Io sono conscio della piega sempre più negativa che sta prendendo questo blog. Gli sfavillanti post di un tempo che disquisivano veracemente a tutto campo di cose di un certo livello quali politica (seee), filosofia (come no), tauromachia (ah! La tauromachia!) e, chessò io, elettromagnetismo (…???), si sono fatte da parte, o meglio, sono state rimpiazzate, da cose di dubbio interesse generale, quali pagelle di sCuadra, video e rubriche riguardanti telefilm di poco conto, biglietti dei concertini ai quali assisterò, e riflessioni alquanto fuori luogo, tipo, appunto, questa. E allora, per la seria abbiamo fatto trenta facciamo trent’uno, vado ad informarvi delle seguenti cose:
1)
“Houston, abbiamo un problema”
E neanche quest’anno i Rocketts passerono il primo turno dei Play-offs NBA. Sempre che, vista la lotta che c’è nella Western Conference, e visti i risultati in passato della squadra senza una delle sue due stelle, riescano a qualificarsi.
2) Sto cercando adepti, e non scherzo, per il Lebo

3) Io stimo Pavel Nedved. Lo stimavo già prima, in generale. Ora lo stimo ancora di più per quello che ha fatto l’altra sera a Comotto. Così, giusto per mettere le cose in chiaro. Peccato solo che l’arbitro l’abbia visto. Non riesco proprio a capire come abbia fatto a vederlo, anche perchè Pavel ha fatto di tutto per non dare nell'occhio...boh.

Ho abusato del vostro prezioso tempo come al solito.
Ora scusate, ma devo andare a vedere San Remo.
Leggevo un giornale mentre tornavo da Torino, tale Rolling Stone numero di marzo 2008, che negli Stati Uniti, più precisamente in quel di Chicago,

Fantastica prestazione dei Casile Boys, che piazzano la terza vittoria consecutiva e vedono il terzo posto a portata di mano, assaporando già l’atmosfera da play-offs che sembra fatta su misura per loro. Prestazione di carattere, nonostante un paio di defezioni importanti, i nostri eroi riescono a portare a casa il risultato, caricandosi così di ottimi propositi in vista delle due ultime partite di campionato.
Ecco, una di quelle notizie che non vorresti dare. E infatti non la do, nel senso che, cari miei, lo saprete già tutti. Aspettavo una sorta di conferenza stampa, una di quelle cose in cui fanno tante belle foto, con il giocatore che stringe mani a destra e a manca, impugnando e facendo vedere tutto fiero la sua nuova maglia con il suo numero e il suo nome stampato sopra. Ma questa tarda ad arrivare, al contrario di codesta immagine che campeggia sul sito degli Atlanta Hawks (si, gli Atlanta Hawks…) dal giorno della trade. Trade che avrebbe portato tali Anthony Johnson, Tyronn Lue, Shelden Williams e Lorenzen Wright (se non li avete mai sentiti nominare, ci sarò un motivo) più una seconda scelta del prossimo draft nella capitale della California, in cambio di Michael Bibby. In pratica Bibby in cambio di niente, visto che una seconda scelta NBA vale poco anziché no, e i quattro contratti dei giocatori di cui sopra, sono tutti in scadenza da qui a pochi mesi. Per la serie “come liberare spazio salariale dando via la propria stella”. In cosa si traduce questo scambio? Si traduce nell’addio dell’ultimo giocatore di quella squadra là che doveva vincere ma che non ha vinto, ai Sacramento Kings. Valde Divac, Vlade Dade, se n’era andato dopo parecchie delusioni, proprio dagli eterni rivali giallo-viola di Los Angeles. Doug Christie dopo qualche apparizione a Dallas, penso sia stato messo agli arresti domiciliari dalla moglie, la stessa che gli aveva bruciato il BMW in preda ad un attacco di gelosia (…). Peja Stojakovic, dopo la parntesi di Indianapolis, attualmente sta facendo grandinare in quel di New Orleans, dove per grandinare, voi m’insegnate, s’intende predicare basket nella specialità del tiro dei tre punti. Hidayet Turkoglu, che di quella squadra era il sesto uomo (sempre che quella squadra avesse un sesto uomo), è attualmente agli Orlando Magic, dove tra Dwight Howard, Rashard Lewis, Jameer Nelson, il vero go-to-guy è lui. E poi ci sarebbe Bobby Jackson, vice di Bibby, folletto dall’agilità inaudita, che mi faceva impazzire per come giocava in campo aperto quando Adelman (ora a Huston) piazzava il doppio play-maker. E poi c’era Chris Webber, superstar prima dei Fab-Four di Michigan State e poi dei Kings, dopo essere stato a Philadelphia e Detroit, è ora in quel di Golden State, e fa recitare a Dan Peterson
