E fu così che il G.S. Sangone non si qualificò ai play-offs, arrivando quarto, perdendo l’ultima di campionato, che era, sostanzialmente, lo spareggio dentro-fuori. C’è delusione in me (cit.), e non solo in me, com’è giusto che sia. E sostanzialmente, la stagione, a meno di un proseguio di campionato denominato da qualcuno “il girone degli sfigati”, è belle che finita qui. Però (si sa, un però c’è sempre), c’è stato un dopopartita. E ci sono le pagelle. Forse le ultime della stagione.
Voto 9 ai D’Agostino Brothers che prima dirigono la partita dalla panchina (Rocco) e il tifo dagli spalti (Giampo, con l’aiuto di Simone, Mozza, e il sempreverde Palumbo), e poi rispolverano aneddoti d’alta classe, come quello dell’incontro di Gordan Giricek e Dalibor Bagaric dal porcaro dopo una partita di Basket nelle marche.
Voto
Voto
Voto 6 al 10 avversario. Perchè alla fin fine è un cazzo di giocatore, con o senza dread. E se abbiamo perso, è stato gran parte colpa sua.
Voto 5 al numero 7 Grimaldi, che prima dice che non sa se uscire, perché qui, perché lì, per via di questo, per via di quello, e poi ce lo ritroviamo nel nostro stesso locale in compagnia di Aceto e Geppo. Ma per questa volta può andare, anche vista e considerata l’ottima prestazione in partita.
Voto 4 al terzo quarto della partita. Dopo Marrabbio che apre in due il mento di Alberto Alessio con una testata, è la volta dello stesso Marrabbio che spaventa l’intera Sangone Arena appoggiando male la caviglia e uscendo dal campo zoppicante, e di Bertossi e (ros)Marino che in seguito ad uno scontro di gioco (tra di loro) sono costretti a fermarsi, il primo per una botta al ginocchio, e il secondo per una caviglia che si gonfia, stando a quanto detto da lui, come una cipolla (ma non prendete per oro colato quello che dice ros-Marino, è pur sempre l’unico pugliese che usa il termine piemontese “ginocchia gige”)
Voto
Voto 2 al Carignano. Perché sono si una buona squadra, ma pur sempre una squadra che annovera tra le proprie file gente come quello col tatuaggio di Irene Grandi (una spirale, e per di più nello stesso punto, sulla spalla) e Adolfo Zappa (il sosia, o se vogliamo la via di mezzo, tra Frank Zappa e Adolf Hitler…inguardabile)
Voto
Voto 0 al Presidente (a.k.a. Esa a.k.a. El Prez) che ci incita dagli spalti per tutta la partita, e poi viene perfino a fare l’urlo con noi a giochi conclusi. Peccato per la sua mano bianca con guanto d’ordinanza, che quando l’ha appoggiata sopra alle nostre c’è stato quel secondo di terrore e sguardi ilarici d’intesa.
E il Sangone (cioè noi) vinse anche il derby di ritorno. Partita che sapevamo di poter (e dover) vincere, e così è stato. Alla fine è sempre una gioia battere i cugini, perchè, alla fin fine, li si conosce tutti. Chi perché amico del campetto, chi perché amico da una vita, chi perché non lo si può vedere (vedi il coach fascista con la foto del Duce come sfondo del cellulare…). E quindi ora si è terzi, e la prossima partita è lo scontro diretto che ci fa passare ai play-offs, o, se ci va male, che ci fa rimanere bellamente a casa.
Alessandro Marrese a.k.a. Marrabbio a.k.a. Marramarrabs, voto 8,5: entra in campo alla palla a due, e, pronti via, segna tutto quello che gli capita fra le mani. Dall’angolo, in entrata, da due, da tre, in jump-shot dalla media, alla fine è talmente gasato che torna in difesa ballando. Poi si calma è gioca normalmente, sempre che si possa definire normale il suo stile di gioco.
Alberto Alessio a.k.a. Klasse Albo, voto 8: l’ala dalla bionda capigliatura, fresco di nuovo soprannome (in onore di Klasse Dirk) non delude i parenti tutti, che in massa sono accorsi alla Hesperia Arena per essere deliziati dalle sue giocate d’alta classe. Alla fine fa anche il tassista. Una colonna.
