Perchè si, lo so che tutti voi, ma soprattutto tutte voi, vi stavate chiedendo “ma quand’è che Davide c’aggiorna sulle semifinali di conference dell’NBA?”. Non vi preoccupa, eccovi accontentati, ma soprattutto, eccovi accontentate. E se proprio non riuscite a fare a meno di basket made in U.S.A. fino al mio prossimo post, ciccate sul coach! Che poi, sia chiaro, non posto la sua foto perché voi dovete avere veramente bisogno di notizie fresche e in tempo reale (anche se Marti potrebbe evitare di mandare sms a me e a Cosmo ogni singola notte per dirci come stanno andando le partite che si guarda in diretta su Sky e SportItalia), ma più che altro perché…non lo so, ditemi, non fa scassare solo a guardarlo in faccia quest'uomo?
Lakers-Utah bene ma non benissimo. Speravo che i lacustri perdessero al cospetto degli uomini di Jerry Sloan almeno una partita in più in quell'Energy Solution Arena (ribadisco, perchè non si chiama più Delta Center?), ma c’è poco da fare, quando hai Kobe e lo spagnolo in squadra, nonostante quest’ultimo sia molle che più molle non si può in difesa, il risultato a questi livelli lo porti a casa. Se passi di livello, ovvero se ti ritrovi in finale di conference, ecco, non ne sarei molto sicuro del passaggio del turno. Per Utah mi sa che tira aria di semi-rifondazione, Kirilenko sta sulle palle a parecchie persone in quel di Salt Lake, e la squadra non mi pare abbia così grandi margini di miglioramento, quindi o si accontentano di fermarsi qui tutti gli anni, o sarà meglio che faccian qualcosa.
San Antonio-New Orleans, ovvero dove si infrangono i sogni della squadra rivelazione dell’anno. Byron Scott continua a non essere un allenatore, il suo sistema di gioco alla organized playground è 80% di chi fa gli halley-hoop (Chris Paul) e 20% di chi blocca, taglia e schiaccia a due mani grattandosi i coglioni (ringraziamo l’uomo che è stato per tre anni il mio coach per questa fantastica espressione). Spiace, perché gli Hornets giocavano e incantavano, con il numero tre che se si dovessero contare anche i playoffs, forse sarebbe il vero MVP della lega, ma tant’è. Gli Spurs sono antipatici a tanta tanta tanta gente, ma sono forti, forti, e forti a non finire. Duncan fa le cose che non vanno a referto ma vincono le serie, Parker a 26 anni è una certezza con pochi eguali nella lega, quel-bastardo-di-Bowen sa purtroppo difendere come pochi, e Ginobili…di Ginobili non dico niente, basta vederlo giocare per rendersi conto del giocatore che è. Vorrei avere io una carriera come la sua, l’unico rimpianto di una singola competizione non vinta, è la finale dei mondiali. In TUTTE le altre competizioni ha fatto piazza pulita, ci sarà un perché. No? E poi ci sarebbe Don Roberto (Big Shot Rob), che siccome non sapeva cosa fare, ha battuto il record ogni epoca di partite playoffs disputate, e fa ancora in tempo a ritoccarlo, visto che la loro stagione non è finita).
Detroit-Orlando, quando la prevedibilità si fa serie di playoffs. Diciamocelo, nessuno sperava nel miracolo di Superman, nemmeno Dan peterson. Si pensava forse che avrebbero potuto fare qualcosa di più ad Orlando, dove Turkoglu e soci hanno perso delle partite che con un po’ di cattiveria/cinismo/fortuna in più si sarebbero trasformate in vittorie. Ma poi vedi l’ultima azione della serie, con The Prince of Compton che stoppa Brother Hedo bloccando a tabellone il pallone di quella che doveva essere la schiacciata della vittoria (che comunque avrebbe solo rimandato l’eliminazione dei Magic), e allora pensi che no, se questi Detroit Pistons hanno voglia, molto probabilmente neanche le quattro gare in casa di Boston e la difesa di San Antonio gli possono impedire di vincere l’anello. Almeno, io la vedo così.
