Un altro post inutile dall’autore di questo fantastico blog, per la serie ne sentivamo tutti il bisogno. Viene scritto, questo post, con Devils & Dust nello stereo, e già qui non si capisce bene il perché, visto e considerato che tra 38 giorni, di queste 12 tracce in quel di San Siro non ne sentirò presumibilmente neanche una, ma tant’è. In questa domenica di maggio, di quelle che ti fanno dire “minchia, ma siamo già a maggio”, c’è un po’ di tutto. C’è una blog sister che fa le valige destinazione non paradiso ma forse qualcosa di meglio (Dublin, London, Bruce), c’è spagnolo da studiare, per un esame che tanto so già che non lo passo (confidando in quello di settembre, come tre quarti della mia classe di lettorato, ovviamente), c’è informatica da studiare (e soprattutto c’è da capire perché uno studente di lingue e letterature moderne sia obbligato a dare un esame di informatica, cioè), c’è la fine dei corsi avvenuta due giorni orsono che sancisce l’inizio dello stare a casa a studiare comelammerda, mentre fuori c’è il sole e probabilmente al campetto è pieno di gente che aspetta il sesto (che potrei/dovrei essere io) per il tre-contro-tre, e poi c’è quella sensazione che c’hanno tipo i bambini quando si avvicina il Natale. C’è quel pensiero ricorrente che ronza nella testa, che ricorda che tra 38 giorni c’è San Siro con
Perché, sostanzialmente, cosa te ne fai di un blog, se poi ci scrivi una volta al mese, e per di più solo cazzate? E allora diamoci un taglio, e scriviamoci di più, tipo ora. Ma pur sempre cazzate, ovvio.
Alla voce gossip, inoltre, vorrei avvisare tutti ma proprio tutti tutti che Samuel e Federica si sono irrimediabilmente mollati. E voi vi chiederete, chi cazzo sono Samuel e Federica? Ebbene, costoro sono il perfetto connubio tra le tre differenti ma neanche poi tanto scuole di pensiero che rispondono al nome di technolesi, technofolli, e skin. Entrambi classe ’89 o giù di lì, sempre in giro con i jeans più attillati ch’io abbia mai visto, alti due metri e mezzo in due, alternavano sigarette a sputi per terra con un tempismo invidiabile, capelli rasati lui, capelli da ragazza troppo yeah simil-frangetta lei, bulli che di più non si può, tutto il paese sapeva della loro storia grazie alle scritte che campeggiavano e campeggiano tutt’ora sui muri della stazione del nostro paese, nonché in sala d’attesa, nonché nel sottopassaggio, e cosi via, le quali recitano cose tipo:
Samu e Ika insieme x sempre
Ika sei la mia vita
Samu T.A.T.
Samu e Ika 3msc
E poi, siccome tutte le belle cose hanno una fine, anche la loro fantastica storia che durava da tipo quest’estate, è volta al termine. Fonti sicure (mamma di Ale) raccontano di una nuova fiamma per il nostro Skin alto 1.50, questa volta bionda, e con mezza testa rasata. Bah.
Poi, in fine, vorrei utilizzare questo blog per una cosa seria, una volta tanto. Vorrei spargere la voce riguardo al casting del nostro prossimo video gangsta-rap (avevo detto una cosa seria, cazzo). È da tempo che ne parliamo io e i miei amici, e ora sembra che sia giunto il momento di mettere in pratica le varie idee che ci sono venute in mente durante tutti questi anni. Il video che vogliamo girare sarà una sorta di via di mezzo tra Still D.R.E e Candy Shop, e avrà come location ovviamente None, nostro paese natale. Al posto delle Cadillac ci sarà una Panda Natural Power color turchese, Cosmo dice che un modo per farla saltare come quella di Snoop Dogg lo si trova, e con la quale gireremo per qualche secondo per il paese con i finestrini abbassati e la musica rap ad altissimo volume. Nel farlo, passeremo davanti all’anfi (ovvero, l’anfiteatro di None, luogo frequentato dalla paccottiglia truzza del nostro paese) sparando con le pistole fuori dai finestrini inclinate di 45°, perché le cose o si fanno bene o non si fanno. Il resto del gangsta-rap video, poi, si svolgerà all’interno di un’abitazione non ancora ben definita (stiamo vagliando le varie ipotesi, la gente fa la fila per avere la propria casa all’interno del nostro gangsta-rap video, ovvio), e avrà come protagoniste varie ragazze ancora da scegliere, tutte seminude, ovviamente, per le quali sto appunto proponendo il casting. Per la parte nella vasca da bagno con il cioccolato fondente al posto dell’acqua è già stata selezionata Sosti, che si dice entusiasta di aver finalmente la possibilità di rendersi visibile al grande pubblico che questa faraoinica impresa attirerà. Stiamo inoltre cercando un’orefice che ci faccia orologi e catene pesantissime, di quelle bling-bling col ciondolo che gira come i cerchi in lega dell’Hummer yo nigga di Xzibit mentre il rapper della situazione ripete all’infinito le parole yes sir, yeah, e yo nigga, non so se avete presente. Poi ci sarebbe anche il dettaglio dei denti tempestati di diamanti e platino, ma a quel punto il budget inizierebbe a scarseggiare, quindi Ale proponeva giusto questa sera di applicare un po' di carta stagnola attorno ai denti, e tagliare corto.