Daniele Epifani, voto 7: gioca poco, vorrebbe fare qualcosa di più, ma il numero dei giocatori e i minuti di gioco sono quello che sono. Prestazione tutt’altro che da buttare, peccato solo per qualche palla persa da imputare oltre che a lui e a Mauro, anche e soprattutto ad una superficialità che affiora quando si sente di aver già vinto la partita.
Paolo “Dan” Marino, voto 7,5: gli avversari hanno un lungo, ma l’impresione che si ha, e che esso non pesi neanche la metà del nostro Dan Marino. Sprazzi di grande basket in qualche occasione, ma lui si limita a fare il minimo necessario, conscio di poter dare il meglio come e quando vuole. Un gigante tra i bambini.
Francesco Andreetto, voto 7,5: il muratore slavo gioca, bene, e anche parecchio. Sia benedetto il coach che lo mette in campo e lo fa giocare, salvaguardando così le orecchie dei panchinari, che altrimenti dovrebbero sorbirsi lo sbraitare del playmaker indirizzato ai compagni in campo.
Enrico Cutri, voto 7: rinfrancato dalla presenza del padre e della ragazza, gioca una signora partita e dà quei minuti di qualità alla squadra che fanno sempre comodo al risultato finale. Pare aver capito l’ottimale grado di piegamento delle ginocchia, e le sue quotazioni sono in salita. Diciamo che sono al 70%.
Luca DiVita, voto 7: alla fine neanche oggi segna da tre di tabella. Ci prova più di una volta, ma niente da fare. Il fatto che possa permettersi di provare, comunque, è tutto dire. E poi il sette se lo merita tutto, per il gioco espresso in campo (comunque buono), e per le fasce per capelli che cambiano di volta in volta (e che, a dirla tutta, sarebbero le maniche delle sue magliette)
Michele Grimaldi, voto 7: fa andare su tutte le furie Van Mioleen quando, sul finire di partita, dà agli avversari la possibilità (mal sfruttata) di riaprire la partita, disinteressandosi della palla e curandosi solo delle sue…palle, per l’occasione prese a ginocchiate dagli avversari. A parte questo, solita buona prestazione, sia in attacco che in difesa, nonostante giocasse con l’handicap dell’air delle sue nike malfunzionante (…).
Mauro a.k.a. Deal the Dihlyo, voto 6: gioca ad una costante via di mezzo tra svogliato e spensierato, il suo stile da playground non va d’amore e d’accordo con l’atmosfera del campionato, ma i suoi yeeeeaaaahhhh!!!! risuonano in tutta la palestra ad ogni canestro dei suoi compagni.
Davide Armaroli, voto 6,5 (ma secondo Albo ci sta un 7 politico): partendo dal presupposto che la difesa a zona lui la sopporta come la sabbia a letto, entra in campo e perde subito quei due palloni che non guastano mai. Poi si riprende. Imbecca un paio di volte i lunghi e cerca di portare palla come gli si chiede. Recupererebbe anche qualche pallone in difesa se l’arbitro fischiasse un paio di rimesse laterali in modo corretto. (Per la frase della serata riguardante lui, andare al fondo delle pagelle)
Tiziano Santomauro ak.a. Jay T(izzy) a.k.a. Tizzy Cash a.k.a. GreatesTizz, voto 8: grande partita del napoletano, che sente la rivalità con gli amici del campetto, e sbaglia poco o niente. Gioca da centro, da ala, un paio di volte porta addirittura palla. Poi torna in panchina e inizia a dire cazzate con i compagni. Qui ci starebbe un freestyle.
Coach D’Agostino, voto 7,5: vince di gran lunga il confronto con il coach avversario. Mentre il fascio è chiuso negli spogliatoi a gridare verso i poveretti che fino a cinque secondi prima erano nel nostro spogliatoio a ridere e scherzare, lui si gode meritatamente la vittoria dei suoi. E, ci scommetto, la partita doveva ancora finire che lui stava già pensando al Carignano.
Arbitraggio, voto 8: un arbitraggio d’altri tempi. Un paio di errori e nient’altro, Mr. Bono (non Vox, non è il cantante degli U2) è di gran lunga il miglior arbitro dell’intero campionato. Del secondo arbitro niente da dire, anche perché ci si è accorti di lui solo durante il riconoscimento.