E poi c’è Cleveland-Boston, dove il regno di King James finisce, e le TD BankNorth Garden Rulez entrano in vigore. Non ho idea del dove e quando l’avventura dei Celtics di quest’anno si fermerà, ma sono abbastanza sicuro del fatto che vincere un titolo andando a gara sette ad ogni singola serie sia un pochino faticoso. E sono altrettanto sicuro del fatto che la dirigenza Cavs qualcosa lo dovrà fare durante l’estate, perché è tanto impossibile operare sul mercato con lo spazio salariale che hanno, quanto è improbabile che riescano ad andare da qualche parte nei prossimi anni senza una buona seconda opzione da affiancare a LeBron. Anzi, l’occasione buona per andare da qualche parte, tra neanche tanto tempo, ce l’avrebbe proprio lui: New York City, alla corte di Mike D’Antoni. Per quel che riguarda i biancoverdi invece c’è poco da dire: Allen in leggera crescita (ma non abbastanza), Garnett decisivo anziché no (togliere Garnett ai Celtics è come togliere

Soluzione all’indovinello:
Big Tickett/Lebron
The Truth/Bibby
Howard/Paul
E comunque, tornando alla politica, io tengo per quello di sinistra, of course. C'ho pure avuto da ridire con la genitrice, per quel che riguarda la mia preferenza nei confronti del caro Barry. Convinto tanto quanto è vero che respiro (cit.) che noi quaggiù dovremmo avere il diritto di votare per lui o per Mr.Patatina McCain in quanto cittadini di questa adorabile provincia americana che risponde al nome di Italia, ho sostenuto la mia tesi nel corso di una cena al lume non di candela, bensì di TG3, con la genitrice di cui sopra, la quale era fermamente convinta del fatto che Clinton nei suoi anni di governo ha fatto cose che bla bla bla e che quindi anche lei in quanto sua moglie bla bla bla, e quindi, ovviamente, bla bla bla! Il tutto prima di fugare ogni tipo di dubbio a couple of weeks ago. Nell'esatto istante in cui mi accingevo ad aprire la posta elettronica per leggere mail e messaggi privati provenienti da blogger di Splinder e utenti di last.fm, tutti recanti la notiziona bomba (scontata come il finale di una vecchia puntata di Parry Mason, direbbe l'Avvocato) delle preferenze politiche di Bruce per quanto concerne la corsa alla Casa Bianca, mia nonna si accingeva a recapitarmi giornali provenienti da zio e cugino, che mi volevano mettere al corrente della cosa, come se non l'avessero già fatto compagni di corso e genitrice di cui sopra, con l'ausilio dei vari Leggo, City e Metro. Che è un po’ la stessa cosa che successe quando quella tipa in Australia ammazzò il marito perché le impediva di ascoltare il CD del suddetto Bruce, e tutti pensarono immediatamente a me (e oh, se il CD in questione era Born To Run, un pizzico di ragione ce l’aveva pure, secondo me) ma tant’è. Alla fine , stando a Leggo, Metro, City,
"He speaks to the America I've envisioned in my music for the past 35 years, a generous nation with a citizenry willing to tackle nuanced and complex problems, a country that's interested in its collective destiny and in the potential of its gathered spirit. A place where '...nobody crowds you, and nobody goes it alone.' "

E ora sù, andate in pace.
Pensavo, come tutti, che Boston e Detroit avrebbero banchettato, almeno per quel che riguardava il primo round. Sbagliavo.
Capitolo Toronto, invece, estremamente deludente. Tralasciando il solito Mago che è un accendi-spegni continuo, quando i tuoi tre lunghi prendono complessivamente 12 rimbalzi nell’elimination game (1 di Bargnani, 2 di Nesterovic, e 9 di Bosh, che è pur sempre la stella della squadra) contro i 22 del solo lungo avversario (e chi se non Howard), beh, obiettivamente c’è qualcosa che non va. Non dico che i Raptors dovessero spazzare via i Magic, ma almeno a gara6 ci si poteva arrivare.
La serie più noiosa (fatti extracestistici a parte) è invece stata a mio avviso quella tra Washington e Cleveland. Botte a parte, le partite erano da dividere in due: quelle in cui una delle due scappava a +20 senza farsi più recuperare, e quelle in cui si giocava neanche poi tanto bene fino a cinque minuti dalla fine, per poi mettere tutto nelle mani della superstar di turno.
