Il sottoscritto, per concludere in bellezza, è inoltre andato in pizzeria (pizza con uovo, patatine e salsiccia, incommensurabile) con SostieneMartina, AtipiCoz, e tali Giovanni e Ale Mandazza a.k.a. Mandarancio (compagno di vecchia data e di vari concerti). Con quest'ultimo ha programmato in parte la giornata del 14 giugno, giorno in cui starà in zona mixer per non rischiare la vita, assistendo al concerto più bello della sua vita.

L’autore di questo blog, poi, è lieto di comunicarvi che grazie a lui (e ai soldi dei parenti, tanti, che piovono giù che è un piacere dalle parti del 24 marzo) gli Utah Jazz vinceranno entro poche settimane il titolo NBA, e che Jack Shephard, John Locke, e tutti gli altri dell’isola di Lost, forse è la volta buona che riescono a trovare la strada di casa. Via Domus. Tutto grazie all'autore di questo blog. E ai soldi dei parenti.


Ma poteva andare peggio, comunque. Poteva piovere. Consoliamoci quindi con il video dei nostro beniamini.
E fu così che il G.S. Sangone non si qualificò ai play-offs, arrivando quarto, perdendo l’ultima di campionato, che era, sostanzialmente, lo spareggio dentro-fuori. C’è delusione in me (cit.), e non solo in me, com’è giusto che sia. E sostanzialmente, la stagione, a meno di un proseguio di campionato denominato da qualcuno “il girone degli sfigati”, è belle che finita qui. Però (si sa, un però c’è sempre), c’è stato un dopopartita. E ci sono le pagelle. Forse le ultime della stagione.
Voto 9 ai D’Agostino Brothers che prima dirigono la partita dalla panchina (Rocco) e il tifo dagli spalti (Giampo, con l’aiuto di Simone, Mozza, e il sempreverde Palumbo), e poi rispolverano aneddoti d’alta classe, come quello dell’incontro di Gordan Giricek e Dalibor Bagaric dal porcaro dopo una partita di Basket nelle marche.
Voto
Voto
Voto 6 al 10 avversario. Perchè alla fin fine è un cazzo di giocatore, con o senza dread. E se abbiamo perso, è stato gran parte colpa sua.
Voto 5 al numero 7 Grimaldi, che prima dice che non sa se uscire, perché qui, perché lì, per via di questo, per via di quello, e poi ce lo ritroviamo nel nostro stesso locale in compagnia di Aceto e Geppo. Ma per questa volta può andare, anche vista e considerata l’ottima prestazione in partita.
Voto 4 al terzo quarto della partita. Dopo Marrabbio che apre in due il mento di Alberto Alessio con una testata, è la volta dello stesso Marrabbio che spaventa l’intera Sangone Arena appoggiando male la caviglia e uscendo dal campo zoppicante, e di Bertossi e (ros)Marino che in seguito ad uno scontro di gioco (tra di loro) sono costretti a fermarsi, il primo per una botta al ginocchio, e il secondo per una caviglia che si gonfia, stando a quanto detto da lui, come una cipolla (ma non prendete per oro colato quello che dice ros-Marino, è pur sempre l’unico pugliese che usa il termine piemontese “ginocchia gige”)
Voto
Voto 2 al Carignano. Perché sono si una buona squadra, ma pur sempre una squadra che annovera tra le proprie file gente come quello col tatuaggio di Irene Grandi (una spirale, e per di più nello stesso punto, sulla spalla) e Adolfo Zappa (il sosia, o se vogliamo la via di mezzo, tra Frank Zappa e Adolf Hitler…inguardabile)
Voto
Voto 0 al Presidente (a.k.a. Esa a.k.a. El Prez) che ci incita dagli spalti per tutta la partita, e poi viene perfino a fare l’urlo con noi a giochi conclusi. Peccato per la sua mano bianca con guanto d’ordinanza, che quando l’ha appoggiata sopra alle nostre c’è stato quel secondo di terrore e sguardi ilarici d’intesa.

Apprendo dal sito http://www.ratm.com/ (official Rage Against the Machine site):
Venue:
- ho già capito che non andiamo al mare, grazie
- ormai vivo in funzione di quello che vuoi fare tu
- ormai pensi solo più ai concerti, università niente invece
- ogni giorno hai un concerto nuovo
- non ne hai mai abbastanza
- non sei mai contento
E questo quà sotto è, gomitata più gomitata meno, quello che andrei a perdermi, in caso di mancato viaggio in quel di Modena (ma poi, cazzo, puoi organizzare un concerto a Modena???)