Quindi, sostanzialmente, fateci un pensierino e scrivetemi, perché la prossima stella dell’hip-hop potrebbe essere una di voi.
YO.
Il sottoscritto, per concludere in bellezza, è inoltre andato in pizzeria (pizza con uovo, patatine e salsiccia, incommensurabile) con SostieneMartina, AtipiCoz, e tali Giovanni e Ale Mandazza a.k.a. Mandarancio (compagno di vecchia data e di vari concerti). Con quest'ultimo ha programmato in parte la giornata del 14 giugno, giorno in cui starà in zona mixer per non rischiare la vita, assistendo al concerto più bello della sua vita.

L’autore di questo blog, poi, è lieto di comunicarvi che grazie a lui (e ai soldi dei parenti, tanti, che piovono giù che è un piacere dalle parti del 24 marzo) gli Utah Jazz vinceranno entro poche settimane il titolo NBA, e che Jack Shephard, John Locke, e tutti gli altri dell’isola di Lost, forse è la volta buona che riescono a trovare la strada di casa. Via Domus. Tutto grazie all'autore di questo blog. E ai soldi dei parenti.


Ma poteva andare peggio, comunque. Poteva piovere. Consoliamoci quindi con il video dei nostro beniamini.
Wind in my hair, I feel part of everywhere
underneath my being is a road that disappeared
late at night I hear the trees
they're singing with the dead
overhead...
Leave it to me as I find a way to be
consider me a satelite for ever orbiting
I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed...
In ritardo di qualche mesetto, perché se mi piace un film di solito non aspetto di rischiare di non poterlo più vedere al cinema perché ritirato dalle sale, oggi ho visto quel gran film che risponde al nome di Into The Wild. Ho aspettato, e aspettato, e aspettato, poi ho capito che con gli amici non lo si andava a vedere, e allora, in compagnia di persone fidate con le quali è sempre un piacere discorrere del perché intrinseco di una certa inquadratura e/o di una certa battuta che a tutti gli altri (ma proprio tutti eh…) non direbbero niente, perché, effettivamente, non vogliono dire niente, sono andato al cinema, saltando deliberatamente il lettorato di Inglese. E il film m’è piaciuto. E anche parecchio. Anzi, di più di parecchio. Partendo dal presupposto che è un mese che ascolto e riascolto le canzoni del già frontman dei Pearl Jam Eddie Vedder, e che ogni volta che sentivo la sua voce e/o la sua chitarra acustica durante la proiezione, esclamavo le parole questa è spettacolare, questa è bellissima e che figata, ecco, partendo da quel presupposto, l’ho trovato un film veramente ammazzante, ma proprio tanto tanto. Nel senso che, voi m’insegnate, quant’è bello vedere un ragazzo che si stupisce della bontà di una mela del cazzo parlandole assieme e elogiandola, dandole addirittura un nome? Questo ragazzo che capisce che non è più cosa, che brucia soldi, carta di credito, carta d’identità, con lo zaino in spalla prende e parte, on the road, verso l’Alaska. Ma, ovvio, non è questo il punto. Perché attorniato come sono in questo momento da TV al plasma della Samsung, computer, iPod e cellulare, non me lo sogno neanche di dire la frase “che bello che sarebbe”, perché, sempre ovvio, avrei solo da prendere e partire (e dopo mezz’ora di passeggiata con lo zaino della Burton in spalle, tornare mestamente a casa). Quello che voglio dire io è che, di solito, un film lo giudico in base alle emozioni che mi fa provare mentre sono seduto in sala. Voglio dire, a me, Il Signore Degli Anelli non dice niente, perché non me ne frega poi molto di elfi con l’arco, di mostri, di hobbit, di torri, e di, più in generale, anelli. Questo film, invece, è riuscito a farmi stare col magone da una decina d’ore a questa parte. Perché va bene che ti deve far provare emozioni, ma Sean Penn ha esagerato. E l’ha fatto talmente bene, ma talmente talmente bene, che io per questo film non posso far altro che stravedere. Bene anzi benissimo fino a un quarto