Steven John Nash
34 anni
Spazzato fuori dai playoffs per l’ennesima volta dal franco-belga e soci
Jason Kidd
35 anni
Rimandato a settembre dal ventiduenne Chris Paul
A proposito del
Mammoli: “Adesso ti porto su argomenti spinosi, le scelte di Dallas negli ultimi mesi: aveva praticamente una squadra da titolo, perché la finale contro gli Heat l’aveva già vinta, soltanto loro sanno come hanno fatto a perderla. Si inizia a capire che qualcosa scricchiola tra l’allenatore e i giocatori e invece di provare a cambiare il coach, cambia completamente i giocatori, togliendo un uomo d’area giovane come Diop, e il suo playmaker del futuro, peraltro bravissimo. Il tutto prendendo Kidd, che ha bisogno di un sistema di gioco tutto suo, completamente diverso da quello dell’allenatore con cui, tra l’altro, non va d’accordo. Il risultato è: fuori al primo turno per il secondo anno di fila, l’anno prossimo probabilmente cambiera l’allenatore, e si terrà una squadra che non è neanche più quella che era arrivata in finale”.
Avvocato: “Beh…ci sei andato giù leggero…”
Intanto le dimissioni di Coach johnson sono già arrivate, e a questo aggiungete Josh Howard che viene soprannominato dai compagni “Josssshhh” (dove “ssshhh” vuol dire “stai zitto una volta tanto”) per via della sua dichiarazione d’amore ai microfoni di un’emittente statunitense nei confronti dell’amica Marijuana, della quale sostiene di fare uso regolare nella off-season. E quindi, ovvio, anche lui ha le ore contate nella Big-D. Il problema è che i playoffs non proprio eccezionali di quest’anno, più la condotta extracestistica di cui lui stesso ha parlato, tenderanno ad abbassare non di poco il suo valore, che fino ad un anno fà era quello di un giocatore ad un passo dalla consacrazione (vedi la chiamata All Star), ora come ora invece più quello di un mancato clutch scorer che ripiegherà come secondo o terzo violino.
Parlando invece della Big-Easy, obiettivamente, non saprei da dove iniziare. Byron Scott allenatore dell’anno (da dividere a mio avviso, con i suoi assistenti, che dai tempi di New Jersey si dice siano più allenatori di lui), Tyson Chandler enciclopedico che schiaccia e agguanta tutto ciò che è arancione e a spicchi, Jannero Pargo (si, Jannero Pargo) che trentelleggia e detta legge come mai prima d’ora, e poi l’uomo più dominante in cabina di regia dai tempi di Magic: Chris Paul. Chiude gara5 con una tripla doppia che non fa mai male, non fa vedere la palla neanche un secondo agli avversari, e sul finire della serie, oltre alla ventina di punti e quindicina di assist (minimi) ha iniziano anche a tripleggiare, come se con Stojakovic in squadra ce ne fosse stato bisogno. Tuttavia, le cose che mi fanno dubitare riguardo ad una loro possibile finale di conference sono due: gli ultimi cinque minuti di gara5 contro i Mavs durante i quali hanno dilapidato troppi punti di vantaggio lasciando arrivare i texani a -3 (una grande squadra non lo farebbe mai, e San Antonio non te le perdona certe cose) e, soprattutto, gli accoppiamenti difensivi. Se su Parker possono mettere Paul, e su Duncan possono far difendere Chandler, sul mascalzone latino col numero 20, obiettivamente, non possono mettere nessuno.

Ah già San Antonio! Hanno battuto Phoenix! Mavvà? Eggià! Tanto per cambiare, per Steve Nash e compagni anche quest’anno è andata male, ho detto tutto quello che dovevo dire nel post precedente, compreso il fatto che s’è, a mio avviso, chiuso un capitolo. Peccato.
Il tutto mentre a Salt Lake si fa più fatica del dovuto ad ammazzare i redivivi Rocketts che di mollare non ne vogliono sapere (alla fine 4-2, con T-Mac che poveraccio conferma suo malgrado di non essere giocatore da post-season) e Los Angeles sponda Lakers passeggia sul velluto del Pepsi Center e va a completare un cappotto che manda a casa ‘Melo, Iverson e compagnia bella, con un meritato quanto a mio avviso inaspettato 4-0. Bene Gasol, che col suo arrivo ha cambiato i gialloviola. Bene Odom, che da terzo violino spacca, benissimo Kobe, che certi livelli di completezza tattica per sé e per i compagni non li ha mai raggiunti. Male, malissimo, anzi, peggio, la difesa di Denver. George Karl non lo posso vedere da tempo, vista la figuraccia di cui s’è reso partecipe nel 2002 ai mondiali con Team USA, lo si dovrebbe radiare dal basket secondo me, anche se è pieno di estimatori in ogni dove. Ma questi insistono, e alla fine è ovvio che Denver perda, se lo schema predominante è l’isolamento per ogni singolo giocatore con la maglia azzurra. Con un po’ d’impegno, secondo me, potrebbero chiamare un isolamento anche per il ragazzo che pulisce il sudore sul parquet. Ma, si sa, sono americani, e quindi che continuino a fare le loro americanate in mezzo al pitturato con quello smile (il semicerchio sotto canestro) che riesce ad avvantaggiare tutti, perfino Devean Gorge. Io dico, se lo smile riesce a far diventare decisivo Devean George facendogli segnare 2+