Un saluto e un ringraziamento vanno al mitico DeShawn Stevenson, l’unico uomo al mondo che si fa tatuare nome e numero di maglia sulla schiena (con pallottole e dollari di contorno), che festeggia alla John Cena quando mette le triple con la sua squadra sopra di 25 (…), e non viene menato da LeBron James (che secondo me l’avrebbe pestato di brutto) dopo un fallaccio che più che fargli male, gli toglie la fascetta tergisudore dalla testa. Il prescelto lo surclassa in tutto, povero DeShawn. Se il giocatore dei Wizards scrive un pezzo rap contro i Cavs insieme al rapper Soulja Boy (famosissimo…), l’altro ne scrive uno contro i Wizards, si, ma insieme a Jay-Z. E allora scatta la vendetta, Stevenson dice che Lebron è sopravvalutato, e alla prima partita in casa dell’avversario tutta
E poi, per finire, amici miei amanti del grande basket, ditemi vi prego la vostra su Garnett che festeggia a mo’ di finale di Champions League quando i suoi Celtics vincono gara7 in casa contro Atlanta. Dai bigliettone, vinci contro l’ottava dell’est dopo che t’ha portato fino a gara7 facendoti fare brutta figura ogni qual volta in cui mettevi piede fuori dal TD BankNorth Garden, e all’ennesima schiacciata mostri pure il cuore alla curva che tutta esaltata grida MVP!-MVP! dimenticandosi che il premio è andato al gialloviola col 24??? E comunque (un comunque c’è sempre) inizio a pensare che poi così imbattibili non devono essere, visto e considerato lo show di Joe Johnson in gara4 alla Philips Arena, che andava ad impattare il risultato della serie sul 2-2. L’ex Suns s’è reso protagonista negli ultimi otto minuti dello schema denominato “palla a Johnson, gli altri si levino dalle palle”, e ha praticamente vinto da solo la partita, mentre i big three, dal canto loro, hanno alquanto deluso. Garnett in sequenza ha sb
agliato due tiri decisivi con annessa stoppata di Josh smith, e ha commesso una banalissima, clamorosissima e colossale infrazione di passi fuori dall’arco dei tre punti proprio mentre la palla diventava incandescente. Pierce non ha preso in mano la squadra come si presumeva sapesse e potesse fare, deragliando addirittura in area senza che nessuno lo toccasse. E Allen invece ha semplicemente guardato il suo uomo diventare onnipotente, permettendogli di fare il brutto e il cattivo tempo, e perdendo così la partita. E ok, è solo una partita contro Atlanta, ma mi sembra sintomatico del fatto che questa squadra è si in missione, ma non tanto forte quanto ci si aspettasse (e ora ovviamente vinceranno il titolo per smentirmi).
Steven John Nash
34 anni
Spazzato fuori dai playoffs per l’ennesima volta dal franco-belga e soci
Jason Kidd
35 anni
Rimandato a settembre dal ventiduenne Chris Paul
A proposito del
Mammoli: “Adesso ti porto su argomenti spinosi, le scelte di Dallas negli ultimi mesi: aveva praticamente una squadra da titolo, perché la finale contro gli Heat l’aveva già vinta, soltanto loro sanno come hanno fatto a perderla. Si inizia a capire che qualcosa scricchiola tra l’allenatore e i giocatori e invece di provare a cambiare il coach, cambia completamente i giocatori, togliendo un uomo d’area giovane come Diop, e il suo playmaker del futuro, peraltro bravissimo. Il tutto prendendo Kidd, che ha bisogno di un sistema di gioco tutto suo, completamente diverso da quello dell’allenatore con cui, tra l’altro, non va d’accordo. Il risultato è: fuori al primo turno per il secondo anno di fila, l’anno prossimo probabilmente cambiera l’allenatore, e si terrà una squadra che non è neanche più quella che era arrivata in finale”.
Avvocato: “Beh…ci sei andato giù leggero…”
Intanto le dimissioni di Coach johnson sono già arrivate, e a questo aggiungete Josh Howard che viene soprannominato dai compagni “Josssshhh” (dove “ssshhh” vuol dire “stai zitto una volta tanto”) per via della sua dichiarazione d’amore ai microfoni di un’emittente statunitense nei confronti dell’amica Marijuana, della quale sostiene di fare uso regolare nella off-season. E quindi, ovvio, anche lui ha le ore contate nella Big-D. Il problema è che i playoffs non proprio eccezionali di quest’anno, più la condotta extracestistica di cui lui stesso ha parlato, tenderanno ad abbassare non di poco il suo valore, che fino ad un anno fà era quello di un giocatore ad un passo dalla consacrazione (vedi la chiamata All Star), ora come ora invece più quello di un mancato clutch scorer che ripiegherà come secondo o terzo violino.