d’ora dalla fine, poi sono crollato nello sconforto più totale, con la signora davanti a me che tirava (giustamente) fuori il fazzoletto, e io che nonostante sapessi che prima o poi la storia sarebbe dovuta andare a sud (perché lo si sapeva che sarebbe finita male), mi buttavo giù, conscio che alla fin fine si, doveva proprio finire male, purtroppo. Ed è finita male. Malissimo. E c’è stato quel secondo lì, quando ho capito com’è che sarebbero andate le cose a Christopher, quando l'ha capito anche lui insomma, che ho ripensato alle lezioni di Storia e Critica del Cinema della Simonigh, e al concetto d’identificazione, di quando lo spettatore condivide con il protagonista i valori, i punti di vista, e anche un po’ le esperienze, anche se le si vede solo sul grande schermo. E pensavo che questo film m’ha fatto provare tante di quelle esperienze, che mi è venuto in mente che io, forse, non ne ho provate e non ne proverò mai abbastanza. Ecco tutto.
“Happiness is not real if it is not shared”
Poi, tra le altre cose, vi farà piacere sapere, arditi lettori, che la scorsa settimana sono stati in Italia i Santi Santissimi KoRn. Che voi conoscerete bene (ma anche no) per hit scalaclassifiche quali Faget, Here to Stay e Got The Life (lo so, ne avete altre trenta-barra-quaranta in testa, ma non le posso nominare tutte). Ebbene, freschi freschi del nuovo album (una merda colossale che io non ho neanche comprato, dopo averlo scaricato illegalmente e ascoltato due-volte-due, cosa non da me proprio), sono stati in Italia per due date, rispettivamente Pordenone e Milano. E io mica c’ero a questi concerti, come a dire, mi sono perso un concerto del Bitch We Got A Problem! Tour. E neanche mi spiace poi molto, devo dire. Contrariamente a quello che potrebbe pensare qualcuno. Voglio dire: loro, se non contiamo VendettaRed (???), Puddle of Mudd e Trust Company (...), che quel giorno in cui li vidi a Reggio Emilia suonarono dalle cinque di pomeriggio alle nove e mezza di sera, facendo di fatto da apripista (con il cantante dei Puddle che dopo il lancio di bottiglie d'acqua nei suoi confronti da parte dei fans, decretava "non devo essere molto amato dai fans italiani", in un americano con un you know ogni due parole), sono stati, sostanzialmente, il mio primo concerto, nonché uno dei concerti che ancora oggi reputo uno dei più belli della mia vita. Ero un giovane sbarbatello (leggi anche stupido sedicenne che si metteva ai piedi Adidas e Puma perché le sponsorizzavano loro e i LimpBizkit) che li idolatrava e che aveva tutti i loro CD originali, e che vedeva in loro la versione moderna di quei grupponi rock di tanti anni fà, di quando ai concerti c’andava mio padre. Ebbene, imbeccato costantemente dal Cosmo (che per l’occasione mi avrebbe accompagnato) avevo una mezza idea di andare a vederli in quel del DatchForum. Costava anche poco (i 32 euri del biglietto, rapportati alla grandezza dell’artista, al prezzo degli altri concerti di oggidì, e ai prezzi del passato, non erano neanche tanti), ma, fondamentalmente, non avevo voglia di sbattermi fino a Milano per andare a vederli, i KoRn. Che detto da uno che è andato appunto fino a Reggio Emilia per lo stesso gruppo, non è proprio coerente al massimo. Ma, voi m’insegnate, David Silveria s’è messo a fare il modello per CK, Head ha trovato Dio (roba che neanche Legrottaglie) e allora ho lasciato perdere. Sbattermi per vedere un Johnatan Davis obeso anziché no, un Fieldy con i capelli lunghi e lisci (si, Fieldy con i capelli lunghi e lisci) e un Munky che, fondamentalmente, non m’ha mai detto molto, non era il massimo. Cosa voglio dire con questo? Non lo so, ma qualunque cosa voglia dire il mio rifiuto di due ore di macchina per vedere un gruppo con il quale sono cresciuto e per il quale una volta avrei fatto i chilometri fino al palazzetto a piedi, beh, fa pensare. Quindi pensate. Ecco.
