Un altro post inutile dall’autore di questo fantastico blog, per la serie ne sentivamo tutti il bisogno. Viene scritto, questo post, con Devils & Dust nello stereo, e già qui non si capisce bene il perché, visto e considerato che tra 38 giorni, di queste 12 tracce in quel di San Siro non ne sentirò presumibilmente neanche una, ma tant’è. In questa domenica di maggio, di quelle che ti fanno dire “minchia, ma siamo già a maggio”, c’è un po’ di tutto. C’è una blog sister che fa le valige destinazione non paradiso ma forse qualcosa di meglio (Dublin, London, Bruce), c’è spagnolo da studiare, per un esame che tanto so già che non lo passo (confidando in quello di settembre, come tre quarti della mia classe di lettorato, ovviamente), c’è informatica da studiare (e soprattutto c’è da capire perché uno studente di lingue e letterature moderne sia obbligato a dare un esame di informatica, cioè), c’è la fine dei corsi avvenuta due giorni orsono che sancisce l’inizio dello stare a casa a studiare comelammerda, mentre fuori c’è il sole e probabilmente al campetto è pieno di gente che aspetta il sesto (che potrei/dovrei essere io) per il tre-contro-tre, e poi c’è quella sensazione che c’hanno tipo i bambini quando si avvicina il Natale. C’è quel pensiero ricorrente che ronza nella testa, che ricorda che tra 38 giorni c’è San Siro con
Qui, obiettivamente, Signori, siamo davanti ad una genialata. Cioè, voglio dire, una pensata senza eguali. O forse si, Borghezio che passa vagone per vagone a pulire dove hanno sostato extracomunitari, e magari anche il Maiale-Day di Calderoli, potrebbero essere idee di analoga genialità, ma tant’è. Anche perché l’ideatore è sempre lo stesso, quindi è un po’ come dire che Born To Run è migliore di Magic, ma non di Darkness on the Edge of Town o di The Rising. Tutti ottimi lavori, da lì in poi và a seconda dei gusti di singolo individuo. Quindi non vi so dire se preferisco vedere il Senatur che dice che loro della Lega ce l’hanno duro, o Calderoni che indice il Maiale Day per evitare la costruzione di una moschea, o l'immagine quì affianco. Fanno tutte ridere allo stesso modo secondo me. Braccia rubate al cabaret, proprio.
Io, comunque, contrariamente a tante persone che diserteranno le urne in segno di protesta, a votare ci andrò. Mi sono documentato, nel caso ce ne fosse stato bisogno. Ho guardato tutte le trasmissioni che avevano come ospiti i candidati premier, ho seguito le campagne elettorali, ho letto i programmi dei vari partiti. Ero indeciso, mi dividevo tra l’idea del voto utile e la volontà di seguire gli ideali da buon fan dei Rage Against the Machine (ma perché non c’è il subcomandante Marcos anche qui da noi???), e poi mi sono deciso. Voterò lui.
Oh, questa cosa qua
Il sottoscritto, per concludere in bellezza, è inoltre andato in pizzeria (pizza con uovo, patatine e salsiccia, incommensurabile) con SostieneMartina, AtipiCoz, e tali Giovanni e Ale Mandazza a.k.a. Mandarancio (compagno di vecchia data e di vari concerti). Con quest'ultimo ha programmato in parte la giornata del 14 giugno, giorno in cui starà in zona mixer per non rischiare la vita, assistendo al concerto più bello della sua vita.

L’autore di questo blog, poi, è lieto di comunicarvi che grazie a lui (e ai soldi dei parenti, tanti, che piovono giù che è un piacere dalle parti del 24 marzo) gli Utah Jazz vinceranno entro poche settimane il titolo NBA, e che Jack Shephard, John Locke, e tutti gli altri dell’isola di Lost, forse è la volta buona che riescono a trovare la strada di casa. Via Domus. Tutto grazie all'autore di questo blog. E ai soldi dei parenti.


Ma poteva andare peggio, comunque. Poteva piovere. Consoliamoci quindi con il video dei nostro beniamini.
Apprendo dal sito http://www.ratm.com/ (official Rage Against the Machine site):
Venue:
- ho già capito che non andiamo al mare, grazie
- ormai vivo in funzione di quello che vuoi fare tu
- ormai pensi solo più ai concerti, università niente invece
- ogni giorno hai un concerto nuovo
- non ne hai mai abbastanza
- non sei mai contento
E questo quà sotto è, gomitata più gomitata meno, quello che andrei a perdermi, in caso di mancato viaggio in quel di Modena (ma poi, cazzo, puoi organizzare un concerto a Modena???)
Wind in my hair, I feel part of everywhere
underneath my being is a road that disappeared
late at night I hear the trees
they're singing with the dead
overhead...