frasi come “mi sembra di guardare una partita di vecchie glorie, io non capisco come si possa far giocare uno come Chris Webber” (ringrazio Alberto per la dritta, e in effetti non può che trovarmi d’accordo). Diciamo che non è esattamente lo stesso giocatore di una volta. Il fatto è che il Mike Bibby che da il titolo a questo blog, poteva andare alla corte di King James, e lì di sicuro sarebbe arrivato qualcosa prima o poi, di quelle cose da mettere alle dita, intendo. S’era anche parlato di Miami, dove Williams è buono più per gli Harlem Globe Trotters che per Alberto Alessio, voto 6,5: buona gara del biondo prodotto della Coop. Viene da dire “solita roba”, ormai c’ha abituati bene, fa notizia quando la prestazione non è all’altezza, e non viceversa.
Alessandro Marrese, voto 7,5: acciaccato, (chi è quel bastardo che gli fa le vecchie in allenamento, lo voglio proprio sapere), non in formissima, chiude la partita spruzzandosi il ghiaccio sul ginocchio, e nonostante questo si carica la squadra sulle spalle quando a cinque minuti dalla fine gli avversari rimontano fino al -4, aggiudicandosi il titolo di co-MVP.
Mark Van Mioleen, voto 7: questa volta s’è risparmiato, solo tre stoppate per lui (una delle quali manda il pallone nella rete da calcio, facendo gridare “gol” alla panchina amica…), e partita finita malamente, con un infortunio. Poi tenta di rientrare in campo, ma il ginocchio duole. E così si deve accontentare di vedere il finale da seduto. In ogni caso, bene anziché no.
Davide Armaroli, voto 7,5: galvanizzato dall’extra-minutaggio concessogli da coach D’Agostino, è autore di un’ottima prestazione sia sul piano delle statistiche, che su quello della condotta di gara. Alla fine, dopo i suoi ultimi due liberi (5/6 dalla lunetta, con libero a tabella prontamente dedicato a Luca direttamente dal campo) si sente qualcuno gridare mamma butta la pasta. Ah, e s’è pure beccato i complimenti della ragazza di Marramarrabs, mica cazzi.
Giancarlo Bertossi, voto 6: mai completamente in partita, nei suoi movimenti non c’è la cattiveria agonistica che solitamente lo contraddistingue. Come ciliegina sulla torta, chiede di essere sostituito, complice anche la cattiva prestazione dell’intera squadra, che ovviamente lo infastidisce.
Francesco Andreetto, voto 6: opaca prestazione del “muratore slavo”, che a parte un buzzer-beat a fine primo quarto, non riesce a soddisfare appieno le aspettative dei parenti accorsi all’arena per assistere alle sue gesta. Si rifarà.
Mauro Bottoni, voto 6: condizioni sempre non al top, forse ha già la testa ai freestyles che farà alla festa di compleanno di Double S, e con i quali, si sa, non dovrà sfigurare al cospetto di Tizzy Cash. Alla fine non lascia il segno, ma qualche partita da qui alla fine della stagione per cercare di farlo, c’è ancora.
Michele Grimaldi, voto 7-: prestazione tutt’altro che da buttare della guardia da Nichelino. A parte un errore in contropiede, poche sbavature e molte buone scelte.
Luca Di Vita, voto 6: lieve miglioramento rispetto alle prestazioni precedenti. Non gioca da MVP, ma neanche da ultima scelta. Inizialmente i compagni della panchina, vedendo il suo inizio zoppicante, avevano pensato che non si fosse “preparato a dovere”. Ovviamente non era vero.