In ogni caso, io pensavo di andare ad un concerto per depressi quest'estate. Mi stavo già preparado psicologicamente. E invece questi che fanno? Ridono! Capito??? Ridono!!! Voi l'avete mai visto Thom Yorke ridere?
E il Sangone (cioè noi) vinse anche il derby di ritorno. Partita che sapevamo di poter (e dover) vincere, e così è stato. Alla fine è sempre una gioia battere i cugini, perchè, alla fin fine, li si conosce tutti. Chi perché amico del campetto, chi perché amico da una vita, chi perché non lo si può vedere (vedi il coach fascista con la foto del Duce come sfondo del cellulare…). E quindi ora si è terzi, e la prossima partita è lo scontro diretto che ci fa passare ai play-offs, o, se ci va male, che ci fa rimanere bellamente a casa.
Alessandro Marrese a.k.a. Marrabbio a.k.a. Marramarrabs, voto 8,5: entra in campo alla palla a due, e, pronti via, segna tutto quello che gli capita fra le mani. Dall’angolo, in entrata, da due, da tre, in jump-shot dalla media, alla fine è talmente gasato che torna in difesa ballando. Poi si calma è gioca normalmente, sempre che si possa definire normale il suo stile di gioco.
Alberto Alessio a.k.a. Klasse Albo, voto 8: l’ala dalla bionda capigliatura, fresco di nuovo soprannome (in onore di Klasse Dirk) non delude i parenti tutti, che in massa sono accorsi alla Hesperia Arena per essere deliziati dalle sue giocate d’alta classe. Alla fine fa anche il tassista. Una colonna.
Daniele Epifani, voto 7: gioca poco, vorrebbe fare qualcosa di più, ma il numero dei giocatori e i minuti di gioco sono quello che sono. Prestazione tutt’altro che da buttare, peccato solo per qualche palla persa da imputare oltre che a lui e a Mauro, anche e soprattutto ad una superficialità che affiora quando si sente di aver già vinto la partita.
Paolo “Dan” Marino, voto 7,5: gli avversari hanno un lungo, ma l’impresione che si ha, e che esso non pesi neanche la metà del nostro Dan Marino. Sprazzi di grande basket in qualche occasione, ma lui si limita a fare il minimo necessario, conscio di poter dare il meglio come e quando vuole. Un gigante tra i bambini.
Francesco Andreetto, voto 7,5: il muratore slavo gioca, bene, e anche parecchio. Sia benedetto il coach che lo mette in campo e lo fa giocare, salvaguardando così le orecchie dei panchinari, che altrimenti dovrebbero sorbirsi lo sbraitare del playmaker indirizzato ai compagni in campo.
Enrico Cutri, voto 7: rinfrancato dalla presenza del padre e della ragazza, gioca una signora partita e dà quei minuti di qualità alla squadra che fanno sempre comodo al risultato finale. Pare aver capito l’ottimale grado di piegamento delle ginocchia, e le sue quotazioni sono in salita. Diciamo che sono al 70%.
Luca DiVita, voto 7: alla fine neanche oggi segna da tre di tabella. Ci prova più di una volta, ma niente da fare. Il fatto che possa permettersi di provare, comunque, è tutto dire. E poi il sette se lo merita tutto, per il gioco espresso in campo (comunque buono), e per le fasce per capelli che cambiano di volta in volta (e che, a dirla tutta, sarebbero le maniche delle sue magliette)
Michele Grimaldi, voto 7: fa andare su tutte le furie Van Mioleen quando, sul finire di partita, dà agli avversari la possibilità (mal sfruttata) di riaprire la partita, disinteressandosi della palla e curandosi solo delle sue…palle, per l’occasione prese a ginocchiate dagli avversari. A parte questo, solita buona prestazione, sia in attacco che in difesa, nonostante giocasse con l’handicap dell’air delle sue nike malfunzionante (…).