(io in campo faccio un paio di cazzate e perdo palla malamente)
Michele: “dai Davide…devi credere più in te stesso”
Tutti: “…...” (silenzio)
Mauro: “Michele…MA VAFFANCULO!”
La prossima è lo spareggio porcabbastarda!!! (cit.)
Siete tutti invitati alla G.S. Sangone Arena,
si parla di Johnnie Mastafive che mette musica…
14.3.’08, G.S. Sangone Nichelino - Carignano
Fantastica prestazione dei Casile Boys, che piazzano la terza vittoria consecutiva e vedono il terzo posto a portata di mano, assaporando già l’atmosfera da play-offs che sembra fatta su misura per loro. Prestazione di carattere, nonostante un paio di defezioni importanti, i nostri eroi riescono a portare a casa il risultato, caricandosi così di ottimi propositi in vista delle due ultime partite di campionato.
Alberto Alessio, voto 6,5: buona gara del biondo prodotto della Coop. Viene da dire “solita roba”, ormai c’ha abituati bene, fa notizia quando la prestazione non è all’altezza, e non viceversa.
Alessandro Marrese, voto 7,5: acciaccato, (chi è quel bastardo che gli fa le vecchie in allenamento, lo voglio proprio sapere), non in formissima, chiude la partita spruzzandosi il ghiaccio sul ginocchio, e nonostante questo si carica la squadra sulle spalle quando a cinque minuti dalla fine gli avversari rimontano fino al -4, aggiudicandosi il titolo di co-MVP.
Mark Van Mioleen, voto 7: questa volta s’è risparmiato, solo tre stoppate per lui (una delle quali manda il pallone nella rete da calcio, facendo gridare “gol” alla panchina amica…), e partita finita malamente, con un infortunio. Poi tenta di rientrare in campo, ma il ginocchio duole. E così si deve accontentare di vedere il finale da seduto. In ogni caso, bene anziché no.
Davide Armaroli, voto 7,5: galvanizzato dall’extra-minutaggio concessogli da coach D’Agostino, è autore di un’ottima prestazione sia sul piano delle statistiche, che su quello della condotta di gara. Alla fine, dopo i suoi ultimi due liberi (5/6 dalla lunetta, con libero a tabella prontamente dedicato a Luca direttamente dal campo) si sente qualcuno gridare mamma butta la pasta. Ah, e s’è pure beccato i complimenti della ragazza di Marramarrabs, mica cazzi.
Giancarlo Bertossi, voto 6: mai completamente in partita, nei suoi movimenti non c’è la cattiveria agonistica che solitamente lo contraddistingue. Come ciliegina sulla torta, chiede di essere sostituito, complice anche la cattiva prestazione dell’intera squadra, che ovviamente lo infastidisce.
Francesco Andreetto, voto 6: opaca prestazione del “muratore slavo”, che a parte un buzzer-beat a fine primo quarto, non riesce a soddisfare appieno le aspettative dei parenti accorsi all’arena per assistere alle sue gesta. Si rifarà.
Mauro Bottoni, voto 6: condizioni sempre non al top, forse ha già la testa ai freestyles che farà alla festa di compleanno di Double S, e con i quali, si sa, non dovrà sfigurare al cospetto di Tizzy Cash. Alla fine non lascia il segno, ma qualche partita da qui alla fine della stagione per cercare di farlo, c’è ancora.
Michele Grimaldi, voto 7-: prestazione tutt’altro che da buttare della guardia da Nichelino. A parte un errore in contropiede, poche sbavature e molte buone scelte.
Luca Di Vita, voto 6: lieve miglioramento rispetto alle prestazioni precedenti. Non gioca da MVP, ma neanche da ultima scelta. Inizialmente i compagni della panchina, vedendo il suo inizio zoppicante, avevano pensato che non si fosse “preparato a dovere”. Ovviamente non era vero.
Daniele Epifani, voto 7: pare aver capito il ruolo che ha in questa squadra, e ora sembra inizi ad adattarcisi. Altra buona serata per lui, che pur senza strafare, non commette errori, e anzi dà un buon contributo alla causa per la vittoria finale.