Daniele Epifani, voto 7: pare aver capito il ruolo che ha in questa squadra, e ora sembra inizi ad adattarcisi. Altra buona serata per lui, che pur senza strafare, non commette errori, e anzi dà un buon contributo alla causa per la vittoria finale.
Tiziano Santomauro, voto 8: rimarrà negli annali la faccia che fa dopo un fallo subito e non fischiato mentre andava a concludere con un appoggio al tabellone facile, e che gli è valsa il soprannome di Robocop. In panchina i compagni di squadra prima sperano che non si metta a pestare a sangue l’intera squadra avversaria, e poi scoppiano a ridere sollevati. Mette i jump-shot dai cinque metri e sbaglia i lay-up comodi comodi, ma, scusate se è poco, alla fine mette a referto 25 punti con il 100% dalla lunetta. Co-MVP con Marrabbio.
Coach Rocco D’agostino, voto 10+: l’unico coach al mondo che prima non sbaglia un colpo dalla panchina (a parte quei dieci secondi con Luca da centro), e poi si compra il
Arbitraggio, voto 6,5: l’alieno, sosia di Mario Giordano (ex direttore di Studio Aperto) sta diventando un mito. Sbaglia l’assegnazione dei falli, fa battere prima i liberi normali di quelli del fallo tecnico, è preso in giro da tutti, prova a fare la voce grossa ma è il primo a non crederci manco per il cazzo. Per una volta, per fortuna, il suo arbitraggio non è stato quello a cui ci aveva abituati. Che poi, poveraccio, va anche capito.
Ecco. Poi, dopo la partita, subito dopo il solito double cheese (che come direbbe l'avvocato, "è più scontato della discomusic italiana anni '80, ci manca solo Dan Arrow e poi siamo a posto") siamo andati a questa cosa quì (vedere immagine a sinistra, nonchè la foto da me medesimo scattata che sta dirimpetto a voi, sottostante queste due cazzate che sto scrivendo). Questa cosa quì sarebbe il compleanno di DJ Double S, ovvero un’occasione come un’altra per vedere tanti di quei rapper italiani dei quali, tu giuovane lettore alla moda di questo blog avrai intere discografie, nonché collezioni di CDs, vinili, e mixtapes. Il posto era lo Chalet, che, voi m'insegnate, è un posto fighetto pieno di gente fighetta. Ma non per l'occasione. E, fondamentalmente (a parte qualche defezione inattesa, vedi Ensi), c'era parecchia gente. Che poi la cosa sia degenerata, e che siano finiti a fare freestyle Livio della Funk Famiglia e un tot di altra gente che guarda che veramente (ma in senso non proprio positivo) è un altro discorso. A me basta aver sentito il coro "Psyko Killa! Psyko Killa!", con lui che prima cercava di cantare, ma non ce la faceva, e poi gettava fazzoletti sui piatti mentre MastaFive si chiedeva chi cazzo fosse a rompere.
E niente. Farsi offrire i drink dal tuo coach è un vero piacere, un pò come i Condorelli (citazione d'alta classe, saranno in pochi ad averla colta). Alla pari della faccia estasiata di Daniele che sente Rula degli atpc, il suo idolo di una vita, cantare Fire. Ok, diciamo che non lo può proprio vedere, però era bello citarlo. Peccato solo per il freestyle di Tizy. In pratica ho sentito che c'era Double S pronto con la base e Next-One già pronto a girare sulla schiena. Però all'ultimo LeftSide non se l'è sentita, perchè sapeva di perdere nel faccia a faccia, e di fare brutta figura. E quindi, cari miei, questa è la prova che non ce n'è. Sangone Rulez anche nel mondo dell'hip-hop. Prossimamente un video alla Spitty Cash, promesso. Peace. Yo. Yeah ("quando ti guardi intorno, vedi i bambini poveri...ma ditemi cosa vedete quando li guardate neli ochi"...UN MITO!)