Mauro a.k.a. Deal the Dihlyo, voto 6: gioca ad una costante via di mezzo tra svogliato e spensierato, il suo stile da playground non va d’amore e d’accordo con l’atmosfera del campionato, ma i suoi yeeeeaaaahhhh!!!! risuonano in tutta la palestra ad ogni canestro dei suoi compagni.
Davide Armaroli, voto 6,5 (ma secondo Albo ci sta un 7 politico): partendo dal presupposto che la difesa a zona lui la sopporta come la sabbia a letto, entra in campo e perde subito quei due palloni che non guastano mai. Poi si riprende. Imbecca un paio di volte i lunghi e cerca di portare palla come gli si chiede. Recupererebbe anche qualche pallone in difesa se l’arbitro fischiasse un paio di rimesse laterali in modo corretto. (Per la frase della serata riguardante lui, andare al fondo delle pagelle)
Tiziano Santomauro ak.a. Jay T(izzy) a.k.a. Tizzy Cash a.k.a. GreatesTizz, voto 8: grande partita del napoletano, che sente la rivalità con gli amici del campetto, e sbaglia poco o niente. Gioca da centro, da ala, un paio di volte porta addirittura palla. Poi torna in panchina e inizia a dire cazzate con i compagni. Qui ci starebbe un freestyle.
Coach D’Agostino, voto 7,5: vince di gran lunga il confronto con il coach avversario. Mentre il fascio è chiuso negli spogliatoi a gridare verso i poveretti che fino a cinque secondi prima erano nel nostro spogliatoio a ridere e scherzare, lui si gode meritatamente la vittoria dei suoi. E, ci scommetto, la partita doveva ancora finire che lui stava già pensando al Carignano.
Arbitraggio, voto 8: un arbitraggio d’altri tempi. Un paio di errori e nient’altro, Mr. Bono (non Vox, non è il cantante degli U2) è di gran lunga il miglior arbitro dell’intero campionato. Del secondo arbitro niente da dire, anche perché ci si è accorti di lui solo durante il riconoscimento.
(io in campo faccio un paio di cazzate e perdo palla malamente)
Michele: “dai Davide…devi credere più in te stesso”
Tutti: “…...” (silenzio)
Mauro: “Michele…MA VAFFANCULO!”
La prossima è lo spareggio porcabbastarda!!! (cit.)
Siete tutti invitati alla G.S. Sangone Arena,
si parla di Johnnie Mastafive che mette musica…
14.3.’08, G.S. Sangone Nichelino - Carignano
Fantastica prestazione dei Casile Boys, che piazzano la terza vittoria consecutiva e vedono il terzo posto a portata di mano, assaporando già l’atmosfera da play-offs che sembra fatta su misura per loro. Prestazione di carattere, nonostante un paio di defezioni importanti, i nostri eroi riescono a portare a casa il risultato, caricandosi così di ottimi propositi in vista delle due ultime partite di campionato.
Alberto Alessio, voto 6,5: buona gara del biondo prodotto della Coop. Viene da dire “solita roba”, ormai c’ha abituati bene, fa notizia quando la prestazione non è all’altezza, e non viceversa.
Alessandro Marrese, voto 7,5: acciaccato, (chi è quel bastardo che gli fa le vecchie in allenamento, lo voglio proprio sapere), non in formissima, chiude la partita spruzzandosi il ghiaccio sul ginocchio, e nonostante questo si carica la squadra sulle spalle quando a cinque minuti dalla fine gli avversari rimontano fino al -4, aggiudicandosi il titolo di co-MVP.
Mark Van Mioleen, voto 7: questa volta s’è risparmiato, solo tre stoppate per lui (una delle quali manda il pallone nella rete da calcio, facendo gridare “gol” alla panchina amica…), e partita finita malamente, con un infortunio. Poi tenta di rientrare in campo, ma il ginocchio duole. E così si deve accontentare di vedere il finale da seduto. In ogni caso, bene anziché no.