Wind in my hair, I feel part of everywhere
underneath my being is a road that disappeared
late at night I hear the trees
they're singing with the dead
overhead...
Leave it to me as I find a way to be
consider me a satelite for ever orbiting
I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed...
In ritardo di qualche mesetto, perché se mi piace un film di solito non aspetto di rischiare di non poterlo più vedere al cinema perché ritirato dalle sale, oggi ho visto quel gran film che risponde al nome di Into The Wild. Ho aspettato, e aspettato, e aspettato, poi ho capito che con gli amici non lo si andava a vedere, e allora, in compagnia di persone fidate con le quali è sempre un piacere discorrere del perché intrinseco di una certa inquadratura e/o di una certa battuta che a tutti gli altri (ma proprio tutti eh…) non direbbero niente, perché, effettivamente, non vogliono dire niente, sono andato al cinema, saltando deliberatamente il lettorato di Inglese. E il film m’è piaciuto. E anche parecchio. Anzi, di più di parecchio. Partendo dal presupposto che è un mese che ascolto e riascolto le canzoni del già frontman dei Pearl Jam Eddie Vedder, e che ogni volta che sentivo la sua voce e/o la sua chitarra acustica durante la proiezione, esclamavo le parole questa è spettacolare, questa è bellissima e che figata, ecco, partendo da quel presupposto, l’ho trovato un film veramente ammazzante, ma proprio tanto tanto. Nel senso che, voi m’insegnate, quant’è bello vedere un ragazzo che si stupisce della bontà di una mela del cazzo parlandole assieme e elogiandola, dandole addirittura un nome? Questo ragazzo che capisce che non è più cosa, che brucia soldi, carta di credito, carta d’identità, con lo zaino in spalla prende e parte, on the road, verso l’Alaska. Ma, ovvio, non è questo il punto. Perché attorniato come sono in questo momento da TV al plasma della Samsung, computer, iPod e cellulare, non me lo sogno neanche di dire la frase “che bello che sarebbe”, perché, sempre ovvio, avrei solo da prendere e partire (e dopo mezz’ora di passeggiata con lo zaino della Burton in spalle, tornare mestamente a casa). Quello che voglio dire io è che, di solito, un film lo giudico in base alle emozioni che mi fa provare mentre sono seduto in sala. Voglio dire, a me, Il Signore Degli Anelli non dice niente, perché non me ne frega poi molto di elfi con l’arco, di mostri, di hobbit, di torri, e di, più in generale, anelli. Questo film, invece, è riuscito a farmi stare col magone da una decina d’ore a questa parte. Perché va bene che ti deve far provare emozioni, ma Sean Penn ha esagerato. E l’ha fatto talmente bene, ma talmente talmente bene, che io per questo film non posso far altro che stravedere. Bene anzi benissimo fino a un quarto d’ora dalla fine, poi sono crollato nello sconforto più totale, con la signora davanti a me che tirava (giustamente) fuori il fazzoletto, e io che nonostante sapessi che prima o poi la storia sarebbe dovuta andare a sud (perché lo si sapeva che sarebbe finita male), mi buttavo giù, conscio che alla fin fine si, doveva proprio finire male, purtroppo. Ed è finita male. Malissimo. E c’è stato quel secondo lì, quando ho capito com’è che sarebbero andate le cose a Christopher, quando l'ha capito anche lui insomma, che ho ripensato alle lezioni di Storia e Critica del Cinema della Simonigh, e al concetto d’identificazione, di quando lo spettatore condivide con il protagonista i valori, i punti di vista, e anche un po’ le esperienze, anche se le si vede solo sul grande schermo. E pensavo che questo film m’ha fatto provare tante di quelle esperienze, che mi è venuto in mente che io, forse, non ne ho provate e non ne proverò mai abbastanza. Ecco tutto.