La rubrica che vi fa dire tutte le volte la fatidica frase guarda che veramente è tornata. Che io lo so, che voi aspettavate questo momento da tempo immemore. Non dormivate la notte, farfugliavate frasi senza senso nella vana speranza che io scrivessi nuove frasi prese nientepocodimeno che dalle telecronache di quei due geni, che altri non sono che Flavio Tranquillo, The Voice, e poi lui, l’avvocato, Federico Buffa. Ecco, accontentati anziché no.
Partita emozionante (seeeee) e vivace (ma quando?), nella quale i nostri eroi hanno dato tutto quello che avevano, non nel tentativo di vincere il match e portare a casa i punti della vittoria, ma cercando di distinguere le linee del campo dal resto della palestra, e, soprattutto, cercando di resistere alla temperatura polare che l’ambiente gli aveva riservato, in barba a chi, visto il nome degli avversari, si aspettava un clima esotico.
Tizio Santomauro 7,5: il centro partenopeo è un concentrato di determinazione e concentrazione che come una bomba ad orologeria esplode quando l’arbitro alza la palla a due. Chiamato spesso in causa sotto canestro per via della mancanza di Dan Marino e Genk Bertossi (peraltro presentatosi al palazzetto a partita iniziata in completo Moncalieri -come dire, stiloso anziché no-), non delude, e fa la sua (fondamentale) parte.
Ale Marrese, 8: una partita da Marrabbio per tre quarti e mezzo, come dire, ordinaria amministrazione. Poi decide che deve vincere la partita, e infila una bomba e due jump-shot che tagliano le gambe agli avversari. MVP.
Mark Van Mioleen, 8: cinque escursioni in elicottero con le quali cancella col gommone i tentativi di tiro degli avversari lo fanno diventare l’idolo della panchina, che gli attesta il titolo di Levriero, per come torna in difesa a lunghe falcate tutto galvanizzato dopo aver rimandato a settembre il 17 avversario.
Davide Armaroli, N.C.: ecco, bene eh, ma non benissimissimo. Come dire, potevi startene a casa, che evitavi di farti portare a casa dopo la partita. Pronti via, scende in campo, ed è già in debito d’ossigeno. D’altronde per lui è un momento difficile, nella notte, ai Grammy Awards, Echoes, Silence, Patience And Grace dei Foo Fighters ha battuto Magic di Springsteen, e lui ne risente emotivamente. Ecco, come dire, bene eh. Ma non benissimo.
Cesco Andreetto 7,5: diligente, determinato, per fortuna dei suoi compagni seduti in panchina gioca parecchi minuti, evitando ad essi i soliti “FORTE DIFESA!”, “E QUELLO CHI LO MARCA!!!”, “TORNIAMO PORCA P******!”, “PORCO ***, E QUESTO???”.
Enrico Cutri, 6,5: ottima prestazione per il prodotto del vivaio Don Bosco, che nonostante questo non è completamente contento della propria prova, e anzi la smonta con un perentorio “ho giocato di merda”. Ma è normale giocare di merda, quando si è al 50% (a buon intenditore poche parole).
Daniele Epifani, 8: il vero MVP della partita, se non fosse che Marramarrabs ha messo i canestri decisivi, sarebbe lui. L’uomo che mette insieme il fascino di Alessandro Cattelan è lo stile rude di Baron Davis, gioca una signora partita, e si becca i complimenti dei compagni, più che meritati. All’inizio della stagione scrivevo “aspettando Epifani”. Ecco, ora Epifani è arrivato.
Luca Di Vita, N.C.: pochi minuti in campo gli fanno guadagnare un più che meritato N.C.. Ma lui in campo è come se ci fosse, perché quando Daniele segnando fa il segno del Ganja Power, in esso c’è tutto il Di Vita che noi ben conosciamo. Come direbbe lui, Adesione!.
Alberto Alessio, 7,5: si becca i pugni e i calci del 17 avversario, e quando gli si chiede come sta, lui fa finta di niente dicendo di non essersi accorto d’aver subito fallo. Inoltre richiede a gran voce le pagelle, conscio forse del fatto che la sua partita è stata ottima, come le altre, del resto. Votato inoltre il più figo della squadra dai compagni della panchina mentre lui era in campo. Così, a titolo informativo.