Davide Armaroli, voto 7,5: galvanizzato dall’extra-minutaggio concessogli da coach D’Agostino, è autore di un’ottima prestazione sia sul piano delle statistiche, che su quello della condotta di gara. Alla fine, dopo i suoi ultimi due liberi (5/6 dalla lunetta, con libero a tabella prontamente dedicato a Luca direttamente dal campo) si sente qualcuno gridare mamma butta la pasta. Ah, e s’è pure beccato i complimenti della ragazza di Marramarrabs, mica cazzi.
Giancarlo Bertossi, voto 6: mai completamente in partita, nei suoi movimenti non c’è la cattiveria agonistica che solitamente lo contraddistingue. Come ciliegina sulla torta, chiede di essere sostituito, complice anche la cattiva prestazione dell’intera squadra, che ovviamente lo infastidisce.
Francesco Andreetto, voto 6: opaca prestazione del “muratore slavo”, che a parte un buzzer-beat a fine primo quarto, non riesce a soddisfare appieno le aspettative dei parenti accorsi all’arena per assistere alle sue gesta. Si rifarà.
Mauro Bottoni, voto 6: condizioni sempre non al top, forse ha già la testa ai freestyles che farà alla festa di compleanno di Double S, e con i quali, si sa, non dovrà sfigurare al cospetto di Tizzy Cash. Alla fine non lascia il segno, ma qualche partita da qui alla fine della stagione per cercare di farlo, c’è ancora.
Michele Grimaldi, voto 7-: prestazione tutt’altro che da buttare della guardia da Nichelino. A parte un errore in contropiede, poche sbavature e molte buone scelte.
Luca Di Vita, voto 6: lieve miglioramento rispetto alle prestazioni precedenti. Non gioca da MVP, ma neanche da ultima scelta. Inizialmente i compagni della panchina, vedendo il suo inizio zoppicante, avevano pensato che non si fosse “preparato a dovere”. Ovviamente non era vero.
Daniele Epifani, voto 7: pare aver capito il ruolo che ha in questa squadra, e ora sembra inizi ad adattarcisi. Altra buona serata per lui, che pur senza strafare, non commette errori, e anzi dà un buon contributo alla causa per la vittoria finale.
Tiziano Santomauro, voto 8: rimarrà negli annali la faccia che fa dopo un fallo subito e non fischiato mentre andava a concludere con un appoggio al tabellone facile, e che gli è valsa il soprannome di Robocop. In panchina i compagni di squadra prima sperano che non si metta a pestare a sangue l’intera squadra avversaria, e poi scoppiano a ridere sollevati. Mette i jump-shot dai cinque metri e sbaglia i lay-up comodi comodi, ma, scusate se è poco, alla fine mette a referto 25 punti con il 100% dalla lunetta. Co-MVP con Marrabbio.
Coach Rocco D’agostino, voto 10+: l’unico coach al mondo che prima non sbaglia un colpo dalla panchina (a parte quei dieci secondi con Luca da centro), e poi si compra il
Arbitraggio, voto 6,5: l’alieno, sosia di Mario Giordano (ex direttore di Studio Aperto) sta diventando un mito. Sbaglia l’assegnazione dei falli, fa battere prima i liberi normali di quelli del fallo tecnico, è preso in giro da tutti, prova a fare la voce grossa ma è il primo a non crederci manco per il cazzo. Per una volta, per fortuna, il suo arbitraggio non è stato quello a cui ci aveva abituati. Che poi, poveraccio, va anche capito.
Ecco. Poi, dopo la partita, subito dopo il solito double cheese (che come direbbe l'avvocato, "è più scontato della discomusic italiana anni '80, ci manca solo Dan Arrow e poi siamo a posto") siamo andati a questa cosa quì (vedere immagine a sinistra, nonchè la foto da me medesimo scattata che sta dirimpetto a voi, sottostante queste due cazzate che sto scrivendo). Questa cosa quì sarebbe il compleanno di DJ Double S, ovvero un’occasione come un’altra per vedere tanti di quei rapper italiani dei quali, tu giuovane lettore alla moda di questo blog avrai intere discografie, nonché collezioni di CDs, vinili, e mixtapes. Il posto era lo Chalet, che, voi m'insegnate, è un posto fighetto pieno di gente fighetta. Ma non per l'occasione. E, fondamentalmente (a parte qualche defezione inattesa, vedi Ensi), c'era parecchia gente. Che poi la cosa sia degenerata, e che siano finiti a fare freestyle Livio della Funk Famiglia e un tot di altra gente che guarda che veramente (ma in senso non proprio positivo) è un altro discorso. A me basta aver sentito il coro "Psyko Killa! Psyko Killa!", con lui che prima cercava di cantare, ma non ce la faceva, e poi gettava fazzoletti sui piatti mentre MastaFive si chiedeva chi cazzo fosse a rompere.