Leave it to me as I find a way to be
consider me a satelite for ever orbiting
I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed...
In ritardo di qualche mesetto, perché se mi piace un film di solito non aspetto di rischiare di non poterlo più vedere al cinema perché ritirato dalle sale, oggi ho visto quel gran film che risponde al nome di Into The Wild. Ho aspettato, e aspettato, e aspettato, poi ho capito che con gli amici non lo si andava a vedere, e allora, in compagnia di persone fidate con le quali è sempre un piacere discorrere del perché intrinseco di una certa inquadratura e/o di una certa battuta che a tutti gli altri (ma proprio tutti eh…) non direbbero niente, perché, effettivamente, non vogliono dire niente, sono andato al cinema, saltando deliberatamente il lettorato di Inglese. E il film m’è piaciuto. E anche parecchio. Anzi, di più di parecchio. Partendo dal presupposto che è un mese che ascolto e riascolto le canzoni del già frontman dei Pearl Jam Eddie Vedder, e che ogni volta che sentivo la sua voce e/o la sua chitarra acustica durante la proiezione, esclamavo le parole questa è spettacolare, questa è bellissima e che figata, ecco, partendo da quel presupposto, l’ho trovato un film veramente ammazzante, ma proprio tanto tanto. Nel senso che, voi m’insegnate, quant’è bello vedere un ragazzo che si stupisce della bontà di una mela del cazzo parlandole assieme e elogiandola, dandole addirittura un nome? Questo ragazzo che capisce che non è più cosa, che brucia soldi, carta di credito, carta d’identità, con lo zaino in spalla prende e parte, on the road, verso l’Alaska. Ma, ovvio, non è questo il punto. Perché attorniato come sono in questo momento da TV al plasma della Samsung, computer, iPod e cellulare, non me lo sogno neanche di dire la frase “che bello che sarebbe”, perché, sempre ovvio, avrei solo da prendere e partire (e dopo mezz’ora di passeggiata con lo zaino della Burton in spalle, tornare mestamente a casa). Quello che voglio dire io è che, di solito, un film lo giudico in base alle emozioni che mi fa provare mentre sono seduto in sala. Voglio dire, a me, Il Signore Degli Anelli non dice niente, perché non me ne frega poi molto di elfi con l’arco, di mostri, di hobbit, di torri, e di, più in generale, anelli. Questo film, invece, è riuscito a farmi stare col magone da una decina d’ore a questa parte. Perché va bene che ti deve far provare emozioni, ma Sean Penn ha esagerato. E l’ha fatto talmente bene, ma talmente talmente bene, che io per questo film non posso far altro che stravedere. Bene anzi benissimo fino a un quarto d’ora dalla fine, poi sono crollato nello sconforto più totale, con la signora davanti a me che tirava (giustamente) fuori il fazzoletto, e io che nonostante sapessi che prima o poi la storia sarebbe dovuta andare a sud (perché lo si sapeva che sarebbe finita male), mi buttavo giù, conscio che alla fin fine si, doveva proprio finire male, purtroppo. Ed è finita male. Malissimo. E c’è stato quel secondo lì, quando ho capito com’è che sarebbero andate le cose a Christopher, quando l'ha capito anche lui insomma, che ho ripensato alle lezioni di Storia e Critica del Cinema della Simonigh, e al concetto d’identificazione, di quando lo spettatore condivide con il protagonista i valori, i punti di vista, e anche un po’ le esperienze, anche se le si vede solo sul grande schermo. E pensavo che questo film m’ha fatto provare tante di quelle esperienze, che mi è venuto in mente che io, forse, non ne ho provate e non ne proverò mai abbastanza. Ecco tutto.