Michele Grimaldi 7,5: in ripresa già da tempo, si mette le mutande di Basile per giocare meglio, e riesce a passare sopra ai suoi vecchi difetti che ogni tanto lo fanno incappare in opache prestazioni. In campo fin dal primo minuto, deciso e concentrato, buonissima partita per il Michael Titor del G.S. Sangone.
Mauro Bottoni, 6,5: le scarse condizioni fisiche non gli permettono le giocate da playground alle quali ci aveva da tempo abituato, e il “c’ho provato” con il quale va a risedersi in panchina, è chiaro sintomo di una condizione non al top che purtroppo si porta dietro da tempo. Arriveranno tempi migliori.
Coach Rocco D’Agostino, voto 7,5: Buona prova in panchina per il coach della Coop, gestisce bene le risorse della panchina e azzecca i cambi che gli danno la vittoria. Si vocifera di un diverbio tra LeBron James e il suo coach, tale Mike Brown, durante il quale il fenomeno statunitense apostrofava il suo allenatore dicendogli chiaramente “ma quale Ettore Messina come assistant coach! I want D’Agostino! It’s D’Agostino time!”.
Arbitraggio, 2,5 di NON stima: l’uomo (e con uomo intendo dire oompa-loompa) che riesce a dare quattro falli in un minuto, tutti a favore della squadra in svantaggio, facendole raggiungere, guarda caso, il bonus, e mandandola così in lunetta ad ogni fallo successivo. E nei momenti decisivi della partita, quando il punteggio è ancora in bilico. Sta volta gli è andata male, perché abbiamo vinto noi. Però certe cose fanno incazzare.
Ci sono quei momenti, nella vita di ognuno di noi, in cui si sente di aver chiuso un cerchio, un ciclo, o qualsiasi altra cosa che stia bene in un detto o frase fatta, che voglia esprimere quel senso lì che spero vivamente voi abbiate capito. Ecco, l’altra sera è successo che s’è chiuso un ciclo, o un cerchio, o quello che volete voi: (rullo di tamburi, sale la tensione, tutti voi volete sapere cosa sarà mai successo di tanto importante) ho guardato l’ultima puntata dell’ultimo DVD dell’ultimo cofanetto di X-Files. The Truth, la fine della nona nonché ultima stagione del telefilm che seguo da qualcosa come tredici o quattordici anni. Il finale col botto, con il ritorno di Mulder dopo una stagione passata in giro per il mondo in cerca della verità, nel tentativo di non essere trovato dai colonizzatori alieni. Io me lo ricordo, quando, alle elementari, andavo a scuola e con i miei amici ricostruivo le puntate che avevano trasmesso la sera prima su Italia1. L’ho seguito tutto, ‘sto telefilm. Da piccolo avevo questo tesserino dell’FBI fatto da me, copiato pari pari da quelli che si vedono nella sigla, con la foto di Fox Mulder da una parte, e Dana Scully dall’altra (double face, un genio proprio), prese entrambe da TV Sorrisi e Canzoni. Ero fissato con gli UFO, e avevo eretto Fox Mulder a idolo insieme ad altri pochi eletti. Nove stagioni di telefilm, cioè, voglio dire, nove stagioni. Mica cazzi. E poi l’ultima puntata, quella trasmessa, mi ricordo benissimo, la sera in cui
Delusione atroce quella di venerdì sera. Arrivi alla Sangone Arena pieno di buoni propositi, convinto che la seconda in classifica la si sarebbe battuta, e che la sconfitta al supplementare dell’andata, alla fin fine, era solo un tot di sfiga ben assestata dal destino. E poi ti ritrovi ad assistere dalla panchina ad un terzo quarto in cui la tua squadra tira con una percentuale dal campo imbarazzante, e in cui gli avversari infilano una tripla dopo l’altra, piazzando il break che spezza in due la partita fino a quel punto in bilico.
Per una volta non faccio l’Alessandro Rosina della situazione (scusate la parolaccia, nomino subito Alessandro Del Piero per rimettere in pari le cose), e non posto pagelle al vetriolo con le quali dare voto 2 al Pancaro della situazione (che eventualmente, potrei anche essere io).
Grazie ragazzi.
Se non ci sareste,
bisognasse inventarvi.