Tiziano Santomauro, voto 8: rimarrà negli annali la faccia che fa dopo un fallo subito e non fischiato mentre andava a concludere con un appoggio al tabellone facile, e che gli è valsa il soprannome di Robocop. In panchina i compagni di squadra prima sperano che non si metta a pestare a sangue l’intera squadra avversaria, e poi scoppiano a ridere sollevati. Mette i jump-shot dai cinque metri e sbaglia i lay-up comodi comodi, ma, scusate se è poco, alla fine mette a referto 25 punti con il 100% dalla lunetta. Co-MVP con Marrabbio.
Coach Rocco D’agostino, voto 10+: l’unico coach al mondo che prima non sbaglia un colpo dalla panchina (a parte quei dieci secondi con Luca da centro), e poi si compra il
Arbitraggio, voto 6,5: l’alieno, sosia di Mario Giordano (ex direttore di Studio Aperto) sta diventando un mito. Sbaglia l’assegnazione dei falli, fa battere prima i liberi normali di quelli del fallo tecnico, è preso in giro da tutti, prova a fare la voce grossa ma è il primo a non crederci manco per il cazzo. Per una volta, per fortuna, il suo arbitraggio non è stato quello a cui ci aveva abituati. Che poi, poveraccio, va anche capito.
Ecco. Poi, dopo la partita, subito dopo il solito double cheese (che come direbbe l'avvocato, "è più scontato della discomusic italiana anni '80, ci manca solo Dan Arrow e poi siamo a posto") siamo andati a questa cosa quì (vedere immagine a sinistra, nonchè la foto da me medesimo scattata che sta dirimpetto a voi, sottostante queste due cazzate che sto scrivendo). Questa cosa quì sarebbe il compleanno di DJ Double S, ovvero un’occasione come un’altra per vedere tanti di quei rapper italiani dei quali, tu giuovane lettore alla moda di questo blog avrai intere discografie, nonché collezioni di CDs, vinili, e mixtapes. Il posto era lo Chalet, che, voi m'insegnate, è un posto fighetto pieno di gente fighetta. Ma non per l'occasione. E, fondamentalmente (a parte qualche defezione inattesa, vedi Ensi), c'era parecchia gente. Che poi la cosa sia degenerata, e che siano finiti a fare freestyle Livio della Funk Famiglia e un tot di altra gente che guarda che veramente (ma in senso non proprio positivo) è un altro discorso. A me basta aver sentito il coro "Psyko Killa! Psyko Killa!", con lui che prima cercava di cantare, ma non ce la faceva, e poi gettava fazzoletti sui piatti mentre MastaFive si chiedeva chi cazzo fosse a rompere.
E niente. Farsi offrire i drink dal tuo coach è un vero piacere, un pò come i Condorelli (citazione d'alta classe, saranno in pochi ad averla colta). Alla pari della faccia estasiata di Daniele che sente Rula degli atpc, il suo idolo di una vita, cantare Fire. Ok, diciamo che non lo può proprio vedere, però era bello citarlo. Peccato solo per il freestyle di Tizy. In pratica ho sentito che c'era Double S pronto con la base e Next-One già pronto a girare sulla schiena. Però all'ultimo LeftSide non se l'è sentita, perchè sapeva di perdere nel faccia a faccia, e di fare brutta figura. E quindi, cari miei, questa è la prova che non ce n'è. Sangone Rulez anche nel mondo dell'hip-hop. Prossimamente un video alla Spitty Cash, promesso. Peace. Yo. Yeah ("quando ti guardi intorno, vedi i bambini poveri...ma ditemi cosa vedete quando li guardate neli ochi"...UN MITO!)
La rubrica che vi fa dire tutte le volte la fatidica frase guarda che veramente è tornata. Che io lo so, che voi aspettavate questo momento da tempo immemore. Non dormivate la notte, farfugliavate frasi senza senso nella vana speranza che io scrivessi nuove frasi prese nientepocodimeno che dalle telecronache di quei due geni, che altri non sono che Flavio Tranquillo, The Voice, e poi lui, l’avvocato, Federico Buffa. Ecco, accontentati anziché no.
Partita emozionante (seeeee) e vivace (ma quando?), nella quale i nostri eroi hanno dato tutto quello che avevano, non nel tentativo di vincere il match e portare a casa i punti della vittoria, ma cercando di distinguere le linee del campo dal resto della palestra, e, soprattutto, cercando di resistere alla temperatura polare che l’ambiente gli aveva riservato, in barba a chi, visto il nome degli avversari, si aspettava un clima esotico.