E niente. Farsi offrire i drink dal tuo coach è un vero piacere, un pò come i Condorelli (citazione d'alta classe, saranno in pochi ad averla colta). Alla pari della faccia estasiata di Daniele che sente Rula degli atpc, il suo idolo di una vita, cantare Fire. Ok, diciamo che non lo può proprio vedere, però era bello citarlo. Peccato solo per il freestyle di Tizy. In pratica ho sentito che c'era Double S pronto con la base e Next-One già pronto a girare sulla schiena. Però all'ultimo LeftSide non se l'è sentita, perchè sapeva di perdere nel faccia a faccia, e di fare brutta figura. E quindi, cari miei, questa è la prova che non ce n'è. Sangone Rulez anche nel mondo dell'hip-hop. Prossimamente un video alla Spitty Cash, promesso. Peace. Yo. Yeah ("quando ti guardi intorno, vedi i bambini poveri...ma ditemi cosa vedete quando li guardate neli ochi"...UN MITO!)
Partita emozionante (seeeee) e vivace (ma quando?), nella quale i nostri eroi hanno dato tutto quello che avevano, non nel tentativo di vincere il match e portare a casa i punti della vittoria, ma cercando di distinguere le linee del campo dal resto della palestra, e, soprattutto, cercando di resistere alla temperatura polare che l’ambiente gli aveva riservato, in barba a chi, visto il nome degli avversari, si aspettava un clima esotico.
Tizio Santomauro 7,5: il centro partenopeo è un concentrato di determinazione e concentrazione che come una bomba ad orologeria esplode quando l’arbitro alza la palla a due. Chiamato spesso in causa sotto canestro per via della mancanza di Dan Marino e Genk Bertossi (peraltro presentatosi al palazzetto a partita iniziata in completo Moncalieri -come dire, stiloso anziché no-), non delude, e fa la sua (fondamentale) parte.
Ale Marrese, 8: una partita da Marrabbio per tre quarti e mezzo, come dire, ordinaria amministrazione. Poi decide che deve vincere la partita, e infila una bomba e due jump-shot che tagliano le gambe agli avversari. MVP.
Mark Van Mioleen, 8: cinque escursioni in elicottero con le quali cancella col gommone i tentativi di tiro degli avversari lo fanno diventare l’idolo della panchina, che gli attesta il titolo di Levriero, per come torna in difesa a lunghe falcate tutto galvanizzato dopo aver rimandato a settembre il 17 avversario.
Davide Armaroli, N.C.: ecco, bene eh, ma non benissimissimo. Come dire, potevi startene a casa, che evitavi di farti portare a casa dopo la partita. Pronti via, scende in campo, ed è già in debito d’ossigeno. D’altronde per lui è un momento difficile, nella notte, ai Grammy Awards, Echoes, Silence, Patience And Grace dei Foo Fighters ha battuto Magic di Springsteen, e lui ne risente emotivamente. Ecco, come dire, bene eh. Ma non benissimo.
Cesco Andreetto 7,5: diligente, determinato, per fortuna dei suoi compagni seduti in panchina gioca parecchi minuti, evitando ad essi i soliti “FORTE DIFESA!”, “E QUELLO CHI LO MARCA!!!”, “TORNIAMO PORCA P******!”, “PORCO ***, E QUESTO???”.
Enrico Cutri, 6,5: ottima prestazione per il prodotto del vivaio Don Bosco, che nonostante questo non è completamente contento della propria prova, e anzi la smonta con un perentorio “ho giocato di merda”. Ma è normale giocare di merda, quando si è al 50% (a buon intenditore poche parole).