“Happiness is not real if it is not shared”
Poi, tra le altre cose, vi farà piacere sapere, arditi lettori, che la scorsa settimana sono stati in Italia i Santi Santissimi KoRn. Che voi conoscerete bene (ma anche no) per hit scalaclassifiche quali Faget, Here to Stay e Got The Life (lo so, ne avete altre trenta-barra-quaranta in testa, ma non le posso nominare tutte). Ebbene, freschi freschi del nuovo album (una merda colossale che io non ho neanche comprato, dopo averlo scaricato illegalmente e ascoltato due-volte-due, cosa non da me proprio), sono stati in Italia per due date, rispettivamente Pordenone e Milano. E io mica c’ero a questi concerti, come a dire, mi sono perso un concerto del Bitch We Got A Problem! Tour. E neanche mi spiace poi molto, devo dire. Contrariamente a quello che potrebbe pensare qualcuno. Voglio dire: loro, se non contiamo VendettaRed (???), Puddle of Mudd e Trust Company (...), che quel giorno in cui li vidi a Reggio Emilia suonarono dalle cinque di pomeriggio alle nove e mezza di sera, facendo di fatto da apripista (con il cantante dei Puddle che dopo il lancio di bottiglie d'acqua nei suoi confronti da parte dei fans, decretava "non devo essere molto amato dai fans italiani", in un americano con un you know ogni due parole), sono stati, sostanzialmente, il mio primo concerto, nonché uno dei concerti che ancora oggi reputo uno dei più belli della mia vita. Ero un giovane sbarbatello (leggi anche stupido sedicenne che si metteva ai piedi Adidas e Puma perché le sponsorizzavano loro e i LimpBizkit) che li idolatrava e che aveva tutti i loro CD originali, e che vedeva in loro la versione moderna di quei grupponi rock di tanti anni fà, di quando ai concerti c’andava mio padre. Ebbene, imbeccato costantemente dal Cosmo (che per l’occasione mi avrebbe accompagnato) avevo una mezza idea di andare a vederli in quel del DatchForum. Costava anche poco (i 32 euri del biglietto, rapportati alla grandezza dell’artista, al prezzo degli altri concerti di oggidì, e ai prezzi del passato, non erano neanche tanti), ma, fondamentalmente, non avevo voglia di sbattermi fino a Milano per andare a vederli, i KoRn. Che detto da uno che è andato appunto fino a Reggio Emilia per lo stesso gruppo, non è proprio coerente al massimo. Ma, voi m’insegnate, David Silveria s’è messo a fare il modello per CK, Head ha trovato Dio (roba che neanche Legrottaglie) e allora ho lasciato perdere. Sbattermi per vedere un Johnatan Davis obeso anziché no, un Fieldy con i capelli lunghi e lisci (si, Fieldy con i capelli lunghi e lisci) e un Munky che, fondamentalmente, non m’ha mai detto molto, non era il massimo. Cosa voglio dire con questo? Non lo so, ma qualunque cosa voglia dire il mio rifiuto di due ore di macchina per vedere un gruppo con il quale sono cresciuto e per il quale una volta avrei fatto i chilometri fino al palazzetto a piedi, beh, fa pensare. Quindi pensate. Ecco.
In ogni caso, io pensavo di andare ad un concerto per depressi quest'estate. Mi stavo già preparado psicologicamente. E invece questi che fanno? Ridono! Capito??? Ridono!!! Voi l'avete mai visto Thom Yorke ridere?
Leggevo un giornale mentre tornavo da Torino, tale Rolling Stone numero di marzo 2008, che negli Stati Uniti, più precisamente in quel di Chicago,

Alberto Alessio, voto 6,5: buona gara del biondo prodotto della Coop. Viene da dire “solita roba”, ormai c’ha abituati bene, fa notizia quando la prestazione non è all’altezza, e non viceversa.
Alessandro Marrese, voto 7,5: acciaccato, (chi è quel bastardo che gli fa le vecchie in allenamento, lo voglio proprio sapere), non in formissima, chiude la partita spruzzandosi il ghiaccio sul ginocchio, e nonostante questo si carica la squadra sulle spalle quando a cinque minuti dalla fine gli avversari rimontano fino al -4, aggiudicandosi il titolo di co-MVP.
Mark Van Mioleen, voto 7: questa volta s’è risparmiato, solo tre stoppate per lui (una delle quali manda il pallone nella rete da calcio, facendo gridare “gol” alla panchina amica…), e partita finita malamente, con un infortunio. Poi tenta di rientrare in campo, ma il ginocchio duole. E così si deve accontentare di vedere il finale da seduto. In ogni caso, bene anziché no.
Davide Armaroli, voto 7,5: galvanizzato dall’extra-minutaggio concessogli da coach D’Agostino, è autore di un’ottima prestazione sia sul piano delle statistiche, che su quello della condotta di gara. Alla fine, dopo i suoi ultimi due liberi (5/6 dalla lunetta, con libero a tabella prontamente dedicato a Luca direttamente dal campo) si sente qualcuno gridare mamma butta la pasta. Ah, e s’è pure beccato i complimenti della ragazza di Marramarrabs, mica cazzi.
Giancarlo Bertossi, voto 6: mai completamente in partita, nei suoi movimenti non c’è la cattiveria agonistica che solitamente lo contraddistingue. Come ciliegina sulla torta, chiede di essere sostituito, complice anche la cattiva prestazione dell’intera squadra, che ovviamente lo infastidisce.
Francesco Andreetto, voto 6: opaca prestazione del “muratore slavo”, che a parte un buzzer-beat a fine primo quarto, non riesce a soddisfare appieno le aspettative dei parenti accorsi all’arena per assistere alle sue gesta. Si rifarà.