“Happiness is not real if it is not shared”
Poi, tra le altre cose, vi farà piacere sapere, arditi lettori, che la scorsa settimana sono stati in Italia i Santi Santissimi KoRn. Che voi conoscerete bene (ma anche no) per hit scalaclassifiche quali Faget, Here to Stay e Got The Life (lo so, ne avete altre trenta-barra-quaranta in testa, ma non le posso nominare tutte). Ebbene, freschi freschi del nuovo album (una merda colossale che io non ho neanche comprato, dopo averlo scaricato illegalmente e ascoltato due-volte-due, cosa non da me proprio), sono stati in Italia per due date, rispettivamente Pordenone e Milano. E io mica c’ero a questi concerti, come a dire, mi sono perso un concerto del Bitch We Got A Problem! Tour. E neanche mi spiace poi molto, devo dire. Contrariamente a quello che potrebbe pensare qualcuno. Voglio dire: loro, se non contiamo VendettaRed (???), Puddle of Mudd e Trust Company (...), che quel giorno in cui li vidi a Reggio Emilia suonarono dalle cinque di pomeriggio alle nove e mezza di sera, facendo di fatto da apripista (con il cantante dei Puddle che dopo il lancio di bottiglie d'acqua nei suoi confronti da parte dei fans, decretava "non devo essere molto amato dai fans italiani", in un americano con un you know ogni due parole), sono stati, sostanzialmente, il mio primo concerto, nonché uno dei concerti che ancora oggi reputo uno dei più belli della mia vita. Ero un giovane sbarbatello (leggi anche stupido sedicenne che si metteva ai piedi Adidas e Puma perché le sponsorizzavano loro e i LimpBizkit) che li idolatrava e che aveva tutti i loro CD originali, e che vedeva in loro la versione moderna di quei grupponi rock di tanti anni fà, di quando ai concerti c’andava mio padre. Ebbene, imbeccato costantemente dal Cosmo (che per l’occasione mi avrebbe accompagnato) avevo una mezza idea di andare a vederli in quel del DatchForum. Costava anche poco (i 32 euri del biglietto, rapportati alla grandezza dell’artista, al prezzo degli altri concerti di oggidì, e ai prezzi del passato, non erano neanche tanti), ma, fondamentalmente, non avevo voglia di sbattermi fino a Milano per andare a vederli, i KoRn. Che detto da uno che è andato appunto fino a Reggio Emilia per lo stesso gruppo, non è proprio coerente al massimo. Ma, voi m’insegnate, David Silveria s’è messo a fare il modello per CK, Head ha trovato Dio (roba che neanche Legrottaglie) e allora ho lasciato perdere. Sbattermi per vedere un Johnatan Davis obeso anziché no, un Fieldy con i capelli lunghi e lisci (si, Fieldy con i capelli lunghi e lisci) e un Munky che, fondamentalmente, non m’ha mai detto molto, non era il massimo. Cosa voglio dire con questo? Non lo so, ma qualunque cosa voglia dire il mio rifiuto di due ore di macchina per vedere un gruppo con il quale sono cresciuto e per il quale una volta avrei fatto i chilometri fino al palazzetto a piedi, beh, fa pensare. Quindi pensate. Ecco.
In ogni caso, io pensavo di andare ad un concerto per depressi quest'estate. Mi stavo già preparado psicologicamente. E invece questi che fanno? Ridono! Capito??? Ridono!!! Voi l'avete mai visto Thom Yorke ridere?
E il Sangone (cioè noi) vinse anche il derby di ritorno. Partita che sapevamo di poter (e dover) vincere, e così è stato. Alla fine è sempre una gioia battere i cugini, perchè, alla fin fine, li si conosce tutti. Chi perché amico del campetto, chi perché amico da una vita, chi perché non lo si può vedere (vedi il coach fascista con la foto del Duce come sfondo del cellulare…). E quindi ora si è terzi, e la prossima partita è lo scontro diretto che ci fa passare ai play-offs, o, se ci va male, che ci fa rimanere bellamente a casa.
Alessandro Marrese a.k.a. Marrabbio a.k.a. Marramarrabs, voto 8,5: entra in campo alla palla a due, e, pronti via, segna tutto quello che gli capita fra le mani. Dall’angolo, in entrata, da due, da tre, in jump-shot dalla media, alla fine è talmente gasato che torna in difesa ballando. Poi si calma è gioca normalmente, sempre che si possa definire normale il suo stile di gioco.
Alberto Alessio a.k.a. Klasse Albo, voto 8: l’ala dalla bionda capigliatura, fresco di nuovo soprannome (in onore di Klasse Dirk) non delude i parenti tutti, che in massa sono accorsi alla Hesperia Arena per essere deliziati dalle sue giocate d’alta classe. Alla fine fa anche il tassista. Una colonna.
Daniele Epifani, voto 7: gioca poco, vorrebbe fare qualcosa di più, ma il numero dei giocatori e i minuti di gioco sono quello che sono. Prestazione tutt’altro che da buttare, peccato solo per qualche palla persa da imputare oltre che a lui e a Mauro, anche e soprattutto ad una superficialità che affiora quando si sente di aver già vinto la partita.