Daniele Epifani, 8: il vero MVP della partita, se non fosse che Marramarrabs ha messo i canestri decisivi, sarebbe lui. L’uomo che mette insieme il fascino di Alessandro Cattelan è lo stile rude di Baron Davis, gioca una signora partita, e si becca i complimenti dei compagni, più che meritati. All’inizio della stagione scrivevo “aspettando Epifani”. Ecco, ora Epifani è arrivato.
Luca Di Vita, N.C.: pochi minuti in campo gli fanno guadagnare un più che meritato N.C.. Ma lui in campo è come se ci fosse, perché quando Daniele segnando fa il segno del Ganja Power, in esso c’è tutto il Di Vita che noi ben conosciamo. Come direbbe lui, Adesione!.
Alberto Alessio, 7,5: si becca i pugni e i calci del 17 avversario, e quando gli si chiede come sta, lui fa finta di niente dicendo di non essersi accorto d’aver subito fallo. Inoltre richiede a gran voce le pagelle, conscio forse del fatto che la sua partita è stata ottima, come le altre, del resto. Votato inoltre il più figo della squadra dai compagni della panchina mentre lui era in campo. Così, a titolo informativo.
Michele Grimaldi 7,5: in ripresa già da tempo, si mette le mutande di Basile per giocare meglio, e riesce a passare sopra ai suoi vecchi difetti che ogni tanto lo fanno incappare in opache prestazioni. In campo fin dal primo minuto, deciso e concentrato, buonissima partita per il Michael Titor del G.S. Sangone.
Mauro Bottoni, 6,5: le scarse condizioni fisiche non gli permettono le giocate da playground alle quali ci aveva da tempo abituato, e il “c’ho provato” con il quale va a risedersi in panchina, è chiaro sintomo di una condizione non al top che purtroppo si porta dietro da tempo. Arriveranno tempi migliori.
Coach Rocco D’Agostino, voto 7,5: Buona prova in panchina per il coach della Coop, gestisce bene le risorse della panchina e azzecca i cambi che gli danno la vittoria. Si vocifera di un diverbio tra LeBron James e il suo coach, tale Mike Brown, durante il quale il fenomeno statunitense apostrofava il suo allenatore dicendogli chiaramente “ma quale Ettore Messina come assistant coach! I want D’Agostino! It’s D’Agostino time!”.
Arbitraggio, 2,5 di NON stima: l’uomo (e con uomo intendo dire oompa-loompa) che riesce a dare quattro falli in un minuto, tutti a favore della squadra in svantaggio, facendole raggiungere, guarda caso, il bonus, e mandandola così in lunetta ad ogni fallo successivo. E nei momenti decisivi della partita, quando il punteggio è ancora in bilico. Sta volta gli è andata male, perché abbiamo vinto noi. Però certe cose fanno incazzare.
Ci sono quei momenti, nella vita di ognuno di noi, in cui si sente di aver chiuso un cerchio, un ciclo, o qualsiasi altra cosa che stia bene in un detto o frase fatta, che voglia esprimere quel senso lì che spero vivamente voi abbiate capito. Ecco, l’altra sera è successo che s’è chiuso un ciclo, o un cerchio, o quello che volete voi: (rullo di tamburi, sale la tensione, tutti voi volete sapere cosa sarà mai successo di tanto importante) ho guardato l’ultima puntata dell’ultimo DVD dell’ultimo cofanetto di X-Files. The Truth, la fine della nona nonché ultima stagione del telefilm che seguo da qualcosa come tredici o quattordici anni. Il finale col botto, con il ritorno di Mulder dopo una stagione passata in giro per il mondo in cerca della verità, nel tentativo di non essere trovato dai colonizzatori alieni. Io me lo ricordo, quando, alle elementari, andavo a scuola e con i miei amici ricostruivo le puntate che avevano trasmesso la sera prima su Italia1. L’ho seguito tutto, ‘sto telefilm. Da piccolo avevo questo tesserino dell’FBI fatto da me, copiato pari pari da quelli che si vedono nella sigla, con la foto di Fox Mulder da una parte, e Dana Scully dall’altra (double face, un genio proprio), prese entrambe da TV Sorrisi e Canzoni. Ero fissato con gli UFO, e avevo eretto Fox Mulder a idolo insieme ad altri pochi eletti. Nove stagioni di telefilm, cioè, voglio dire, nove stagioni. Mica cazzi. E poi l’ultima puntata, quella trasmessa, mi ricordo benissimo, la sera in cui