Mauro Bottoni, voto 6: condizioni sempre non al top, forse ha già la testa ai freestyles che farà alla festa di compleanno di Double S, e con i quali, si sa, non dovrà sfigurare al cospetto di Tizzy Cash. Alla fine non lascia il segno, ma qualche partita da qui alla fine della stagione per cercare di farlo, c’è ancora.
Michele Grimaldi, voto 7-: prestazione tutt’altro che da buttare della guardia da Nichelino. A parte un errore in contropiede, poche sbavature e molte buone scelte.
Luca Di Vita, voto 6: lieve miglioramento rispetto alle prestazioni precedenti. Non gioca da MVP, ma neanche da ultima scelta. Inizialmente i compagni della panchina, vedendo il suo inizio zoppicante, avevano pensato che non si fosse “preparato a dovere”. Ovviamente non era vero.
Daniele Epifani, voto 7: pare aver capito il ruolo che ha in questa squadra, e ora sembra inizi ad adattarcisi. Altra buona serata per lui, che pur senza strafare, non commette errori, e anzi dà un buon contributo alla causa per la vittoria finale.
Tiziano Santomauro, voto 8: rimarrà negli annali la faccia che fa dopo un fallo subito e non fischiato mentre andava a concludere con un appoggio al tabellone facile, e che gli è valsa il soprannome di Robocop. In panchina i compagni di squadra prima sperano che non si metta a pestare a sangue l’intera squadra avversaria, e poi scoppiano a ridere sollevati. Mette i jump-shot dai cinque metri e sbaglia i lay-up comodi comodi, ma, scusate se è poco, alla fine mette a referto 25 punti con il 100% dalla lunetta. Co-MVP con Marrabbio.
Coach Rocco D’agostino, voto 10+: l’unico coach al mondo che prima non sbaglia un colpo dalla panchina (a parte quei dieci secondi con Luca da centro), e poi si compra il
Arbitraggio, voto 6,5: l’alieno, sosia di Mario Giordano (ex direttore di Studio Aperto) sta diventando un mito. Sbaglia l’assegnazione dei falli, fa battere prima i liberi normali di quelli del fallo tecnico, è preso in giro da tutti, prova a fare la voce grossa ma è il primo a non crederci manco per il cazzo. Per una volta, per fortuna, il suo arbitraggio non è stato quello a cui ci aveva abituati. Che poi, poveraccio, va anche capito.
Ecco. Poi, dopo la partita, subito dopo il solito double cheese (che come direbbe l'avvocato, "è più scontato della discomusic italiana anni '80, ci manca solo Dan Arrow e poi siamo a posto") siamo andati a questa cosa quì (vedere immagine a sinistra, nonchè la foto da me medesimo scattata che sta dirimpetto a voi, sottostante queste due cazzate che sto scrivendo). Questa cosa quì sarebbe il compleanno di DJ Double S, ovvero un’occasione come un’altra per vedere tanti di quei rapper italiani dei quali, tu giuovane lettore alla moda di questo blog avrai intere discografie, nonché collezioni di CDs, vinili, e mixtapes. Il posto era lo Chalet, che, voi m'insegnate, è un posto fighetto pieno di gente fighetta. Ma non per l'occasione. E, fondamentalmente (a parte qualche defezione inattesa, vedi Ensi), c'era parecchia gente. Che poi la cosa sia degenerata, e che siano finiti a fare freestyle Livio della Funk Famiglia e un tot di altra gente che guarda che veramente (ma in senso non proprio positivo) è un altro discorso. A me basta aver sentito il coro "Psyko Killa! Psyko Killa!", con lui che prima cercava di cantare, ma non ce la faceva, e poi gettava fazzoletti sui piatti mentre MastaFive si chiedeva chi cazzo fosse a rompere.
E niente. Farsi offrire i drink dal tuo coach è un vero piacere, un pò come i Condorelli (citazione d'alta classe, saranno in pochi ad averla colta). Alla pari della faccia estasiata di Daniele che sente Rula degli atpc, il suo idolo di una vita, cantare Fire. Ok, diciamo che non lo può proprio vedere, però era bello citarlo. Peccato solo per il freestyle di Tizy. In pratica ho sentito che c'era Double S pronto con la base e Next-One già pronto a girare sulla schiena. Però all'ultimo LeftSide non se l'è sentita, perchè sapeva di perdere nel faccia a faccia, e di fare brutta figura. E quindi, cari miei, questa è la prova che non ce n'è. Sangone Rulez anche nel mondo dell'hip-hop. Prossimamente un video alla Spitty Cash, promesso. Peace. Yo. Yeah ("quando ti guardi intorno, vedi i bambini poveri...ma ditemi cosa vedete quando li guardate neli ochi"...UN MITO!)