Tizio Santomauro 7,5: il centro partenopeo è un concentrato di determinazione e concentrazione che come una bomba ad orologeria esplode quando l’arbitro alza la palla a due. Chiamato spesso in causa sotto canestro per via della mancanza di Dan Marino e Genk Bertossi (peraltro presentatosi al palazzetto a partita iniziata in completo Moncalieri -come dire, stiloso anziché no-), non delude, e fa la sua (fondamentale) parte.
Ale Marrese, 8: una partita da Marrabbio per tre quarti e mezzo, come dire, ordinaria amministrazione. Poi decide che deve vincere la partita, e infila una bomba e due jump-shot che tagliano le gambe agli avversari. MVP.
Mark Van Mioleen, 8: cinque escursioni in elicottero con le quali cancella col gommone i tentativi di tiro degli avversari lo fanno diventare l’idolo della panchina, che gli attesta il titolo di Levriero, per come torna in difesa a lunghe falcate tutto galvanizzato dopo aver rimandato a settembre il 17 avversario.
Davide Armaroli, N.C.: ecco, bene eh, ma non benissimissimo. Come dire, potevi startene a casa, che evitavi di farti portare a casa dopo la partita. Pronti via, scende in campo, ed è già in debito d’ossigeno. D’altronde per lui è un momento difficile, nella notte, ai Grammy Awards, Echoes, Silence, Patience And Grace dei Foo Fighters ha battuto Magic di Springsteen, e lui ne risente emotivamente. Ecco, come dire, bene eh. Ma non benissimo.
Cesco Andreetto 7,5: diligente, determinato, per fortuna dei suoi compagni seduti in panchina gioca parecchi minuti, evitando ad essi i soliti “FORTE DIFESA!”, “E QUELLO CHI LO MARCA!!!”, “TORNIAMO PORCA P******!”, “PORCO ***, E QUESTO???”.
Enrico Cutri, 6,5: ottima prestazione per il prodotto del vivaio Don Bosco, che nonostante questo non è completamente contento della propria prova, e anzi la smonta con un perentorio “ho giocato di merda”. Ma è normale giocare di merda, quando si è al 50% (a buon intenditore poche parole).
Daniele Epifani, 8: il vero MVP della partita, se non fosse che Marramarrabs ha messo i canestri decisivi, sarebbe lui. L’uomo che mette insieme il fascino di Alessandro Cattelan è lo stile rude di Baron Davis, gioca una signora partita, e si becca i complimenti dei compagni, più che meritati. All’inizio della stagione scrivevo “aspettando Epifani”. Ecco, ora Epifani è arrivato.
Luca Di Vita, N.C.: pochi minuti in campo gli fanno guadagnare un più che meritato N.C.. Ma lui in campo è come se ci fosse, perché quando Daniele segnando fa il segno del Ganja Power, in esso c’è tutto il Di Vita che noi ben conosciamo. Come direbbe lui, Adesione!.
Alberto Alessio, 7,5: si becca i pugni e i calci del 17 avversario, e quando gli si chiede come sta, lui fa finta di niente dicendo di non essersi accorto d’aver subito fallo. Inoltre richiede a gran voce le pagelle, conscio forse del fatto che la sua partita è stata ottima, come le altre, del resto. Votato inoltre il più figo della squadra dai compagni della panchina mentre lui era in campo. Così, a titolo informativo.
Michele Grimaldi 7,5: in ripresa già da tempo, si mette le mutande di Basile per giocare meglio, e riesce a passare sopra ai suoi vecchi difetti che ogni tanto lo fanno incappare in opache prestazioni. In campo fin dal primo minuto, deciso e concentrato, buonissima partita per il Michael Titor del G.S. Sangone.
Mauro Bottoni, 6,5: le scarse condizioni fisiche non gli permettono le giocate da playground alle quali ci aveva da tempo abituato, e il “c’ho provato” con il quale va a risedersi in panchina, è chiaro sintomo di una condizione non al top che purtroppo si porta dietro da tempo. Arriveranno tempi migliori.
Coach Rocco D’Agostino, voto 7,5: Buona prova in panchina per il coach della Coop, gestisce bene le risorse della panchina e azzecca i cambi che gli danno la vittoria. Si vocifera di un diverbio tra LeBron James e il suo coach, tale Mike Brown, durante il quale il fenomeno statunitense apostrofava il suo allenatore dicendogli chiaramente “ma quale Ettore Messina come assistant coach! I want D’Agostino! It’s D’Agostino time!”.