Parlando invece della Big-Easy, obiettivamente, non saprei da dove iniziare. Byron Scott allenatore dell’anno (da dividere a mio avviso, con i suoi assistenti, che dai tempi di New Jersey si dice siano più allenatori di lui), Tyson Chandler enciclopedico che schiaccia e agguanta tutto ciò che è arancione e a spicchi, Jannero Pargo (si, Jannero Pargo) che trentelleggia e detta legge come mai prima d’ora, e poi l’uomo più dominante in cabina di regia dai tempi di Magic: Chris Paul. Chiude gara5 con una tripla doppia che non fa mai male, non fa vedere la palla neanche un secondo agli avversari, e sul finire della serie, oltre alla ventina di punti e quindicina di assist (minimi) ha iniziano anche a tripleggiare, come se con Stojakovic in squadra ce ne fosse stato bisogno. Tuttavia, le cose che mi fanno dubitare riguardo ad una loro possibile finale di conference sono due: gli ultimi cinque minuti di gara5 contro i Mavs durante i quali hanno dilapidato troppi punti di vantaggio lasciando arrivare i texani a -3 (una grande squadra non lo farebbe mai, e San Antonio non te le perdona certe cose) e, soprattutto, gli accoppiamenti difensivi. Se su Parker possono mettere Paul, e su Duncan possono far difendere Chandler, sul mascalzone latino col numero 20, obiettivamente, non possono mettere nessuno.

Ah già San Antonio! Hanno battuto Phoenix! Mavvà? Eggià! Tanto per cambiare, per Steve Nash e compagni anche quest’anno è andata male, ho detto tutto quello che dovevo dire nel post precedente, compreso il fatto che s’è, a mio avviso, chiuso un capitolo. Peccato.
Il tutto mentre a Salt Lake si fa più fatica del dovuto ad ammazzare i redivivi Rocketts che di mollare non ne vogliono sapere (alla fine 4-2, con T-Mac che poveraccio conferma suo malgrado di non essere giocatore da post-season) e Los Angeles sponda Lakers passeggia sul velluto del Pepsi Center e va a completare un cappotto che manda a casa ‘Melo, Iverson e compagnia bella, con un meritato quanto a mio avviso inaspettato 4-0. Bene Gasol, che col suo arrivo ha cambiato i gialloviola. Bene Odom, che da terzo violino spacca, benissimo Kobe, che certi livelli di completezza tattica per sé e per i compagni non li ha mai raggiunti. Male, malissimo, anzi, peggio, la difesa di Denver. George Karl non lo posso vedere da tempo, vista la figuraccia di cui s’è reso partecipe nel 2002 ai mondiali con Team USA, lo si dovrebbe radiare dal basket secondo me, anche se è pieno di estimatori in ogni dove. Ma questi insistono, e alla fine è ovvio che Denver perda, se lo schema predominante è l’isolamento per ogni singolo giocatore con la maglia azzurra. Con un po’ d’impegno, secondo me, potrebbero chiamare un isolamento anche per il ragazzo che pulisce il sudore sul parquet. Ma, si sa, sono americani, e quindi che continuino a fare le loro americanate in mezzo al pitturato con quello smile (il semicerchio sotto canestro) che riesce ad avvantaggiare tutti, perfino Devean Gorge. Io dico, se lo smile riesce a far diventare decisivo Devean George facendogli segnare 2+

...perché San Antonio sta già tornando a casa e ha praticamente vinto la serie contro i Suns”
Grazie Coach per quest’ennesima perla di saggezza cestistica che ci hai regalato, al termine dell’NBA News dell’altra sera.
Grazie (Federico) Bonfa(rdeci) per aver sintetizzato l’impresa alla quale è chiamata Phoenix con un “ora, semplicemente, Steve Nash e compagni devono andare contro la storia”. Troppo gentile, davvero.
