore e ore e ore pensando ininterrottamente a parole che finissero in “uro”, qualunque cosa si stesse facendo. Ma come tutte le cose belle, anche questa è finita. Vuoi perché si è cresciuti, vuoi perché le parole in uro prima o poi finiscono. Ora sta a voi, colti lettori di blog, far sì che il sogno continui. Non lasciate che la speranza di nuove parole in uro si areni dinnanzi all’indifferenza della gente, siate gentili. Regalate ad un povero ventenne le parole in uro di cui ha tanto bisogno (leggi anche: se ne sapete di nuove, fatemelo sapere).

BibbyMVP

giovedì, 10 gennaio 2008, ore 00:34

Like a killer in the sun

Bardonecchia Freeze-out


Si, lo so.
E' una figata.
BibbyMVP

mercoledì, 02 gennaio 2008, ore 20:23

Per la serie chi di voi non ha mai guardato una partita di basket segnandosi le frasi più belle dette dai telecronisti per poi scriverle sul blog, ecco a voi, Signore e Signori, una parte delle perle sfornate da The Voice Flavio Tranquillo e dall’“avvocato” Federico Buffa, da qualche anno a questa parte. Che io lo so che sotto sotto sono anche i vostri idoli, che anche voi vi segnate le loro frasi ogni volta che c’è una partita NBA su SkySport2.

“Visione di gioco abbaccinante di Stojakovic che segna in ricciolata come bere una tazza di caffè”.

Sulla penetrazione di Doug Christie: “e qui Christie è andato dentro con la moto…una Kawasaki 750 signori”.

Su Clark che stoppa Nowitzki: “immaginifica stoppata di Clark che cancella col gommone!”

Su un canestro fortunato di Ginobili: “e quì Ginobili segna con l’aiuto degli dei del basket…non so, se inizia a mettere questi facciamo prima ad andare tutti a casa…”

Su una schiacciata di Garnett: “che strano mammifero quello lì col 21 sulla schiena…”

Sul palleggio insistito di Steve Nash: "Nash si fa il campo da est ad ovest in zingarata"

Su un’azione di Stoyakovic: “Il serbo che manda al bar l’avversario con la finta e poi segna…signori, questo sta predicando basket”.

Su Webber: “quando questo si vuole mettere a giocare, in linea di massima lo fa. E qui porta l’avversario a scuola, con fiocco e grembiule”.

Gasol in quest’azione ha scherzato con la difesa di Cleveland. Guardate come l’ha portata a scuola di Catalano”.

Sulla schiacciata di Webber: “Webber ci mette la mostarda!”

Parker prima attacca la difesa con un coraggio leonino, e poi dà via una palla col contagiri come non se ne vedono molte…ouì tony…”

Su O’Neal che schiaccia: “Shaq quì dev’essere andato con la bimane…signori, diciamo grazie a The Diesel…”

Sulla penetrazione di James: “e quì LeBron passa nella cruna dell’ago più biblica che mai…serviti i soliti due punti di King James”.

“ Nash fa due su due da tre bevendo granite…questa si chiama onnipotenza cestistica”

“Parker alza l’arcobaleno! E questa cos’era? La mandrakata delle 18:40?”

Sulla schiacciata di Carter: “Carter immaginifico, sale all’attico per la schiacciata”
BibbyMVP