Paolo “Dan” Marino, voto 7,5: gli avversari hanno un lungo, ma l’impresione che si ha, e che esso non pesi neanche la metà del nostro Dan Marino. Sprazzi di grande basket in qualche occasione, ma lui si limita a fare il minimo necessario, conscio di poter dare il meglio come e quando vuole. Un gigante tra i bambini.
Francesco Andreetto, voto 7,5: il muratore slavo gioca, bene, e anche parecchio. Sia benedetto il coach che lo mette in campo e lo fa giocare, salvaguardando così le orecchie dei panchinari, che altrimenti dovrebbero sorbirsi lo sbraitare del playmaker indirizzato ai compagni in campo.
Enrico Cutri, voto 7: rinfrancato dalla presenza del padre e della ragazza, gioca una signora partita e dà quei minuti di qualità alla squadra che fanno sempre comodo al risultato finale. Pare aver capito l’ottimale grado di piegamento delle ginocchia, e le sue quotazioni sono in salita. Diciamo che sono al 70%.
Luca DiVita, voto 7: alla fine neanche oggi segna da tre di tabella. Ci prova più di una volta, ma niente da fare. Il fatto che possa permettersi di provare, comunque, è tutto dire. E poi il sette se lo merita tutto, per il gioco espresso in campo (comunque buono), e per le fasce per capelli che cambiano di volta in volta (e che, a dirla tutta, sarebbero le maniche delle sue magliette)
Michele Grimaldi, voto 7: fa andare su tutte le furie Van Mioleen quando, sul finire di partita, dà agli avversari la possibilità (mal sfruttata) di riaprire la partita, disinteressandosi della palla e curandosi solo delle sue…palle, per l’occasione prese a ginocchiate dagli avversari. A parte questo, solita buona prestazione, sia in attacco che in difesa, nonostante giocasse con l’handicap dell’air delle sue nike malfunzionante (…).
Mauro a.k.a. Deal the Dihlyo, voto 6: gioca ad una costante via di mezzo tra svogliato e spensierato, il suo stile da playground non va d’amore e d’accordo con l’atmosfera del campionato, ma i suoi yeeeeaaaahhhh!!!! risuonano in tutta la palestra ad ogni canestro dei suoi compagni.
Davide Armaroli, voto 6,5 (ma secondo Albo ci sta un 7 politico): partendo dal presupposto che la difesa a zona lui la sopporta come la sabbia a letto, entra in campo e perde subito quei due palloni che non guastano mai. Poi si riprende. Imbecca un paio di volte i lunghi e cerca di portare palla come gli si chiede. Recupererebbe anche qualche pallone in difesa se l’arbitro fischiasse un paio di rimesse laterali in modo corretto. (Per la frase della serata riguardante lui, andare al fondo delle pagelle)
Tiziano Santomauro ak.a. Jay T(izzy) a.k.a. Tizzy Cash a.k.a. GreatesTizz, voto 8: grande partita del napoletano, che sente la rivalità con gli amici del campetto, e sbaglia poco o niente. Gioca da centro, da ala, un paio di volte porta addirittura palla. Poi torna in panchina e inizia a dire cazzate con i compagni. Qui ci starebbe un freestyle.
Coach D’Agostino, voto 7,5: vince di gran lunga il confronto con il coach avversario. Mentre il fascio è chiuso negli spogliatoi a gridare verso i poveretti che fino a cinque secondi prima erano nel nostro spogliatoio a ridere e scherzare, lui si gode meritatamente la vittoria dei suoi. E, ci scommetto, la partita doveva ancora finire che lui stava già pensando al Carignano.
Arbitraggio, voto 8: un arbitraggio d’altri tempi. Un paio di errori e nient’altro, Mr. Bono (non Vox, non è il cantante degli U2) è di gran lunga il miglior arbitro dell’intero campionato. Del secondo arbitro niente da dire, anche perché ci si è accorti di lui solo durante il riconoscimento.
(io in campo faccio un paio di cazzate e perdo palla malamente)
Michele: “dai Davide…devi credere più in te stesso”
Tutti: “…...” (silenzio)
Mauro: “Michele…MA VAFFANCULO!”
La prossima è lo spareggio porcabbastarda!!! (cit.)
Siete tutti invitati alla G.S. Sangone Arena,
si parla di Johnnie Mastafive che mette musica…
14.3.’08, G.S. Sangone Nichelino - Carignano