Grazie Steve Kerr per aver smantellato la più bella e divertente squadra NBA dai tempi dei Kings di Bibby e Webber, con un'unica insensata trade. Mi stavi così simpatico quando facevi il comprimario prima di Michael e poi di Timoteo. E ora mi stai tremendamente sul cazzo.
Grazie Shaq, per averci promesso il titolo appena arrivato in Arizona, giusto giusto perché quando l’avevi fatto a Miami t’aveva portato fortuna. Peccato che il tuo arrivo c’abbia fatto sprofondare dalla prima alla sesta posizione dell’ovest, che, per chi non lo sapesse, vuol dire giocare contro la terza classificata. Che, per chi non lo sapesse, vuol dire San Antonio Spurs.
Povero Steven John Nash, il playmaker che più mi piace insieme al 10 degli Hawks e all’erede di John Stockton in quel di Utah. Le primavere passano, tu sei sempre tu, ma se ti tolgono Shawn Marion in grado di marcare sia Parker che Duncan, è normale che un minimo ci rimani. E ora, con la serie sul 3-1 di ritorno in Texas, stai di nuovo perdendo un’altra serie di playoffs, questa volta al primo turno.
Ergo, il treno ormai è passato, lo dico da tempo, e questo era l’ultimo giro di giostra. Non è andata, e D’Antoni ha senso su questa panchina tanto quanto ne ha Stoudamire che difende su Duncan. Perché il 90% delle volte in cui arriva un nuovo G.M., un nuovo coach è dietro l’angolo. E perché l’ala grande dei Suns fa tanto la voce grossa in attacco, quanto la figura del coglione in difesa. Ergo, è una femminuccia, o almeno, si deve svegliare. E l’ideona di prendere O’Neal per marcare i lunghi avversari, non sembra aver pagato (dove “non sembra aver pagato” è un chiaro eufemismo, se non l’aveste capito)
Oltre a tutto questo, non riesco a farmi stare antipatici gli speroni, Bruce bowen a parte. Lui si, lo radierei all’istante dall’NBA, relegandolo alla prima cava di zolfo disponibile, talmente è sporco, antisportivo e antipatico (insieme a Tony Parker, ma lui non per demeriti sportivi, più semplicemente perché si scopa
Quindi, sostanzialmente, nei prossimi giorni spero che:
-Amare Stoudemire impari a difendere
-Steve Nash ringiovanisca fisicamente di dieci anni
-Shaq si dimentichi di aver giocato quattro partite di playoffs una più tirata dell’altra nell'ultima settimana
-I Phoenix Suns vincano la serie 4-3 per il rotto della cuffia.
Ma, visto il mamma butta la pasta di Coach Dan Peterson, temo ci sia poco da fare.
Io sono conscio della piega sempre più negativa che sta prendendo questo blog. Gli sfavillanti post di un tempo che disquisivano veracemente a tutto campo di cose di un certo livello quali politica (seee), filosofia (come no), tauromachia (ah! La tauromachia!) e, chessò io, elettromagnetismo (…???), si sono fatte da parte, o meglio, sono state rimpiazzate, da cose di dubbio interesse generale, quali pagelle di sCuadra, video e rubriche riguardanti telefilm di poco conto, biglietti dei concertini ai quali assisterò, e riflessioni alquanto fuori luogo, tipo, appunto, questa. E allora, per la seria abbiamo fatto trenta facciamo trent’uno, vado ad informarvi delle seguenti cose:
1)
“Houston, abbiamo un problema”
E neanche quest’anno i Rocketts passerono il primo turno dei Play-offs NBA. Sempre che, vista la lotta che c’è nella Western Conference, e visti i risultati in passato della squadra senza una delle sue due stelle, riescano a qualificarsi.
2) Sto cercando adepti, e non scherzo, per il Lebo

3) Io stimo Pavel Nedved. Lo stimavo già prima, in generale. Ora lo stimo ancora di più per quello che ha fatto l’altra sera a Comotto. Così, giusto per mettere le cose in chiaro. Peccato solo che l’arbitro l’abbia visto. Non riesco proprio a capire come abbia fatto a vederlo, anche perchè Pavel ha fatto di tutto per non dare nell'occhio...boh.

Ho abusato del vostro prezioso tempo come al solito.
Ora scusate, ma devo andare a vedere San Remo.