Arbitraggio, 2,5 di NON stima: l’uomo (e con uomo intendo dire oompa-loompa) che riesce a dare quattro falli in un minuto, tutti a favore della squadra in svantaggio, facendole raggiungere, guarda caso, il bonus, e mandandola così in lunetta ad ogni fallo successivo. E nei momenti decisivi della partita, quando il punteggio è ancora in bilico. Sta volta gli è andata male, perché abbiamo vinto noi. Però certe cose fanno incazzare.
Delusione atroce quella di venerdì sera. Arrivi alla Sangone Arena pieno di buoni propositi, convinto che la seconda in classifica la si sarebbe battuta, e che la sconfitta al supplementare dell’andata, alla fin fine, era solo un tot di sfiga ben assestata dal destino. E poi ti ritrovi ad assistere dalla panchina ad un terzo quarto in cui la tua squadra tira con una percentuale dal campo imbarazzante, e in cui gli avversari infilano una tripla dopo l’altra, piazzando il break che spezza in due la partita fino a quel punto in bilico.
Per una volta non faccio l’Alessandro Rosina della situazione (scusate la parolaccia, nomino subito Alessandro Del Piero per rimettere in pari le cose), e non posto pagelle al vetriolo con le quali dare voto 2 al Pancaro della situazione (che eventualmente, potrei anche essere io).
Grazie ragazzi.
Se non ci sareste,
bisognasse inventarvi.
G.S. Sangone 78
Carmagnola 98
Alessandro Marrese, voto 8: il prodotto della Coop da l’impressione di poter fare, con una pallone a spicchi tra le mani, ciò che vuole, come e quando vuole. Quando capisce che è ora di penetrare, segnare e regalare assist col goniometro, lo fa senza alcun problema. L’unico rammarico, è che abbia iniziato a farlo troppo tardi. Le sorti della squadra passano dalle sue mani. Risolutore.
Davide Armaroli, voto 7,5: confermato titolare dopo la sfortunata partita di Carignano, il pivello (grazie Mauro) è autore di una prova maiuscola, soprattutto ad inizio partita. Zero punti per lui, ma falli subiti, palle recuperate, assist in contropiede e non solo, fanno pensare che la mossa di D’Agostino sia stata più che azzeccata (ok, la smetto di tirarmela). Preso bene.
Mark Van Mioleen, voto 8: il ditone di Mutombo che dice di no quando gli avversari nel tentativo di tirare vengono irrimediabilmente stoppati, non è mai stato così tanto d’attualità. Che lo faccia o non lo faccia, con lui in campo è come con Ben Fallace: NO FLY ZONE. E poi la solita amministrazione fatta di punti e rimbalzi, ovviamente. Peccato che l’arbitro non distingua il cuoio della palla dalle mani degli avversari, mandandolo in panchina anzitempo per via del quinto fallo. Matitone, cancella col gommone.
Francesco Andreetto, voto 6,5: chiamato in causa poco da coach D’Agostino, da comunque il suo contributo alla causa. Mai polemico nei confronti dei compagni, si limita a fare il lavoro di nicchia per il quale viene chiamato in causa. Risorsa.
Paolo Marino, voto 7: il duncanesco Dan Marino ha vissuto serate migliori, ma il suo apporto alla causa è sempre di notevole importanza. Come l’impronta del suo sedere di fianco alla panchina, posto in cui ama sedersi per discorrere del più e del meno mentre non è in campo. Lascia il segno.
Luca Di Vita, voto 6: c’è stato un momento in cui il pubblico, nonostante i suoi beniamini fossero sotto di venti, è saltato in aria esultante. Quel momento è stato quando Di Vita ha messo la tripla di tabella, suo marchio di fabbrica per la quale esulta con il più classico dei Ganja Power. Stupefacente.
Giancarlo Bertossi, voto 7: grinta e sostanza sono all’ordine del giorno per il prodotto del Don Bosco. Reduce da dieci giorni passati in quel di Nuova York, sembra che l’aria della grande mela non gli abbia fatto affatto male. Ma una brutta prestazione di Bertossi non si vede da tempo immemore, solita (ottima) amministrazione.