Ecco, una di quelle notizie che non vorresti dare. E infatti non la do, nel senso che, cari miei, lo saprete già tutti. Aspettavo una sorta di conferenza stampa, una di quelle cose in cui fanno tante belle foto, con il giocatore che stringe mani a destra e a manca, impugnando e facendo vedere tutto fiero la sua nuova maglia con il suo numero e il suo nome stampato sopra. Ma questa tarda ad arrivare, al contrario di codesta immagine che campeggia sul sito degli Atlanta Hawks (si, gli Atlanta Hawks…) dal giorno della trade. Trade che avrebbe portato tali Anthony Johnson, Tyronn Lue, Shelden Williams e Lorenzen Wright (se non li avete mai sentiti nominare, ci sarò un motivo) più una seconda scelta del prossimo draft nella capitale della California, in cambio di Michael Bibby. In pratica Bibby in cambio di niente, visto che una seconda scelta NBA vale poco anziché no, e i quattro contratti dei giocatori di cui sopra, sono tutti in scadenza da qui a pochi mesi. Per la serie “come liberare spazio salariale dando via la propria stella”. In cosa si traduce questo scambio? Si traduce nell’addio dell’ultimo giocatore di quella squadra là che doveva vincere ma che non ha vinto, ai Sacramento Kings. Valde Divac, Vlade Dade, se n’era andato dopo parecchie delusioni, proprio dagli eterni rivali giallo-viola di Los Angeles. Doug Christie dopo qualche apparizione a Dallas, penso sia stato messo agli arresti domiciliari dalla moglie, la stessa che gli aveva bruciato il BMW in preda ad un attacco di gelosia (…). Peja Stojakovic, dopo la parntesi di Indianapolis, attualmente sta facendo grandinare in quel di New Orleans, dove per grandinare, voi m’insegnate, s’intende predicare basket nella specialità del tiro dei tre punti. Hidayet Turkoglu, che di quella squadra era il sesto uomo (sempre che quella squadra avesse un sesto uomo), è attualmente agli Orlando Magic, dove tra Dwight Howard, Rashard Lewis, Jameer Nelson, il vero go-to-guy è lui. E poi ci sarebbe Bobby Jackson, vice di Bibby, folletto dall’agilità inaudita, che mi faceva impazzire per come giocava in campo aperto quando Adelman (ora a Huston) piazzava il doppio play-maker. E poi c’era Chris Webber, superstar prima dei Fab-Four di Michigan State e poi dei Kings, dopo essere stato a Philadelphia e Detroit, è ora in quel di Golden State, e fa recitare a Dan Peterson
frasi come “mi sembra di guardare una partita di vecchie glorie, io non capisco come si possa far giocare uno come Chris Webber” (ringrazio Alberto per la dritta, e in effetti non può che trovarmi d’accordo). Diciamo che non è esattamente lo stesso giocatore di una volta. Il fatto è che il Mike Bibby che da il titolo a questo blog, poteva andare alla corte di King James, e lì di sicuro sarebbe arrivato qualcosa prima o poi, di quelle cose da mettere alle dita, intendo. S’era anche parlato di Miami, dove Williams è buono più per gli Harlem Globe Trotters che per La rubrica che vi fa dire tutte le volte la fatidica frase guarda che veramente è tornata. Che io lo so, che voi aspettavate questo momento da tempo immemore. Non dormivate la notte, farfugliavate frasi senza senso nella vana speranza che io scrivessi nuove frasi prese nientepocodimeno che dalle telecronache di quei due geni, che altri non sono che Flavio Tranquillo, The Voice, e poi lui, l’avvocato, Federico Buffa. Ecco, accontentati anziché no.
Per la serie chi di voi non ha mai guardato una partita di basket segnandosi le frasi più belle dette dai telecronisti per poi scriverle sul blog, ecco a voi, Signore e Signori, una parte delle perle sfornate da The Voice Flavio Tranquillo e dall’“avvocato” Federico Buffa, da qualche anno a questa parte. Che io lo so che sotto sotto sono anche i vostri idoli, che anche voi vi segnate le loro frasi ogni volta che c’è una partita NBA su SkySport2.
Sulla penetrazione di Doug Christie: “e qui Christie è andato dentro con la moto…una Kawasaki 750 signori”.
Su un’azione di Stoyakovic: “Il serbo che manda al bar l’avversario con la finta e poi segna…signori, questo sta predicando basket”.