Tiziano Santomauro, voto 7: il talento partenopeo non deve aver mangiato troppa pizza nelle vacanze di Natale in quel di Napoli. Motivato e concentrato come al solito, il suo apporto è fondamentale, anche se limitato dai punti che porta ancora sulla fronte, a causa di uno scontro avvenuto in allenamento la settimana scorsa. Real fighter.
Daniele Epifani, voto 6,5: buona prestazione dell’uomo con il trolley. Pochi minuti giocati, ma tutt’altro che da buttare l’apporto che ha dato alla squadra. Buoni i passaggi con cui trova il centro in post, poca la fretta che di solito ha nel gestire le situazioni. Anch’egli con l’handicap dei punti in fronte, Confortante.
Enrico Cutri, voto 6: pessimo esempio di giocatore. Batte il record mondiale di blocchi irregolari nell’arco di una partita nel giro di cinque minuti d’orologio. E ci credo, con la sua mole che lo porta a pesare trenta chili quando è bagnato, i suoi blocchi granitici devono essere quanto di più scorretto e irregolare si possa trovare in un giocatore di basket. Le sirene dell’NBA gli hanno dato alla testa. Azzecatissima fu la frase di Andreetto: “da te tutto mi sarei aspettato, ma non un blocco irregolare. Mi hai deluso, veramente”. Delusione.
Michele Grimaldi, voto 5,5: definire confortante la sua serata sarebbe un fine eufemismo. Viene mandato a quel paese a ripetizione da mezza squadra. Frettoloso in attacco, dove eccede con
Coach Rocco D’Agostino, voto 7: tornato in panchina, anche se in stampelle, dopo l’assenza forzata della partita precedente, la sua presenza da una motivazione in più ai giocatori, che era evidentemente mancata, appunto, contro il Carignano. Contro il Carmagnola nessuno poteva fare miracoli. Il suo solito sorriso, in questa partita, sembra quello di Napoleone a Sant'Elena. Col tempo che passa, dopo il buon inizio, si eclissa . Rocco - il ritorno.
Bottoni, Alessio e Giampo D’Agostino, voto 8: chi dal tavolo del referto con le stampelle, e chi dalla tribuna con piedi e mani malconci, danno anch’essi il loro contributo dimostrando di tenere alla squadra, durante e dopo la partita.
Arbitri: *dimetto i panni del giornalista racconta-cazzate e indosso quelli del giocatore* - l’hoompaloompa è un arbitro rompipalle ma ci sta dentro. Voglio dire, a parte il fatto che non si possa esultare ai canestri della propria squadra, né protestare per decisioni assurde mai viste da nessuna parte se non nella partita di ieri sera, né prendere a calci la panchina in segno di protesta, è passabile. Ok, forse sulla panchina ha anche ragione. Ok, sulla panchina ha ragione punto e basta. In ogni caso, il secondo fischietto, lui no che non è passabile. Non è guardabile. Non è tollerabile. Ed è pure brutto. C’è chi ipotizza che sia solito andare al mare col pezzo unico da donna, al posto del normale costume. Ed è anche giusto, viste le tette che si ritrova. E non solo quelle. E il fischietto. Qualcuno gli dovrebbe dire che quello che aveva in bocca era un fischietto, e non un ciuccio. Bergonzi.
Next stop,
Martedì 22 febbraio
Aloha Basket – G.S. Sangone Nichelino

Questo intervento è dedicato a quella buon’anima di Mirian, l’arbitro albano-dislessico da sempre distintosi per la condotta di gara più imparziale e di polso dell’intera lega. La scorsa settimana, durante una partita da lui arbitrata (e a noi sconosciuta), uno screanzato genitore di uno dei giocatori in campo, ha osato scavalcare le transenne piombando in campo con l’intento di malmenare il nostro povero amico. Queste sono cose che fanno male allo sport, e non saranno le cinquanta euro di ammenda alla società a cancellare ciò che di malsano c’è in questo cattivo cattivissimo mondo. Vieni da noi, Mirian, torna ad arbitrarci, che stavamo così bene assieme. E soprattutto, da noi, nessuno ha mai cercato di torcerti un capello in campo. Infatti, se ti ricordi, ti è sempre stato detto “ci vediamo fuori".